Appellarsi alla Consulta per far riconoscere incostituzionale la legge approvata dal governo Monti che vieta di candidarsi a chi abbia subito una sentenza definitiva superiore a due anni. È la strada suggerita da alcuni giuristi – tra cui Paolo Armaroli su questo giornale – e che si fa sempre più strada fra gli esponenti del Pdl. Così, mentre Silvio Berlusconi resta ad Arcore aspettando di scorgere nel Pd qualche segnale di distensione, tutto il partito fa quadrato a difesa del suo leader. Ed è la spia di come sia proprio il Cavaliere ad aver messo da parte le precauzioni con cui fino a qualche settimana fa voleva «preservare» il governo da fibrillazioni legate alla sua vicenda giudiziaria. Il presidente del Pdl ha scelto la linea dura, vuole far capire a tutti – Quirinale compreso – che una soluzione va trovata. Altrimenti l’esecutivo di Enrico Letta avrà vita breve. E non è un caso che oggi, su «Il Foglio» di Giuliano Ferrara sia proprio un esponente del Pdl che fa parte della pattuglia dei ministri, Gaetano Quagliariello, ad avvertire che se la Giunta per le immunità del Senato dovesse votare la decadenza di Berlusconi il governo non ne uscirà indenne. Un fatto che fa capire come ormai sia saltata la distinzione tra «falchi» e «colombe» e come il Pdl sia ormai tutto sulla linea voluta dall’ex premier. «L'auspicio, che è quasi un appello accorato, è che nessun pregiudizio, nessun congresso di partito, nessuna tentazione di chiudere con un colpo secco una partita di vent'anni facciano velo a ciò che questo snodo rappresenta per il presente del nostro Paese e per il futuro della nostra democrazia – scrive Gaetano Quagliariello – Non stiamo discutendo di un fatto personale e privato. Vi sono momenti nei quali dall'interpretazione di una norma di legge passa la sorte di un Paese». Il ministro per le Riforme si schiera poi con quelli che chiedono che sia la Consulta a decidere sulla costituzionalità della legge Severino. «Si discuta dunque senza pregiudizi – prosegue – e si prenda in considerazione anche l'ipotesi che a dire l'ultima parola possa essere la Corte costituzionale. Non ci si lasci ammaliare da sentenze e presunti "precedenti" che riguardano casi molto diversi, perché con tutto il rispetto il Parlamento è il Parlamento e le sentenze non sono temi a piacere». «Se si dovesse trasformare la Giunta del Senato da luogo della meditata ponderazione al teatro di un plotone di esecuzione, il centrodestra avrà il suo dramma da affrontare ma l'Italia non ne uscirebbe indenne – avverte ancora il ministro – Tra calcoli meschini ed esiziali superficialità, un sistema già sottoposto al limite dello stress, perché privato da tre anni di una maggioranza eletta dal popolo, rischierebbe la definitiva implosione con conseguenze incontrollabili. L'ultima volta in cui le parti in campo rifiutarono il coraggio di un alto compromesso, nel senso più nobile che in un Paese in crisi si possa attribuire a questo termine, quelle parti erano i socialisti e i popolari e si era agli inizi degli anni Venti del secolo scorso. Sappiamo come è andata a finire. Evitiamo che la storia si ripeta, anche perché la situazione dell'Italia è tale che il refrain non avrebbe nemmeno la levità di una farsa». Convinta che serva un «approfondimento» sulla legge Severino anche la vicecapogruppo del Pdl al Senato Mariastella Gelmini. «È sempre più in salita la strada per coloro che a sinistra ancora cercano di ignorare quanto invece in questi giorni sta emergendo con forza da parte di illustri costituzionalisti e penalisti - da Capotosti ad Armaroli e Fiandaca - non certo vicini al centrodestra, in ordine a svariati profili giuridici di illegittimità e incostituzionalità relativi alla pronuncia sull'eventuale decadenza del presidente Berlusconi da senatore». «Questioni particolarmente delicate – ha concluso Gelmini – perché attinenti la democrazia del Paese e i diritti di un leader politico votato da milioni di elettori, meritevoli di un adeguato approfondimento e di spiegazioni convincenti e non meramente dettate dall'interesse di eliminare l'avversario politico».
Il Pdl avverte Letta: la Giunta non diventi un plotone di esecuzione
Interviene il ministro Quagliariello: «L’Italia non ne uscirebbe indenne»
