Dalla guerra di Kabul a quella, politica, di Roma. Enrico Letta vola per 24 ore in Afghanistan mentre in Italia Roma rullano i tamburi di guerra del Pdl, che minaccia di dare la spallata definitiva al governo se non si troverà una via d’uscita per l’agibilità politica di Berlusconi. Il premier sbarca a Herat di primo mattino, mentre in Italia è notte fonda. L’ennesimo «consiglio di guerra di Arcore» si è concluso pochissime ore prima, con un nuovo ultimatum. Ma il messaggio che Letta consegna al Pdl, al termine del viaggio lampo in uno dei teatri di guerra più delicati del decennio, è netto: «Torno ancora più determinato nell’idea che buttare a mare tutto adesso sarebbe folle. L’autolesionismo non deve prevalere - aggiunge - io lavorerò perché prevalga il buonsenso. Buonsenso vuol dire che non bisogna andare alla crisi né alle elezioni, ma trovare le giuste soluzioni in un quadro complesso». Letta passa in rassegna le truppe italiane schierate nel grande container dell’aeroporto Herat, sulla pista un drone italiano e tre caccia, elicotteri, C130, aerei cargo. Il premier ringrazia i militari che fino al 2014 resteranno a presidiare il territorio. Poi, la missione Isaf si concluderà, ma l’Italia non lascerà «il lavoro a metà» e se si raggiungerà l’accordo con gli Usa, la Germania e la Gran Bretagna, invierà «qualche centinaia di uomini» che si dedicheranno alla formazione del personale afghano, ma «senza nessuna attività diretta sul campo». «Siete l’Italia migliore - dice Letta parlando ai soldati - anche quando il nostro Paese, come è accaduto negli ultimi anni, non ha dato una grande immagine di sè all’estero, voi avete invece rappresentato il nostro volto migliore, l’Italia che rispetta gli impegni, che mantiene la parola data». Letta ripeterà questo concetto anche prima di lasciare Kabul, con toni più forti, che ribadirà ai cronisti sul volo di ritorno. «Qui c’è l’esempio positivo dell’Italia, contro quello che è invece è il nostro peggior difetto, quello dell’autolesionismo», dice. Poche ore a Herat e poi Letta vola a Kabul, per rassicurare il presidente afghano, Hamid Karzai, che l’Italia, anche quando l’ultimo uomo avrà lasciato il paese, continuerà a fornire il suo appoggio per la costruzione di un paese democratico. Il premier si congeda dalle autorità civili e militari italiane con un messaggio che chiarirà poi meglio conversando coi cronisti in aereo. Letta punta a raffreddare gli animi, conferma i provvedimenti sul fisco entro il Consiglio dei ministri di mercoledì. E torna a rivolgersi al Pdl, perché, dice Letta rispondendo alle domande dei giornalisti, «il Pd mi pare che abbia lavorato e stia lavorando nella giusta direzione». È una follia buttare a mare tutto - ribadisce - folle aprire una crisi di governo e andare al voto anticipato». Serve invece, continua, «trovare le giuste soluzioni in un quadro complesso». La questione della decadenza di Berlusconi e le implicazioni costituzionali non «sono di competenza del presidente del Consiglio», ripete Letta. Ma una soluzione va cercata qui e ora, perché ipotizzare alleanze diverse «non è un tema sul tavolo, il tema ora è andare avanti con questa maggioranza». I margini ci sono, conclude, «ci aspetta una settimana complessa, ma sono convinto che una soluzione si troverà».
«Basta con l’autolesionismo»
Il premier al Pdl: «Sarebbe una follia buttare tutto a mare»
