Un taglio o, meglio, un contributo di solidarietà da prendere dalle cosiddette pensioni d'oro per costituire un fondo comune, le cui risorse devono servire ad innalzare gli assegni pensionistici più bassi, quelli per intenderci da meno di 500 euro al mese. Sarebbe l'ipotesi a cui sta lavorando il ministero del Lavoro, sulla base di quanto proposto da Giuliano Amato e da Mauro Marè. «Si tratta senz'altro di un'ipotesi fattibile» commenta l'ex ministro del Lavoro e giuslavorista Tiziano Treu, che ha parlato spesso con lo stesso Amato di come risolvere il problema del riequilibrio del sistema pensionistico, dal punto di vista dell'entità dell'assegno. «Mi pare -aggiunge Treu- che questa soluzione prospettata da Amato e Marè, non dovrebbe incappare nel veto della Corte Costituzionale, che ha invece bloccato altri interventi sul taglio delle pensioni d'oro». Ma se da un punto di vista costituzionale la soluzione che si sta studiando al ministero del Lavoro non troverebbe ostacoli, dal punto di vista dell'efficacia finanziaria, qualche perplessità la suscita. Giuliano Cazzola, nella precedente legislatura, aveva fatto un po’ di conti e anche una proposta di legge. «Per innalzare tutte le pensioni minime di almeno 150-200 euro al mese servirebbero circa 5-6 miliardi. Una cifra che non si può certo reperire dal contributo dalle pensioni d'oro, che nella migliore delle ipotesi sta abbondantemente sotto al miliardo di euro». La soluzione più logica, conclude Treu «è quella di procedere per scaglioni, innalzando le pensioni minime cominciando da chi ha più bisogno». Il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua ritiene «una cosa sagia studiare tutte le possibili soluzioni. Il sistema retributivo era sicuramente più generoso di quello contributivo, il mio pensiero è quello, come sostengono Amato e Marè, di renderla solidaristica e redistributiva all'interno del sistema pensionistico e non per altre finalità». Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha smentito l’ipotesi di un piano di 200 mila prepensionamenti tra i dipendenti pubblici anche se ha ammesso che «è necessario un forte ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione caratterizzata da un'età media di circa 50 anni, nettamente superiore rispetto agli altri paesi Ocse. Il tema però richiede analisi e valutazioni finanziarie accurate, anche per evitare di introdurre ingiustificate sperequazioni di trattamento tra settore pubblico e settore privato». Poi ha sottolineato che «è importante che i lavoratori meno giovani continuino a dare un contributo al mondo produttivo. Pagare delle persone perchè non lavorino è un controsenso: distrugge capitale umano e rappresenta un onere per la collettività».
Allo studio un contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro
Un taglio o, meglio, un contributo di solidarietà da prendere dalle cosiddette pensioni d'oro per costituire un fondo comune, le cui risorse devono servire ad innalzare gli assegni pensionistici più...
