Politica

L’Egitto brucia Stato d’emergenza

Centinaia le vittime, anche 2 reporter In fiamme le chiese cristiane copte

L’Egitto brucia. Nella capitale le forze armate si sono scontrate con i sostenitori del deposto presidente Mohammed Morsi, della Fratellanza musulmana. Ci sono state decine e decine di morti. Le cifre fornite dal ministero della Salute parlano di 278morti, 235 civili e e 43 poliziotti. La Fratellanza riferisce di circa 2.000. Tra coloro che hanno perso la vita ci sono anche due giornalisti: un cameraman della britannica Sky News e un’articolista del quotidiano degli Emirati arabi Gulf News . I feriti: 2.001 secondo fonti ufficiali, decisamente superiori secondo gli oppositori. Scene da guerra civile. Con l’incendio appiccato al ministero delle Finanze. Disordini non solo al Cairo ma anche in altre zone della terra dei faraoni, da Alessandria a Al Fayoum, con una ventina di chiese incendiate e devastazioni. Un film culminato con la decisione del governo di imporre il coprifuoco dalle 19 alle 6 di oggi, nella Capitale e in altre 14 province, diventato in seguito stato di emergenza per un mese, cioè limitazione delle libertà personali. Uno stato di rivoluzione che ha portato la Banca centrale egiziana a ordinare la chiusura delle filiali in varie zone del Paese. Le ferrovie a interrompere le linee che corrono da nord a sud, musei e siti archeologici. E alcune ambasciate a chiudere i battenti, come quella Usa. Una sequenza di violenza che la comunità internazionale - Onu, Stati Uniti, mondo arabo, Unione africana, Nato e Unione europea - ha seguito sorpresa dalle drastiche decisioni del presidente a interim Adly Mansour, cui hanno fatto seguito le dimissioni del vicepresidente della Repubblica egiziana Mohammad El Baradei e di altri due vice premier Hossam Eissa e Ziad Bahaa El-Din. PIAZZE SGOMBERATE E SCONTRI L’azione di esercito e polizia è cominciata di buon mattino, con lo sgombero di due presidi pro Morsi, presso piazza Rabaa Al-Adawiya, nella zona di Nasr City, e al-Nahda. Gli elicotteri hanno sorvolato entrambe le zone. Sgomberato il più piccolo dei due accampamenti la maggior parte dei manifestanti si è rifugiata nei vicini giardini botanici Orman e nel campus dell’università del Cairo. Un giornalista di Associated Press presente agli scontri del Cairo ha visto agenti delle forze di sicurezza che inseguivano i dimostranti nello zoo della città. Violenze sono scoppiate in varie aree del Paese, con stazioni di polizia, palazzi del governo e chiese attaccati o dati alle fiamme. Scontri sono stati registrati su una strada di Mohandiseen, distretto di lusso del Cairo, quando alcuni dimostranti pro Morsi hanno sparato sulle auto in transito e sui pedoni. A Bani Suef, a sud, i dimostranti hanno dato alle fiamme tre auto della polizia. Ad Assiut, roccaforte islamista a sud del Cairo, le forze dell’ordine hanno usato i lacrimogeni per disperdere le migliaia di manifestanti che si erano riuniti nel centro città. Nelle tre province del sud Minya, Assiut and Sohag chiese appartenenti alla minoranza cristiana copta sono state date alle fiamme. Altri scontri sono scoppiati tra sostenitori dell’ex presidente egiziano Mohammed Morsi e le forze di sicurezza ad Alessandria (anche nella biblioteca), nelle province del Delta del Nilo di Beheira, Sharqiya e Gharbiyah e nella regione-oasi di Fayoum. Nel pomeriggio i manifestanti pro Morsi hanno lasciato il presidio di Rabiya al-Adawya, avendo ricevuto garanzia di sicurezza e incolumità. GIORNALISTI VITTIME Un cameraman di Sky News , Mick Deane, 62 anni, è stato ucciso da colpi d’arma da fuoco. Stava seguendo gli eventi al Cairo, l’intervento delle forze di sicurezza per sgomberare due sit-in pro Morsi. Ferita a morte pure la giornalista egiziana Habiba Ahmed Abd Elaziz, 26 anni. Era al Cairo per il giornale degli Emirati arabi Gulf Xpress . «Era appassionata del suo lavoro e aveva davanti a sé una carriera promettente», ha detto di lei il vicedirettore di Xpress Mazhar Farooqui. Feriti un fotografo di Associated Press un collega dell’agenzia di stampa Reuters , entrambi raggiunti da colpi d’arma da fuoco. Tra i caduti la figlia adolescente di un capo dei Fratelli musulmani. Asmaa al-Beltagui, 16 anni, discendente di Mohammed al-Beltagui, è stata uccisa nel campo di protesta messo in piedi a Rabaa al-Adawiya. STATO DI EMERGENZA In base a quanto prevedono le misure restrittive imposte dalle autorità egiziane, l’esercito potrà aiutare la polizia ad agire per il mantenimento della sicurezza. Previste anche restrizioni nella libertà degli individui, tra cui quella di movimento, e nel traffico in alcuni posti e in alcune ore. Sarà quindi possibile procedere all’arresto di quelle persone che le autorità considerano pericolose per l’ordine pubblico. Verrà quindi messa in atto la sorveglianza di messaggi di ogni tipo e saranno monitorati giornali e altre pubblicazioni prima di andare in stampa. I luoghi pubblici verranno aperti e chiusi a orari stabiliti. Verranno anche chiuse le armerie. Alla sicurezza verrà riconosciuto il potere di evacuare e di controllare i movimenti in alcune zone. AMBASCIATA ITALIANA L’ambasciata italiana al Cairo ha invitato «i connazionali a tenersi lontani da assembramenti e limitare spostamenti» in Egitto. La sede diplomatica ha comunicato attraverso l’account twitter ufficiale. Sull’account si legge «Siamo sempre raggiungibili allo 0227943194/5».

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