Forse è un eccesso di ottimismo. Ma di certo fa riflettere che, mentre il Pd continua a respingere qualsiasi mediazione sulla decadenza di Silvio Berlusconi, due colombe del Pdl, per inciso esponenti di spicco del governo, descrivano scenari tutt’altro che foschi. «Al Pd noi abbiamo chiesto una cosa molto chiara - spiega, intervistato dal Tg1 , il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi - e cioè di non pensare al voto sulla decadenza del presidente come alla conclusione della perenne guerra che da venti anni si svolge contro il nemico Silvio Berlusconi. Gli abbiamo chiesto di entrare nel merito e di vedere le carte e si accorgeranno che la legge Severino non può essere retroattiva e quindi voteranno come noi contro la decadenza di Berlusconi». Anche se subito aggiunge che il ricorso alla Corte Costituzionale è «forse la strada migliore da seguire». Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda il collega, ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello. «Dal Pd sulla questione della decadenza di Silvio Berlusconi arrivano segnali contraddittori - dice ai microfoni del Tg4 - che sono anche riflesso di una dialettica interna ma io voglio prendere quel che di buono c’è nel dibattito». «Anche in posizioni come quella di Epifani - sottolinea - non si nega il diritto di Berlusconi di difendersi anche in virtù di una normativa che viene applicata per la prima volta. Noi non chiediamo un trattamento particolare, chiediamo che vengano riconosciuti i diritti che verrebbero riconosciuti ad altri senatori. Poiché questo non è stato negato io credo che si possa essere moderatamente ottimisti». Insomma, l’idea lanciata da Luciano Violante di ricorrere alla Corte Costituzionale perché si esprima sul nodo della retroattività della legge Severino sarà anche, come spiegano diversi esponenti del Pd, una «posizione personale». Ma l’impressione è che possa essere la soluzione migliore per prendere tempo e mettere per un po’ il governo al riparo da ulteriori turbolenze. A questo punto la domanda è inevitabile: cosa succederà il 9 settembre nella Giunta per le elezioni del Senato? L’impressione è che non sarà quello il «giorno del giudizio» per il Cavaliere. Anzi, con tutta probabilità il Pdl cercherà in tutti i modi di rallentare l’iter per arrivare più tardi possibile al momento decisivo: il voto segreto nell’Aula di Palazzo Madama. Gli schieramenti sono già definiti. Sulla carta sono 14 i voti a favore della decadenza (Pd, M5S, Sel e Scelta civica), 9 quelli contrari (Pdl, Lega, Gal e Psi). La notizia non è incoraggiante per quanto riguarda il futuro, ma lo è per il presente visto che, a meno di sorprese, il 9 settembre i 14 «antiberlusconiani» bocceranno la relazione del senatore Pdl Andrea Augello. A quel punto bisognerà nominare un nuovo relatore e si aprirà la procedura di contestazione. Questo significa che bisognerà convocare una nuova udienza pubblica con annesso slittamento del voto. Ma non è escluso che, dopo l’intervento del relatore, qualche senatore azzurro possa chiedere di adottare il parere pro veritate di costituzionalisti e giuristi di fama. Che vuol dire altre sedute e altro tempo utile a disposizione in attesa dell’uscita delle motivazioni della sentenza della Cassazione su Mediaset. Ma soprattutto qualche margine in più di trattativa per un atto di pacificazione nei confronti del leader pidiellino. E c’è chi assicura che, contestualmente al ricorso alla Consulta, verrà presentato un altro alla Corte europea dei diritti dell’uomo che ha sede a Strasburgo. Gli strumenti per ritardare la decisione quindi non mancano. Ed è questa, al momento, l’unica arma nelle mani degli uomini del Cavaliere. Un’arma decisiva. Sotto molti aspetti. Come spiega all’ Adnkronos Lamberto Dini: «In questo momento la priorità è evitare la crisi di governo. Se questo è l’obiettivo, guadagnare tempo è essenziale. Avere sei mesi-un anno di tempo in più è importantissimo per mettere l’Italia al riparo dalle speculazioni finanziarie. Talvolta, in politica, guadagnare tempo è una variabile importantissima che può fare la differenza. La questione della decadenza di Berlusconi è solo uno degli aspetti sul tappeto». «Ci sono cose più rilevanti e urgenti in ballo come l’Imu, l’Iva la legge elettorale... - aggiunge - La stabilità del governo e della maggioranza sono essenziali. Come principale forza di maggioranza, il Pd è pienamente coinvolto e allora potrebbe non ostacolare il ricorso alla Corte Costituzionale. Dopodiché se le norme sono applicabili, a Berlusconi non resterà che prendere atto e ritirarsi in buon ordine, altrimenti il Cavaliere potrà restare in Parlamento».
Ma le colombe insistono Alla fine voteranno con noi
Lupi e Quagliariello si mostrano ottimisti La strategia è cercare di prendere tempo