No, sempre no, fortissimamente no. L’amnistia non può essere la soluzione al caso Berlusconi e il centrodestra non può sperare che siano i democratici a risolvere un problema che è solo ed esclusivamente del Pdl. Il Pd non usa mezzi termini per rispedire al mittente l’ultima suggestione circolata per salvaguardare l’agibilità politica del leader del centrodestra. L’amnistia proposta dai ministri Mauro e Cancellieri, e subito rilanciata da diversi esponenti del Pdl, trova una netta chiusura dalle parti del Pd. Un no secco e deciso che sembrerebbe di fatto affossare l’ipotesi, visto che per un provvedimento del genere servirebbe il sì dei due terzi del Parlamento e, senza i democratici, questa quota è irraggiungibile. «Siamo nettamente contrari all’amnistia» spiegano Danilo Leva, responsabile Giustizia, e Sandro Favi, responsabile Carceri del Pd, «per risolvere il problema del sovraffollamento delle prigioni c’è bisogno di interventi strutturali». «La tempistica del provvedimento - continuano - fa tra l’altro sorgere il dubbio che l’emergenza che il Pdl vuole affrontare non riguarda tanto le sorti della popolazione carceraria italiana quanto quelle di una sola persona, Silvio Berlusconi. È l’unica cosa che interessa al Pdl. Ma non è nell'interesse dell’Italia». Parole e musica ribadite anche da alcuni degli esponenti più in vista della dirigenza: «È ora di finirla con i continui ripescaggi dell'amnistia per salvare Berlusconi - tuona Davide Zoggia, responsabile Organizzazione - sta diventando una storia indecente, oltre che imbarazzante per coloro che avanzano queste proposte. Il Pdl si assuma le sue responsabilità e la finisca di tirare la giacca del Pd». Sulla stesse lunghezza d’onda Nico Stumpo: «Berlusconi sta orchestrando una campagna indegna perchè pretende di non dover rispettare la legge. Il leader del Pdl - attacca Stumpo - è stato condannato in terzo grado e in modo definitivo. Non pretendiamo che faccia come prescritto nello statuto del Pd, e qui basterebbe una condanna di primo grado, ma non è accettabile in nessun modo che anziché ritirarsi dalla vita pubblica sia alla ricerca della cosiddetta agibilità politica chiedendo sponda a chi come il Pd fa della moralità pubblica un punto irrinunciabile». Una levata di scudi che, in realtà, non vede tutto il partito sulle stesse posizione intransigenti. Nei giorni scorsi erano già stati i vari Giorgio Tonini, Giorgio Merlo e Luciano Violante a esprimersi a favore di un «approfondimento» sulla questione della decadenza del leader Pdl, così come chiesto da Alfano. E alla schiera delle «colombe» democratiche ieri si è aggiunto anche Giuseppe Fioroni: «Noi abbiamo tutte le ragioni - ha detto l’ex popolare - e quindi non dobbiamo essere pregiudiziali né arroganti. Se vogliono approfondimenti e chiarimenti dobbiamo darglieli per evitare di dare loro alibi o vantaggi elettorali». La linea ufficiale, in ogni caso, resta quella della fermezza. Anche perché a Largo del Nazareno sono convinti che Berlusconi stia bluffando, che alla fine non darà seguito alle sue minacce. Anche perché, è il pensiero comune, anche in caso di crisi di governo Napolitano non scioglierà le Camere e verificherà l’esistenza di una nuova maggioranza in grado di varare almeno la legge di stabilità e la riforma del Porcellum. Anche per questo motivo i democratici hanno assistito con preoccupazione all’escalation di Grillo negli ultimi giorni, con il comico che ha escluso ogni possibilità di accordo con i democratici preferendo, piuttosto, tornare al voto con l’attuale legge elettorale. «Proprio ora che esiste la possibilità concreta di mettere in archivio il Porcellum attraverso una procedura d’urgenza - commenta Andrea Martella, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera - Grillo compie un’improvvisa retromarcia e invoca il voto immediato con questa legge che impedisce agli italiani di scegliere i parlamentari e di garantire governi e maggioranze stabili al paese. A dimostrazione del fatto che l’unica logica che lo anima è quella legata agli interessi di bottega del suo movimento». Tuttavia i democratici restano convinti che una cosa è Grillo, un’altra sono i parlamentari del M5S. Sarebbero in tanti quelli poco disposti a tornare alle urne così velocemente, col rischio peraltro di tornare in pochi in Parlamento, considerati i sondaggi meno favorevoli rispetto a qualche mese fa. E quindi l’attività di «scouting» dei pontieri continua, al Senato come alla Camera. Al punto che l’ex capogruppo a Montecitorio Roberta Lombardi ha lanciato una provocazione: «Propongo ai nostri senatori M5S di denunciare il Pd per lo stalking nei loro confronti che va avanti da mesi, anche attraverso i giornali di regime».
Il Pd sbarra la strada «No all’amnistia»
Muro dei democratici: «Basta con le minacce Berlusconi è un fuorilegge, il Pdl sia responsabile»
