Due mesi esatti dall’ascesa al soglio capitolino del senatore Pd, medico chirurgo, Ignazio Marino. L’«irregolare» sindaco alla guida della coalizione di centrosinistra a Roma ha promesso una vera e propria rivoluzione nella, e della, città eterna. Complice l’esordio nell’amministrare la Capitale più complessa del mondo, il neo sindaco ha già regalato ai romani "perle" che vale ricordare. A partire da qualche giorno prima l’apertura delle urne, quando l’ancora candidato sindaco in un tour elettorale in un quartiere di periferia ha annunciato candidamente di voler realizzare in tutta Roma (la città più verde d’Europa, grande otto volte Milano) «un giardino ogni 400 metri». Nulla tuttavia in confronto alla prima, simpatica, debacle: la "presa" del Campidoglio in bicicletta. Il sindaco, primo supporter delle due ruote ecologiche, ha affrontato sotto i riflettori della stampa la salita del colle capitolino. Una pendenza micidiale, che lo ha costretto, all’ultimo curvone, a lasciare i pedali e proseguire a piedi. Lezione subito imparata: via la bici "tradizionale" - data all’asta con ricavato in beneficenza - per una a pedalata assistita. Prendere le misure con la città è impresa ardua. Misure geografiche, culturali, sociali ed economiche. A questo forse si può attribuire l’uscita di Marino, a pochi giorni dall’insediamento, sull’abusivismo commerciale. Ovvero sui vu’ cumprà che invadono strade e piazze del centro. La proposta, avanzata in una visita a piazza di Spagna, è stata dirompente: perché i commercianti non assumono gli abusivi? Una frase che nel giro di poche ore ha scatenato un vero e proprio tsunami da parte delle associazioni di categoria. Da qui la "ripresa" del sindaco con lo spiegamento di una task force senza precedenti di vigili urbani a presidio delle piazze del centro storico. Costata, questa, le dimissioni del comandante della Polizia Municipale che aveva espresso più di una riserva. «Testa» peraltro non ancora sostituita. Dare subito un segnale forte non solo alla città ma al mondo è diventato dunque prioritario per la neofita amministrazione. E arriva con l’anticipo del progetto principe: la pedonalizzazione di un tratto dei Fori Imperiali. Spaccare il centro città dall’intero quadrante a sud della Capitale è una priorità. Non più il 14 agosto, quando, come annunciato dal primo cittadino: «Sarò l’ultimo a passare sui Fori Imperiali con la mia Panda rossa» ma il tre agosto. Una chiusura parziale e anticipata sulla quale tuttavia il Campidoglio, in virtù della partecipazione e della trasparenza, indice una specie di "referendum" on line, ignorando del tutto la richiesta del Pdl di una consultazione non virtuale ma reale. Il voto on line dura però quattro giorni: 24 mila i romani (?) che hanno espresso un parere, oltre il 70% hanno detto sì. «Un numero talmente alto - annunciò Marino - che si commenta da solo». Peccato i residenti capitolini siano oltre 2,7 milioni e quei 24mila rappresentino un romano su cento. Davvero poco per uno strumento di partecipazione popolare che ha come cardine fondante quello del quorum. Tutto a posto: il 3 agosto una grande festa ha salutato la chiusura - solo al traffico privato - di un tratto dei Fori Imperiali. Proprio nel mezzo del trambusto politico più grande degli ultimi vent’anni: la sentenza di condanna di Silvio Berlusconi. Il «popolo azzurro» decide, a poche ore dalla chiusura dei Fori, di indire una manifestazione di soliderietà al loro leader sotto la sua residenza a Palazzo Grazioli, a due passi da Fori e Campidoglio. Il sindaco però non ci sta e in una nota si lamenta la mancata richiesta di autorizzazione al palco che ha ospitato l’ex premier: «Se ci sono delle irregolarità faremo una denuncia alla procura». L’autorizzazione invece era stata data dalla Questura ma non dal Campidoglio perché negli uffici, quel sabato di festa dei Fori - e con 40 gradi - non c’era nessuno. La partita non è chiusa però e 24 ore dopo il comizio, la Polizia Municipale - ancora senza comandante - deposita una denuncia in procura per danneggiamento del suolo pubblico. Due pali non sarebbero stati riposizionati «a regola d’arte». Alla polemica che ha coinvolto anche il Parlamento, segue un’altra «bomba»: la nuova discarica per i rifiuti urbani. La decisione, in accordo con ministero, commissario, regione Lazio e Campidoglio, è di fatto presa: il sito è a Falcognana a due passi dal Divino Amore. Alla rivolta, pacifica, di associazioni e residenti, al termine di un incontro con i comitati il sindaco ammette: «Un’alternativa a Falcognana? Non lo so se esiste». Pochi giorni poi e un altro caposaldo viene giù. La prima delibera della giunta Marino, del 2 luglio, limita l’utilizzo dell’auto blu per gli assessori: da casa al posto di lavoro devono andare con mezzi propri. Un segnale di rigore da dare alla città. Peccato che l’assessore al Bilancio - proprio quello del rigore - viene "pizzicato" sotto casa mentre prende l’auto blu. La replica è laconica: lavora tanto al bilancio e fa tardi la sera, per questo utilizza l’auto blu da e per il Campidoglio. Sessanta giorni di "ordinaria follia", verrebbe da dire. Nell’attesa del passo decisivo, quello della prima manovra finanziaria della Capitale targata Marino. Le indiscrezioni sull’aumento della pressione fiscale non sono state smentite. Neanche da un’altra piccola, innocente gaffe sulla quale poter ritrattare.
Fori, rifiuti e scivoloni I sessanta giorni di Marino
Dalla bici ai vigili urbani i primi cambiamenti
