Europa e giovani, è questo il binomio per uscire dalla crisi, non solo economica, indicato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una videointervista al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Un messaggio chiaro e forte quello del Capo dello Stato attraverso un’analisi del presente che non prescinde dal passato e dal futuro, strumento principe per superare un’emergenza che è soprattutto «una grave, grave forma di impoverimento spirituale, culturale, di motivazioni umane, di motivazioni non legate soltanto all’immediato interesse materiale». Un impoverimento culturale e spirituale che va oltre il mancato sviluppo economico e sociale, indicato come la vera malattia dell’Europa, in crisi dal 2009. «Vorrei inviare un messaggio di amicizia e di fiducia al vostro Meeting; penso ai giovani che affollano la grande sala di Rimini - dice Napolitano - e auguro loro di dare il contributo che tutti ci attendiamo dalle generazioni più giovani per una nuova fase di sviluppo in tutti i sensi dell’Italia e dell’Europa. Non c’è più bisogno dell’Europa per garantire la pace interna: questa non è soltanto una speranza ma credo che possa essere una convinzione fondata; però c’è bisogno di essere uniti e più integrati di prima perché altrimenti l’Europa rischia di essere sommersa dal processo di globalizzazione e di perdere peso in modo drastico, di avere una voce sempre più flebile, di non riuscire a esprimere i valori che un lungo patrimonio storico hanno inciso nella identità europea». Un’identità, secondo il presidente della Repubblica, che si construsice anche, o soprattutto, attraverso «la circolazione delle giovani menti in Europa, è assurdo averne timore, giovani impegnati nella ricerca scientifica a cui si associa la famosa espressione "fuga dei cervelli". Ritengo che questi giovani costruiscono un futuro per sé e per l’Europa anche uscendo dai confini storici delle proprie antiche nazioni, lavorando insieme. Bisogna non solo formarsi insieme, bisogna anche creare degli spazi di ricerca e di occupazione in comune. Io non tratterrei mai un giovane dall’andare a studiare o fare ricerca fuori d’Italia - incalza Napolitano - convinto che tra l’altro la sua ambizione sia poi di tornare in Italia arricchito da questa esperienza che ha fatto. Non vedo in questo nessuno elemento di smarrimento dell’identità nazionale che non si cancella ma si integra nell’identità europea. Penso che costruiscano l’Europa, oggi, tutti i giovani che si incontrano. Tutti i giovani che si riconoscono come europei e non più soltanto come italiani, tedeschi, spagnoli e così via. Non è un omaggio retorico ai giovani in quanto tali - ha aggiunto - ma se si pensa a ciò che ha rappresentato il programma Erasmus si è veramente sbalorditi di quanto abbia contribuito ad avvicinare, a far comprendere reciprocamente anche linguisticamente e nel costume, nelle aspettative, negli atteggiamenti. Ed è lì che si costruisce l’Europa». Una vera e propria missione quella che il Capo dello Stato affida ai giovani, che vanno però supportati da una reazione comune da parte della cultura, «certamente le istituzioni, più di quanto non facciano - sottolinea -. Possono reagire i sistemi educativi, può reagire molto di più di quanto non faccia il sistema di informazione e possono molto contribuire le grandi organizzazioni sociali comprese quelle ispirate a una fede religiosa. In questo senso il contributo che viene ai più alti livelli dalla Chiesa cattolica è un contributo che soltanto dei ciechi possono non vedere». Dinamismo dunque come ricetta base per riprendere quel cammino "trionfante" dell’Europa unita che contaminò soprattutto la fine degli anni ’80. Con la caduta del muro di Berlino il sogno europeo sembrava realizzato e alla moneta unica è stato affidato il compito di coronarlo. Le cose però non sono andate proprio così. All’entusiasmo dei nuovi paesi che via via aderivano all’Unione è mancato quel progetto culturale, sociale, oltre che economico, in grado di creare davvero un soggetto unico e unito. Un dinamismo ora tutto da recuperare, come sottolineato da Napolitano. Per dirla con Massimo D’Azeglio: «Fatta l’Europa, ora facciamo gli europei».
L’Europa è malata di mancato sviluppo
Il messaggio del presidente Napolitano «Ai giovani il compito di superare la crisi»
