Lo scontro politico in atto nella maggioranza sul nodo dell’Imu può portare come estrema conseguenza anche alla rottura del patto delle larghe intese tra Pdl e Pd e alle conseguenti dimissioni del governo Letta. In tempi normali sarebbe dialettica politica. Ma oggi la caduta dell’esecutivo si scontrerebbe con una situazione economica ancora di emergenza e soprattutto metterebbe a repentaglio il tentativo di correggere parte dei provvedimenti presi dal governo Monti e che stanno esplicitando i loro effetti sui conti del 2013. Insomma gli italiani dovrebbero pagare un conto più pesante e salato. A fare i calcoli è stata ieri l’analisi della Cgia di Mestre che ha spiegato che con l’addio del governo guidato dall’attuale premier agli italiani resterebbe in eredità una stangata vecchio stile da oltre sette miliardi di euro. «Nella malaugurata ipotesi che il premier Letta fosse costretto a rassegnare le dimissioni gli italiani subirebbero una vera e propria stangata concentrata soprattutto nell'ultimo quadrimestre di quest’anno. Tra il pagamento dell’Imu sulla prima casa, l'aumento dell'Iva e l’applicazione della Tares si troverebbero a pagare oltre 7 miliardi di euro in più. In una fase economica così difficile e con il tasso di disoccupazione destinato a crescere ulteriormente, molte famiglie non sarebbero in grado di reggere questo choc fiscale». A spiegarlo è stato il segretario della Ccgia, Giuseppe Bortolussi che ha ricordato che entro la fine di quest’estate il Governo Letta deve definire l’applicazione di tre imposte: Imu, Iva e Tares. E nel caso la maggioranza di governo non dovesse reggere, il rischio che si corre è il seguente: i proprietari della prima casa dovranno versare entro il 16 settembre la prima rata Imu e a dicembre il saldo. Anche i proprietari di terreni, fabbricati rurali e alle unità immobiliari appartenenti alle cooperative a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale saranno chiamati al pagamento dell’imposta. Pertanto, ai 4 miliardi di Imu relativi all’abitazione principale se si aggiungono altri 770,6 milioni. Dal primo ottobre è poi previsto l’aumento dell’aliquota ordinaria Iva che salirà dal 21 al 22%. Per i soli tre mesi di quest'anno si sarebbe chiamati a pagare un miliardo di euro in più. Infine è previsto che la nuova imposta sull’asporto rifiuti dia un maggior gettito, rispetto al 2012, di 1,94 miliardi di euro. Un miliardo è dovuto dalla maggiorazione prevista dalla nuova tassa per la copertura dei servizi indivisibili dei Comuni: pertanto, i contribuenti pagheranno 0,3 euro al metro quadrato. I restanti 943 milioni di euro sono stati da stimati quale aggravio minimo corrispondente alla differenza tra il costo del servizio di smaltimento rifiuti (derivante dal bilanci dei Comuni) e il gettito Tia/Tarsu contabilizzato l’anno scorso. Si ricorda che il gettito della Tares deve assicurare l'integrale copertura del costo di asporto e smaltimento dei rifiuti, obbligo che la Tarsu non prevedeva». Tutto questo in un momento nel quale nonostante i segnali di ripressa si stiano lentamente affacciando le aziende sono ancora in stato comatoso. Soprattutto le micro aziende. Secondo uno studio della Cna a fine 2013 il numero di micro-imprese potrebbe ridursi ulteriormente di quasi 40 mila unità, scendendo sotto quota 1,4 milioni, ai livelli di 13 anni fa. A rischio sono oltre 100 mila posti di lavoro. E in Liguria il 58% delle imprese che hanno chiuso sono artigiane. Insomma spingere il pulsante dell’autodistruzione del governo ora può vanificare gli sforzi fatti finora e innescare una spirale distruttiva difficilmente arrestabile. A chiedere un po’ di chiarezza sui nodi fiscali sul tavolo di Saccomanni e di Letta è stato ieri anche Nunzio Bevilacqua dell’’Associazione Nazionale Studio Problemi Credito (Anspc): «Le famiglie italiane stanno pagando, assieme alle Pmi, il prezzo più alto di un’estenuante attesa sugli esiti di decisioni, riguardo Imu, Iva e Tares, ancora tutt’altro che scontate. Se le ipotesi di razionalizzazione potrebbero portare verso lidi finanche più iniqui di una semplice eliminazione Imu con ripristino dell’Ici, l’introduzione di tasse onnicomprensive sui servizi potrebbero nascondere, nella minore trasparenza da aggregazione, ulteriori aggravi sui cittadini».
Se Letta cade l’Italia paga un conto da 7 miliardi
Cgia Le dimissioni del governo costerebbero ai cittadini la prima rata dell’Imu, l’avvio della Tares e l’imposta sui consumi
