L’agosto politico si era annunciato fin dall'inizio terribilmente caldo. Chi, infatti, si aspettava un cessate il fuoco con la chiusura del processo ai danni di Silvio Berlusconi è rimasto certamente deluso. La situazione è giunta a un livello di complessità tale da essere a tratti veramente inestricabile. Non a caso, Enrico Letta, intervenendo due giorni fa al Meeting riminese di Comunione e Liberazione, ha ostentato tranquillità, evitando di calarsi nella mischia. Si è limitato a condannare coloro che da ambo i lati della sua eterogenea maggioranza sono "ideologi del conflitto". Vale a dire, i falchi che alimentano continuamento lo scontro con la parte avversa, minando, in tutto o in parte, la strada dell'esecutivo. L'auspicio alla pacificazione di Letta non può che essere suffragato dal buon senso, anche se appare un ragionamento troppo alto per essere compatibile con gli umori dei parlamentari e dei senatori. D'altronde, la gestione Letta è legata strettamente al Quirinale, non solo idealmente, e quindi non stupisce che i toni del capo del Governo sembrino in molti casi quelli del presidente della Repubblica. In realtà, la longevità di questo gabinetto politico d'emergenza è assai difficile, anche perché a regnare sovrana è l'incertezza generale e la diffidenza di tutti. In casa PDL tutto è appeso alle scelte di Silvio Berlusconi, tormentato tra la tendenza razionale a rimanere disciplinato con Napolitano e la pulsione irrazionale a far saltare il banco in caso d'interdizione e di retroattiva incandidabilità. Dichiarazioni contraddittorie si susseguono di continuo, e coinvolgono sia i ministri in carica e sia i rappresentanti più eminenti del centrodestra. Qualche giorno fa sulla Stampa Marcello Pera ha auspicato un'educata uscita di scena di Berlusconi, mentre Fabrizio Cicchitto ha mosso la clava contro il Governo nell'ipotesi che verso Berlusconi vi siano sciacallaggi. Eppure, la spina nel fianco vera di Letta viene molto più dalle dispute interne al suo PD. Mentre, infatti, nel PDL la discussione è su come difendere meglio il Cav., ecco che tra i democrat la lotta è per chi dovrà prendere le redini del movimento. Stare al governo col nemico è una promessa fatta a Napolitano, la quale diventa però un boccone sempre più amaro che avvantaggia solo il premier in carica. Oltretutto, molti pensano che la strana maggioranza sia derivata dalla non riuscita dell'accordo del PD con il M5S. Pertanto, forse sarebbe possibile avere un Letta bis con l'apporto dei Grillini, senza più l'onere della destra. Comunque, anche tralasciando quest'ardua possibilità, l'ostentata unanimità del PD nello stabilire un preambolo congressuale fondato appunto sulla fedeltà all'attuale soluzione incontra le ostilità esplicite dei renziani. La logica è che il sindaco di Firenze non ha alcun interesse a guidare il suo partito se non può concorrere alla presidenza del Consiglio. Le minacce peggiori, insomma, vengono proprio dal centrosinistra. Così per Letta parlare come ha fatto di "un bene generale che deve avere il sopravvento sugli interessi di parte" sembra essere una vera e propria stoccata ai suoi. Anche perché, all'opposto, è invece molto importante che il dibattito politico sia acceso e rispecchi le distinte volontà degli elettori e dei cittadini. E, in questa fase, i valori di riferimento di una parte e dell'altra sono contrapposti. Pensiamo soltanto alla legge elettorale, giustamente riportata in agenda come obiettivo urgente di Governo e Parlamento. Le divergenze sono, neanche a farlo a posta, totali. La matrice liberale e quella egualitaria della coalizione generano dei presupposti che non sono assolutamente componibili in un unico programma omogeneo. Una cosa, infatti, è pensare a uno sviluppo della democrazia attraverso forti defiscalizzazioni e concrete scelte a favore del mercato, altro è invece ragionare a favore di un sistema legale garantito e sorretto dalla legittimità costituzionale di regole nazionali e accordi internazionali. Non è secondario che anche il Papa, in un messaggio inviato proprio a Rimini, abbia rilevato che vi è uno scontro in atto tra chi nega la libertà, non solo religiosa, e il suo valore pubblico, e chi, viceversa, ne riconosce la valenza sostanziale. E Francesco non ha proposto un compromesso, ma ha chiesto ai cattolici una difesa dei principi liberali. Ma Letta sa bene tutto questo. E perciò preferisce parlare dell'Europa.
Il governo e il caos balneare
di Benedetto Ippolito - L’agosto politico si era annunciato fin dall'inizio terribilmente caldo. Chi, infatti, si aspettava un cessate il fuoco con la chiusura del processo ai danni di Silvio...