Politica

Silvio tesse la tela per battere Renzi

Berlusconi al lavoro su una coalizione dai montiani ai Radicali Giallo sul candidato premier. Rotondi: «Già deciso». Poi la frenata

Il caso «esplode» quando è da poco passata l’una e mezza della notte tra il 16 agosto e ieri. «Perdete bava contro Silvio e ancora non sapete chi vi sbatterà all’opposizione per i prossimi trent’anni». Lo scrive Gianfranco Rotondi sul proprio profilo Twitter. Qualche minuto dopo arriva un altro «cinguettìo» dell’ex ministro per l’Attuazione del programma: «È finita da poco una cena in cui chi doveva decidere ha appena comunicato che ha deciso». Il senso sembra chiaro: il nome del successore di Silvio Berlusconi è stato scelto. Inevitabile il corollario: le elezioni anticipate sono ormai a un passo, altrimenti non si spiegherebbero tutte queste manovre più o meno clandestine. I tweet di Rotondi, ovviamente, provocano un polverone. Renato Schifani getta subito acqua sul fuoco: «A me non risulta proprio che ci sia stata una cena. Se c’è stata io non c’ero, comunque dalle informazioni che ho io non mi risulta». Tanto per non sbagliarsi, il capogruppo Pdl al Senato aggiunge: «Il leader è e resta Silvio Berlusconi». A quel punto è lo stesso Rotondi a fare una parziale marcia indietro: «Schifani ha ragione. Il leader resta Berlusconi. Semmai stiamo parlando dello sfidante di Renzi quando ci saranno le prossime elezioni». La cena a cui accennava l’ex Dc non si è svolta ad Arcore e non vi ha partecipato Berlusconi. «Si è trattato di un gruppo di persone che avanzerà una proposta a Berlusconi» ha specificato Rotondi. La «tempesta in un bicchier d’acqua» - come la definirà poi l’ex ministro - nasconde comunque una verità incontrovertibile: nel centrodestra l’opzione elezioni anticipate è ormai data per scontata. Resta da stabilirne solo la tempistica, che sarà inevitabilmente legata alla decisione che la Giunta per le Immunità del Senato prenderà sulla decadenza del Cavaliere. Nonostante le speranze di Sel e Pd, difficilmente l’iter si concluderà entro ottobre. Se le soluzioni formulate dal relatore Andrea Augello dovessero essere bocciate dal centrosinistra, infatti, dovrebbe essere nominato un nuovo relatore, e tra i vari adempimenti si potrebbe arrivare a novembre o addirittura a dicembre. A quel punto, con l’esecutivo impegnato a scrivere la legge di stabilità, il Pd dovrebbe assumersi la responsabilità di votare la decadenza del Cav e quindi intestarsi un’inevitabile e impopolare crisi di governo. «Se il Pd continua ad arrovellarsi sul modo di far fuori Berlusconi, forse si accorgerà che deve far fuori il governo per questo obiettivo. Vedano un po’ loro dove stanno gli interessi del Paese» ha chiarito Osvaldo Napoli. Le lancette dell’orologio, però, avrebbero già fatto chiudere la finestra elettorale autunnale e se ne riparlerebbe nella primavera del 2014. Napolitano darebbe vita a un esecutivo di scopo per gli adempimenti economici e per riformare la legge elettorale. La sinistra si compatterebbe dietro Renzi e, stando ai sondaggi attuali, non dovrebbe avere grandissime difficoltà a prevalere nelle urne. Questo il quadro su cui si ragiona ad Arcore. A meno di un nuovo «coup de theatre» di quelli a cui Berlusconi ha già abituato i suoi elettori. E al quale starebbe già lavorando. Non si tratta solo di trovare un nome credibile da spendere per il ruolo di candidato premier, ma soprattutto di creare una tela al suo sostegno. E da questo punto di vista i contatti sarebbero già ben avviati. Il Cavaliere non ha mia abbandonato il suo progetto di unire i moderati e, nelle ultime settimane, il riavvicinamento al centrodestra dei vari Casini e Montezemolo ha rappresentato un segnale molto positivo. La battaglia sui referendum sulla giustizia condotta al fianco dei Radicali rappresenta, inoltre, una strategia per attirare nell’orbita del centrodestra anche il partito di Pannella. Dando per scontata la «fedeltà» di Lega e Fratelli d’Italia, presenta invece qualche difficoltà il ritorno all’ovile dei montiani, che negli ultimi mesi sembravano più attratti dalla proposta politica di Renzi. Ma anche in quel caso il tempo potrebbe giocare a favore del centrodestra, visto che il sindaco di Firenze per conquistare la segreteria del Pd dovrà ammiccare sempre di più alla sinistra massimalista e potrebbe allontanarsi dai moderati. A quel punto, costruita la «tela» per sfidare Renzi, ci sarebbe bisogno di un nome in grado di recuperare quel 15% di vantaggio che i sondaggi accreditano al «rottamatore». Ma è opinione comune nel centrodestra che, in questo momento, il sindaco di Firenze sia sovrastimato per l’assoluta mancanza di uno sfidante. Marina Berlusconi sarebbe stata l’ideale, ma di fronte al suo rifiuto anche le opzioni Passera, Tosi o Alfano potrebbero andar bene. Fermo restando che a menar le danze elettorali sarebbe sempre il Cav, come avvenuto alle scorse poltiche. Alla faccia di chi crede che sia bastata una sentenza per liberarsi dell’avversario più temuto.

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