In pochi sanno che il ministro agli affari regionali, Graziano Delrio, ha memorizzato il numero di Matteo Renzi sul suo iPhone con un nome in codice: quando Matteo chiama sullo schermo compare la scritta Mosè. Ovvero la guida del popolo ebraico nella fuga dall’Egitto. Chissà se – nel caso di Renzi - riuscirà a riunire le acque del Partito Democratico. Nel frattempo il Mosè fiorentino si diverte a dividerle e ad agitarle. Gli è bastata una battuta per sollevare una nuova onda anomala nel partito: “Ma che ne pensate se restassi a fare il sindaco?”, ha buttato lì a Palazzo Vecchio prima della riunione di giunta dell'11 agosto, mentre si scambiava i saluti con gli assessori e i parlamentari venuti per la celebrazione della Liberazione di Firenze. In realtà la battuta non è nuova: già all’inizio di agosto, ospite della redazione fiorentina di Repubblica, aveva dato “per molto probabile” la sua ricandidatura. “Se dovessi scommettere 10 euro li scommetterei. Anche 50. Perché è evidente che per completare il percorso servono due giri”. E alla domanda se il prossimo sindaco non potesse essere una donna, ribatteva: “Il sindaco vorrei rifarlo io. E non intendo andare a Casablanca”. In riva all’Arno gettano acqua sul fuoco: chiacchiere estive, si è montato un caso. Sarà, ma è l’ultima “renzata” ha scatenato il dibattito sul doppio incarico nel partito che ancora non ha scelto la data definitiva del congresso. E subito è partita la contraerea dentro e fuori il capoluogo toscano. “Per quanto sia un uomo pieno di energia e molto sicuro di sè, non può fare bene contemporaneamente il sindaco di Firenze e il segretario del Partito Democratico”, commenta l'ex direttrice della Galleria dell'Accademia di Firenze Franca Falletti. Le fa eco la marchesa Bona Frescobaldi: “Renzi fa bene a candidarsi per un secondo mandato alla guida di Palazzo Vecchio. Ma in accoppiata con la segreteria del Pd mi sembra troppo. Ci sono tante emergenze da affrontare tra cui quella del Maggio Fiorentino. E' un sindaco che ama molto la sua città ed è amatissimo dai cittadini”. Idem per Giovanni Gentile, presidente del gruppo editoriale Sansoni Licosa e Le Lettere: “Fa piacere che Renzi voglia ricandidarsi a Palazzo Vecchio. Ma ho qualche dubbio che possa anche fare il segretario del Pd”. I commenti da salotto dell’intellighenzia fiorentina diventano barricate nella sede romana del partito. "Bisognerebbe spostare il fuoco dalle persone ai progetti. Mi sembra che finora Renzi si sia concentrato più che altro su se stesso", ha dichiarato il deputato del Pd Beppe Civati nel rispondere a un appello del collega Sandro Gozi che si è rivolto agli "innovatori" del partito affinché si schierino con Renzi e ne sostengano la candidatura. "A parte il fatto che non mi sembra che Renzi abbia sciolto le riserve sulla sua candidatura ma io la penso un po’ diversamente. Prima mi piacerebbe sentir dire qualcosa sul ruolo che il Partito Democratico deve esercitare nel quadro di un centrosinistra allargato. Aspetto il congresso, quando lo convocheranno, per saperne di più". Quanto alla possibile duplice veste di Renzi, Civati aggiunge: "Detto così mi sembra un compito piuttosto gravoso. Mi sembra che fare il segretario a tempo pieno sia di per se’ un’incombenza già abbastanza usurante". Spetterà comunque a Matteo valutare “se fare contemporaneamente tre cose e anche questo farà parte del dibattito. I cittadini sceglieranno se optare per un segretario/segretario o per un segretario/premier/sindaco. Ma, ripeto, sono le regole che mancano”. Per il parlamentare Gianclaudio Bressa il doppio incarico è possibile, lo statuto non lo vieta, “ma non lo ritengo funzionale in un momento come questo, la scelta di fare il segretario dovrebbe assorbire tutta l'attenzione dando il massimo supporto al governo”. E la deputata renziana Lorenza Bonaccorsi risponde: “Non mi pare che esponenti del Pd siano mai stati paladini della lotta al cumulo di cariche. Mi sembra quindi si tratti solo una scusa estiva per attaccare Renzi. Il Pd gioca al massacro di se stesso, si riposino un po’ e tornino a settembre più rilassati”. Del resto anche Walter Veltroni per qualche mese era stato leader del partito e sindaco di Roma. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera lo scorso 6 giugno lo stesso sindaco di Firenze aveva sottolineato che il ruolo di leader di partito e di primo cittadino “non sono incompatibili”. Non solo. Secondo quanto scrive ieri il Corriere del Mezzogiorno, Renzi avrebbe anche scelto un’agenzia di comunicazione per rendere più incisivi i suoi messaggi a prescindere da quale sarà la sfida che dovrà affrontare per prima: si tratta della barese Proforma, già nota per le campagne di Nichi Vendola, dell’ex magistrato e oggi sindaco di Bari Michele Emiliano, del Pd, di Sel e - più di recente - perfino di Mario Monti per il quale i creativi pugliesi hanno ideato il logo di Scelta civica. Ma quindi Renzi a che gioco sta giocando? Forse ha capito che, se anche diventasse segretario del partito, restare sindaco continuerebbe a dargli una concretezza che aumenta la sua visibilità nazionale. Altri sostengono che il sindaco abbia volutamente diffuso l’idea di una sua ricandidatura al Comune su sollecitazione dei lettiani che chiedevano un segnale distensivo da parte sua. Di certo il Mosè fiorentino ha smosso le acque. E mentre l’onda sale, è partito per le vacanze negli Stati Uniti con la moglie Agnese e i tre figli. Il suo profilo twitter tace dal 12 agosto. Resta la citazione di Thoreau scelta dal sindaco sotto la sua foto: “Io non sono nato per essere costretto. Respirerò liberamente. Vedremo chi è il più forte”.
Renzi «pigliatutto» vuol fare il premier e restare sindaco
Battuta estiva o provocazione: il giovane Pd divide il suo partito
