Politica

Letta-Alfano, il vertice non scongiura la crisi

Il premier: inaccettabile sovrapporre governo e Parlamento. Apertura su Imu e Iva

Un passo verso le richieste del Pdl sul tema di Imu sulla prima casa e sull’Iva ma, al momento, nessun avvicinamento da parte di Enrico Letta sul tema che è più caro a Berlusconi, la possibilità di un suo intervento sulla questione della sua possibile decadenza da senatore. Il vertice di oltre tre ore di ieri tra Angelino Alfano – nella doppia veste di segretario del Pdl e vicepremier – e il presidente del Consiglio si è concluso sostanzialmente con un nulla di fatto. E il rischio di una crisi di governo in tempi brevissimi, con il ritiro della delegazione dei ministri del Pdl, è sempre più concreta. Del resto né Silvio Berlusconi né i dirigenti del Popolo della Libertà si aspettavano molto. «Quello che il Cavaliere aveva da dire l’ha detto – racconta uno dei fedelissimi di Arcore – sono passati venti giorni dalla sentenza della Cassazione e non si è mosso nulla. Quanto dobbiamo aspettare ancora? Abbiamo dato al governo altri dieci giorni, poi trarremo le conseguenze». Il Cavaliere da parte sua, nel vertice di martedì sera a Villa San Martino ha lanciato un vero e proprio ultimatum a Enrico Letta ma ha accettato di provare ancora a tenere aperto un canale di dialogo con palazzo Chigi. Anche se la sua convinzione è che nel Partito Democratico abbiano ormai deciso di «eliminarlo» dalla politica votando a favore della sua decadenza. La speranza, esile, era che da Letta arrivasse almeno un impegno a intervenire, in maniera non ufficiale ovviamente, sui Democratici per accordarsi su un ricorso alla Corte Costituzionale sulla legge Severino, in modo da dare più tempo al Cavaliere e al Pdl per trovare una soluzione. Ma dal premier non sarebbero arrivate rassicurazioni di questo tipo. Alfano, da parte sua, ha ribadito quella che è la posizione del Popolo della Libertà: non vogliamo far cadere il governo che noi abbiamo fortemente voluto per il bene del Paese ma non possiamo neppure restare in una coalizione quando l'altro socio di maggioranza, il Pd, fa decadere il leader del partito alleato per un atteggiamento pregiudiziale, senza alcun approfondimento e senza tenere conto del parere di illustri giuristi che esprimono dubbi sulla retroattività della norma Severino. Obiezioni alle quali Letta ha replicato in maniera dura: è inaccettabile che si sovrapponga l'attività di governo a una questione che riguarda il Parlamento e in particolare la Giunta per le Elezioni del Senato, che dovrà decidere sul caso Berlusconi in base a criteri giuridici e non politici. Sul piatto della trattativa ha però messo i provvedimenti del governo che vanno incontro proprio alle richieste del Pdl: nel prossimo consiglio dei ministri di mercoledì verrà affrontato il nodo dell’Imu sulla prima casa e di come evitare l’aumento dell’Iva di un punto a partire dal primo ottobre. Temi cari a Berlusconi e che sono serviti a rasserenare almeno in parte l’atmosfera. E infatti da parte di Angelino Alfano alla fine dell’incontro c’è stato un cauto ottimismo sulla possibilità di arrivare a una soluzione. Il varo di un provvedimento sull’imposta sulla prima casa potrebbe infatti «costringere» il Pdl a frenare sulla possibilità di far cadere l’esecutivo. Berlusconi ha aspettato la fine dell’incontro chiuso ad Arcore e poi ha parlato con Angelino Alfano. Ma il sostanziale «non posso» di Enrico Letta ad intervenire sul caso Mediaset gli ha confermato che non c’è da aspettarsi molto da quelli che considera «ex comunisti che vogliono solo mandarmi in galera». Eppure nel pomeriggio era stato il ministro della Difesa Mario Mauro – il quale prima di finire in Scelta Civica era un eurodeputato del Pdl – aveva sparso un cauto ottimismo sulla possibilità che dall’esecutivo arrivi una linea «morbida» sul ricorso alla Consulta: «Se c'è bisogno di un ulteriore approfondimento sugli aspetti formali di applicazione della legge Severino con uno spirito di leale collaborazione – ha spiegato dal Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini – non ci sarebbe nulla in contrario a poterlo concedere». Intanto domani ci dovrebbe essere a villa san Martino un nuovo vertice tra Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl per valutare il da farsi. E il Cavaliere sembra pronto ad ogni evenienza, anche al voto anticipato.

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