«Sembra lavorino tutti per Berlusconi. Prima l’uscita di Zoggia, poi le frasi di D’Alema seguite dalla smentita d’ordinanza. Va a finire che ce la fanno davvero ad ammazzare Matteo». Sono le parole di un deputato renziano e fotografano perfettamente la tensione all’interno di un partito, il Pd, che sul tema della decadenza del Cav sta giocando una rischiosissima partita precongressuale che vede contrapposti, manco a dirlo, Enrico Letta e Matteo Renzi. Sono in tanti quelli che hanno visto nel cambio di passo del premier l’ambizione di candidarsi a Palazzo Chigi anche nella prossima corsa elettorale. Il no secco alle richieste di Berlusconi, da questo punto di vista, porterebbe a Letta due vantaggi indiscutibili: il poter accreditarsi davanti all’elettorato di sinistra come l’uomo che ha scritto la parola fine alla storia politica del Cav e far precipitare la situazione. Con conseguente voto anticipato nell’autunno del 2013 e rinvio di congresso e primarie a dopo le urne. Una strategia che sbarrerebbe la strada a Renzi e che, se fino a qualche giorno fa era una semplice suggestione, ieri ha trovato conferma ufficiale nelle parole di Davide Zoggia, responsabile organizzazione del partito: «Un’eventuale crisi di governo avrebbe inevitabili riflessi anche sul cammino congressuale del Partito democratico - ha detto Zoggia a Omnibus - tanto che invece di un segretario si potrebbe dover scegliere un candidato premier e, se i tempi saranno stretti, magari senza primarie. Enrico Letta potrebbe essere in ottima posizione per concorrere a succedere a se stesso». «Tutto è rimandato alla prossima assemblea nazionale del 20-21 settembre - conclude Zoggia - credo che per quella data la situazione politica sarà molto più chiara». Le parole del deputato mandano su tutte le furie i renziani. Il primo a replicare è Dario Nardella: «Stavolta si è superato il limite del buonsenso» attacca. «Idee così autoritarie e autoreferenziali - continua - se non smentite potrebbero innescare una spirale suicida per il Partito democratico». Ancora più esplicito Michele Anzaldi: «Epifani chiarisca subito: le primarie non si toccano, altrimenti non c’è più il Pd e si regalano le prossime elezioni a Grillo e Berlusconi». Fin qui le reazioni ufficiali. Ma sono tanti altri i «rimbrotti» che i renziani fanno a Zoggia a microfoni spenti: «Le sue parole - attacca un altro deputato - non aiutano neanche Letta. Che senso ha dire che nell’assemblea del 21 sarà tutto più chiaro? Zoggia sa già che la Giunta per le Immunità del Senato chiuderà la partita in dieci giorni? Così diamo l’impressione che siamo noi a volere la crisi di governo. E gli italiani non ce lo perdoneranno». Non finisce qui, perché mentre deflagra il caso-Zoggia sul Fatto quotidiano viene pubblicato il resoconto di una Festa del Pd in provincia di Terni dove è intervenuto D’Alema. Che, parlando a ruota libera, sembra aver già disegnato quello che lui ritiene lo scenario migliore verso il voto: «Letta - dice l’ex premier - è solo un leader di transizione per un governo momentaneo e con un programma di scopo. Non sarà utile una seconda volta. Per il futuro io immagino Gianni Cuperlo alla segreteria del partito e Matteo Renzi a Palazzo Chigi». La portavoce Daniela Reggiani smentisce nel pomeriggio, anche se si limita a denunciare il tono «forzato e talora distorto» della ricostruzione, senza confutarne però il senso generale. Apparentemente quello di D’Alema sembra un assist al sindaco, ma sono in tanti a sospettare un piano per usare Renzi come specchietto per le allodole in un partito ancora in mano ai vecchi notabili. «Vogliono prendersi Matteo senza i renziani» è l’accusa. E il sindaco? Per adesso è ancora negli Usa, con il fuso orario che gli impedisce di partecipare in prima persona alla polemica. Chi ha avuto modo di sentirlo nei giorni scorsi lo definisce pensieroso ma ancora lontano dalla rottura. «Matteo sa bene che i sondaggi che lo vedono quindici punti avanti a Berlusconi lo considerano candidato del Pd» svela un altro renziano, «senza il partito, il quadro non sarebbe così roseo». «Però - la conclusione - se davvero decidessero di farlo fuori senza le primarie, l’umore degli italiani potrebbe cambiare. E a quel punto...».
Voglia di voto anche nel Pd per neutralizzare Renzi
CaosZoggia: se si torna alle urne Enrico candidato senza primarie Interviene D’Alema: nessun futuro per Letta, meglio il sindaco
