Politica

«Basta piegarsi al Pdl per salvare il governo»

Giachetti sfida Epifani sulla legge elettorale «Trovi una linea unitaria, no ad accordi al ribasso»

Dici abolizione del Porcellum e pensi a Roberto Giachetti. Il deputato democratico, già radicale e ora nella pattuglia dei renziani, sul superamento dell’attuale legge elettorale ha investito gran parte delle sue energie. Nella scorsa legislatura con uno sciopero della fame che per poco non gli costava la vita, nel primo scampolo di questa con una mozione per il ritorno al Mattarellum che ha mandato in crisi i fragilissimi equilibri del partito. Ora le parole di Letta sulla riforma «da portare a termine entro ottobre» dovrebbero rassicurarlo. Ma il deputato del Pd sente puzza di bruciato, puzza di accordo al ribasso. E non le manda a dire neanche ai colleghi di partito. Onorevole Giachetti, cosa non le è piaciuto delle parole di Letta? «Guardi, il problema non è il premier, ma quello che è successo nella Commissione Affari Costituzionali del Senato». Appunto. Cos’è successo? «È accaduto che la presidente della Commissione, Anna Finocchiaro, ha scippato alla Camera l’avvio della discussione della riforma elettorale con una furbata che sa tanto di vecchia politica». Si spieghi meglio. «Le cose sono andate così: a metà luglio, su iniziativa mia e di altri 54 deputati, è stato proposto l’iter d’urgenza per il cambiamento del Porcellum e la Camera l’ha approvato. Poi, in piena pausa estiva la Finocchiaro ha convocato una "finta" riunione della sua Commissione e ha incardinato l’iter legislativo al Senato. Ora automaticamente l’iter ripartirà da lì». Sembra una questione puramente formale. «Non lo è affatto. Se i tempi sono quelli indicati da Letta, ovvero un’approvazione definitiva entro ottobre, è ovvio che la deliberazione decisiva sarà quella della camera di partenza, mentre la seconda si dovrà sostanzialmente adeguare in fretta. Partire dal Senato, dove il Pd ha numeri risicati e deve cercare necessariamente l’accordo con il Pdl, significa ammettere già in partenza che si vorrà fare un accordo al ribasso. Che non si abolirà il Porcellum ma ci si limiterà a poche modifiche». Avrebbe preferito una riforma senza l’avallo del centrodestra? «Il punto non è questo. In campagna elettorale abbiamo promesso ai nostri elettori che non saremmo più andati al voto con questa legge elettorale. Ora la Finocchiaro ha deciso di cambiare la linea del Pd senza consultare nessun organo del partito. Io pretendo che si riunisca la direzione e ci dica qual è la linea ufficiale, senza prenderci ulteriormente in giro». Suvvia, sia realista: cambiare la legge elettorale senza l’avallo del Pdl significa far cadere il governo... «Innanzitutto mi sembra che fino a ottobre sono ben altre le cose per le quali Letta può cadere, dall’Imu alla decadenza di Berlusconi. E poi, a questo punto, pretendo che qualcuno si assuma la responsabilità di ammettere davanti agli elettori che il Pd pur di salvare il governo è disposto a mantenere il Porcellum». Esclude un accordo su piccole modifiche? «Se le modifiche sono quelle richieste dal Pdl - ovvero inserire la soglia del 40% per accedere al premio di maggioranza o cancellarlo del tutto per tornare al proporzionale - più che superare il Porcellum lo si peggiora ulteriormente. Diciamo che si passa a un "maialinum". Ma mi sembra che noi Democratici abbiamo già pagato troppe volte dazio a queste larghe intese». In fondo questa legge elettorale deve rappresentare solo una ciambella di salvataggio in attesa delle riforme istituzionali... «Stavolta "sia realista" lo dico io. Con questi chiari di luna lo sanno tutti che si andrà a votare molto presto. Anche per questo bisogna realizzare una riforma decente». Magari con l’aiuto dei 5 Stelle? «A parole sono tutti d’accordo con il ritorno Mattarellum. Contrari sono solo Pdl e Fratelli d’Italia, persino la Lega sarebbe al nostro fianco. Per questo al Senato i voti dei grillini non sarebbero neanche necessari». Crede davvero che la legge elettorale verrà cambiata entro ottobre? «Francamente vedo poche possibilità. Mi sembra che si stia prendendo la stessa china della scorsa legislatura. L’ordine è quello di fare "ammuina" ma poi in realtà non si combina nulla. Al mio partito chiedo solo di prendere una posizione chiara. Non pretendo che sia la mia, ma almeno scegliamo una linea. Poi sono pronto ad adeguarmi». E se non dovesse succedere? «Vedremo, manca ancora un po’ di tempo ad ottobre ma qualcosa mi inventerò». Un altro sciopero della fame? «Vedremo».

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