La guerra di Arcore si consuma il giorno dopo il vertice con Berlusconi. A scatenarla è Daniela Santanché – sempre un passo e un tono avanti a tutti – che ha tradotto il risultato della riunione con un perentorio «abbiamo vinto noi falchi, facciamo cadere il governo». Stilando anche la «black list» dei «troppo buoni», le «colombe» colpevoli di cercare una mediazione con il Pd e con il governo: da Cicchitto a Schifani a Matteoli. Dichiarazioni che fanno capire quanto di questi tempi il Pdl sia profondamente lacerato. Una divisione che neppure Berlusconi riesce più a ricompattare. Il Cavaliere, chiuso ormai a villa San Martino dal 3 agosto, osserva in silenzio, non interviene nel dibattito interno anche se il suo istinto lo spingerebbe proprio sulla linea dura, quella di Denis Verdini, Daniela Santanché e Daniele Capezzone. Se non ha ancora sposato completamente quella scelta è perché non è ancora convinto fino in fondo che sia la strada migliore. E vuole dare tempo a Enrico Letta fino al consiglio dei ministri di mercoledì che dovrà decidere su Imu e Iva per decidere se staccare la spina o restare nelle maggioranza. Intanto però continua a preparare il discorso che nei prossimi giorni vorrebbe fare in televisione. Un intervento per spiegare tutte le sue obiezioni a una sentenza «ingiusta e indecente», non degna di uno stato democratico e frutto dell’accanimento giudiziario nei suoi confronti che hanno «certi magistrati di sinistra». Ieri però è partita la controffensiva dell’ala moderata. Primi fra tutti proprio Fabrizio Cicchitto e Renato Schifani. «Davvero singolare l'intervista dell'onorevole Santanchè – ha commentato l’ex capogruppo alla Camera – in primo luogo essa contraddice il testo finale di Arcore che afferma che il partito è unito e compatto, tant’è che ieri è stato delegato il segretario del partito Alfano a parlare per tutti. Ma, al di là di questo problema di metodo, ce n'è uno più rilevante, di sostanza. L'onorevole Santanché, che è anche responsabile dell'organizzazione del partito, dichiara di esprimere le posizioni di una corrente di esso, i "falchi", i cui nominativi elenca ed elenca anche i nomi dei dissenzienti, dei non allineati, dei renitenti e degli incerti. Francamente non ci sembra che abbia scelto il momento più opportuno per fare questo elenco dei buoni, dei cattivi e dei mediocri». Infuriato anche il presidente dei senatori del Pdl: «È davvero molto grave che si provi a dividere il Pdl in buoni e cattivi, in chi è sempre e comunque con il leader Silvio Berlusconi e chi manifesta dubbi e perplessità sulla strada da percorrere. Il comunicato del segretario del Pdl Angelino Alfano, diffuso dopo la riunione di ieri, avrebbe dovuto sconsigliare l'onorevole Santanché dal fare affermazioni inopportune che possono danneggiare l'immagine unitaria del partito e rischiano, peraltro, di incidere negativamente sulle vicende che coinvolgono il presidente Berlusconi». E con i suo colleghi si schiera anche Barbara Saltamartini, deputata romana, categoria «colombe», pure lei presente sabato al vertice di Arcore: «La linea l’ha dettata il comunicato di Angelino Alfano, la corsa a dire chi ha vinto è assolutamente inopportuna. Detto questo noi del Pdl non accettiamo la scelta dei Democratici di votare la decadenza di Berlusconi a prescindere. Se così fosse non rimarremmo al governo un minuto di più. Inoltre ci sono provvedimenti come l’Imu e l’Iva sui quali non facciamo marcia indietro. Ci aspettiamo che vengano rispettati gli accordi. E su questi due punti siamo tutti d’accordo». Ma Daniela Santanché non è affatto sola a inseguire la strada del «basta essere presi in giro dal Pd e da Napolitano». Daniele Capezzone, deputato e presidente della commissione Finanze della Camera manda un messaggio preciso ai suoi colleghi dell’ala moderata: «Non vedo dove sia lo scandalo se l'amica Daniela Santanché fotografa, rispetto al passato anche recente, una articolazione e anche una differenziazione delle posizioni interne al nostro partito». Poi l’affondo sul premier e Napolitano: «Letta la deve finire di dire che noi facciamo autolesionismo, è lui che fa danno al suo partito e al governo. Ci sono due punti che non devono essere messi in discussione: l’interpretazione della legge Severino non può essere retroattiva e l’accordo su Imu e Iva deve essere rispettato. Per quanto riguarda Napolitano l’articolo 87 della Costituzione gli dà la possibilità di comminare la grazia e di commutare le pene. Alcuni mesi fa ha esercitato questo potere graziando l’agente della Cia coinvolto nell’arresti di Abu Omar. Quindi...».
L’ira dei moderati Pdl: non hanno vinto i falchi
Scontro sulla Santanché: «Frasi inopportune» Il Cav aspetta il Cdm sull’Imu e prepara il discorso tv
