Politica

Il Cav convoca tutti ad Arcore: è il D-Day per il governo Letta

All’ora di pranzo vertice con «falchi» e colombe» Pronto anche il piano per ritirare tutti i ministri

Una riunione di tutti i vertici del partito per decidere la linea da tenere. Silvio Berlusconi ha convocato per oggi all’ora di pranzo «falchi» e «colombe» ad Arcore, in una riunione che sarà decisiva per le sorti del governo. Ci saranno tutti i ministri, i capigruppo di Camera e Senato, Denis Vedrini, Daniela Santanché, Daniele Capezzone ma anche Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. E in quello che si annuncia come il D-day per le sorti dell’esecutivo ci sarà anche lo scontro tra la parte dei moderati, favorevole a tenere aperto il dialogo con il governo, e quella dei «duri e puri», pronti ad andare subito al voto, già ai primi di novembre. Il «piano» di uscita dal governo è già pronto, basta che Berlusconi decida di ritirare immediatamente la delegazione dei suoi ministri e a Enrico Letta non resterebbe altro da fare che salire al Quirinale e rimettere il mandato. Certo a quel punto Giorgio Napolitano potrebbe tentare in tutti i modi di formare un nuovo esecutivo, magari con i transfughi del Movimento 5 Stelle e con qualche senatore del Pdl. Ma è una strada che i falchi considerano poco praticabile. Quindi, ragionano, il Capo dello Stato sarebbe costretto a sciogliere le Camere a fine settembre e si potrebbe andare al voto già all’inizio di novembre. Ipotesi che Angelino Alfano vuole invece scongiurare in tutti i modi, cercando di arrivare a una soluzione che coinvolga anche il Partito Democratico. Ma dalle parti del Pd arrivano scarsi aiuti al segretario del Pdl. Tanto che tra le «colombe» inizia a serpeggiare il dubbio che a questo punto anche il partito Democratico voglia andare a elezioni il prima possibile. Dal Pd, infatti, ieri è arrivato un no secco anche all’ipotesi di un’amnistia – proposta sia dal ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri sia dal suo collega alla Difesa Mario Mauro – che consentirebbe di alleggerire il sovraffollamento carcerario ma calzerebbe a pennello anche per Silvio Berlusconi. Ma il provvedimento deve essere approvato dal Parlamento, a maggioranza di due terzi. E con il «no» dei Democratici anche questa strada è diventata impraticabile. «Non ci facciamo prendere in giro – commenta uno dei falchi – la partita è solo nelle mani del Presidente della Repubblica e del premier. Il primo può esercitare i poteri che gli sono attribuiti dall’articolo 87 della Costituzione («può concedere grazia e commutare le pene» Ndr )il secondo può fare pressioni sul suo partito. Le sorti del governo dipendono solo da loro». «Di amnistia non ne abbiamo mai parlato – taglia corto il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi dal Meeting di Cl a Rimini – ci sono tante proposte in giro ma non l’abbiamo mai presa in considerazione». Poi mette in guardia i Democratici: «Il Pd non scarichi su di noi le proprie tensioni interne legate alla sua vicenda congressuale. Il primo a voler far nascere il governo è stato Berlusconi, un governo per sua natura o transitorio o definitivo. Se non fa le cose per cui è nato i partiti lo mandano a casa. Il governo è nato per l'emergenza economica. La prossima settimana ci saranno Consigli dei ministri importanti per Imu e Iva e dal nostro punto di vista continuiamo con lealtà nel governo e chiediamo al Pd di non scaricare le sue tensioni interne e ad approcciarsi alla questione della decadenza entrando nel merito e esaminando le carte». Berlusconi, chiuso ad Arcore dal 3 agosto, in realtà non si aspetta alcun aiuto. E da tempo ha scartato l’ipotesi di essere lui a chiedere un atto di clemenza. Che varrebbe – è il suo ragionamento – come ammettere di essere colpevole. Sta però valutando sempre più seriamente anche la possibilità di chiedere di essere ascoltato dalla Giunta per le Immunità del Senato, forse lo stesso 9 settembre. Un diritto di difesa che spetta al parlamentare, del tutto volontario, e che i commissari non possono rifiutare. Sarebbe questa l’occasione per presentare e illustrare la memoria difensiva, su cui i suoi legali stanno lavorando da giorni e che sarà consegnata la prossima settimana. Un modo quindi quello dell’audizione per sollevare le questioni giuridiche rilevanti e per rimandare di qualche settimana il voto dell’organo parlamentare, chiamato così ad ulteriori adempimenti.

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