I grillini hanno scoperto che il potere di «concedere grazia e commutare le pene», conferito al presidente della Repubblica dall'articolo 87 della Costituzione, viola il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, sancito dall’articolo 3. Ed hanno minacciato di «impeachment» il capo dello Stato, per bocca del senatore Michele Giarrusso, ma anche per nome e per conto di Beppe Grillo in persona, se il Quirinale dovesse intervenire a favore di Silvio Berlusconi, appunto con la grazia o la commutazione della pena detentiva inflittagli definitivamente dalla sezione feriale della Corte di Cassazione: quella presieduta dal loquace Antonio Esposito, criticato persino dal sindacato delle toghe per le sue «inopportune» dichiarazioni sulla sentenza ancora da pubblicare. Così come -non dimentichiamolo- è ancora da definire in Corte d’Appello a Milano e poi di nuovo in Cassazione, se vi ricorrerà la difesa, la pena accessoria dell’interdizione del condannato dai pubblici uffici, visto che i magistrati ambrosiani di primo e secondo grado, fissandola in cinque anni, non hanno saputo o voluto calcolarla in modo congruo, cioè conforme alla legge. Che non consentiva loro di andare oltre i tre anni. Cosa, questa, che la dice abbastanza lunga, ed avrebbe dovuto dirla anche ad Esposito e ai suoi colleghi della «suprema» Corte, sulla competenza e su altro ancora negli uffici e nelle aule del tribunale milanese. Ma questa, per quanto importante, forse anche per le valutazioni del Quirinale, è un’altra cosa rispetto alla grave iniziativa intimidatrice dei grillini nei riguardi del capo dello Stato. E alla loro disinvolta lettura della Costituzione, visto che sono riusciti a trovare in contrasto gli articoli 3 e 87, per cui contestano il potere presidenziale di grazia e commutazione della pena. Qui di eversiva c’è soltanto la incompetenza dei grillini, purtroppo alimentata da argomenti e atteggiamenti di esponenti anche autorevoli del Pd. Che, se pure non sono arrivati a minacciare il capo dello Stato di processo davanti alla Corte Costituzionale per alto tradimento, si sono pure loro mobilitati contro ogni ipotesi di soluzione della vicenda giudiziaria di Berlusconi diversa dalla eliminazione di un avversario che non sono mai riusciti a battere davvero sul piano politico. In quelle poche volte che lo hanno formalmente fatto, nel 1996 e nel 2006 per un pugno di voti, hanno prodotto governi effimeri per azione e/o durata: due guidati da Romano Prodi, due da Massimo D’Alema e uno da Giuliano Amato in sette anni di tempo. Costretti dall’ultimo insuccesso elettorale, dalle dimensioni di una crisi economica, finanziaria e sociale senza precedenti e dal senso di responsabilità del presidente della Repubblica ad un governo di emergenza proprio con Berlusconi, il Pd non si rende ancora conto che il sistema istituzionale è minacciato non dagli attuali equilibri politici, significativamente ribaditi ieri da Giorgio Napolitano, e dalla cosiddetta agibilità del leader del centrodestra, ma dai grillini. I quali contrastano una seria e vitale riforma costituzionale, in sintonia con vendoliani, ingroiani e quant’altri, perché perseguono cinicamente il crollo appunto del sistema. È il fascino delle macerie.
Sinistra, grillini e il fascino delle macerie
di Francesco DamatoI grillini hanno scoperto che il potere di «concedere grazia e commutare le pene», conferito al presidente della Repubblica dall'articolo 87 della Costituzione, viola il...