Politica

La data delle primarie manda in tilt il Pd

Ancora confusione su quando si svolgerà l’elezione del nuovo segretario Sullo sfondo il ruolo di Renzi e le mosse del Cav. Ed Epifani vede Napolitano

Non c’è certo bisogno di prove documentali per capire lo stato confusionale in cui versa il Pd. Ma di sicuro aiutano. Così, a meno di 24 ore di distanza dalla direzione che ha fissato la data delle primarie senza in realtà fissarla, il caos regna sovrano. E a dimostrarlo arrivano le dichiarazioni dei due vicepresidenti dell’Assemblea Nazionale. Cioè proprio quelli che, da statuto, dovrebbero convocare il congresso. La prima a parlare è Marina Sereni che poi sarebbe colei che giovedì sera, rispondendo alla domanda dell’ex senatrice Magda Negri, aveva evocato la data del 24 novembre. Il giorno dopo la versione ufficiale è un po’ diversa: «Per quanto mi riguarda con la convocazione dell’Assemblea del 20 e 21 settembre prossimi si apre la fase congressuale. La direzione ha confermato, a partire dalla relazione di Epifani, la decisione di tenere il Congresso nei tempi previsti dallo Statuto. La Commissione sulle regole ha lavorato positivamente e si può arrivare ad una proposta condivisa. Sarà dunque l’Assemblea, che è ovviamente sovrana, a dettagliare modalità e calendario definitivo». Parole in linea con la versione della segreteria del partito. Non la pensa così il collega Ivan Scalfarotto: «Come a domanda diretta ha spiegato bene la mia collega Marina Sereni, la Direzione nazionale del partito di ieri ha preso atto della proposta del Segretario Epifani di convocare l’Assemblea nazionale il 20 e 21 settembre e le primarie per l’elezione del nuovo segretario nazionale il 24 novembre. La data era stata già evocata da Dario Franceschini nella riunione della direzione della scorsa settimana ed è stata ribadita inequivocabilmente, senza che nessuno dei suoi componenti avanzasse alcuna osservazione». Tocca a Negri che con la sua domanda ha scatenato la discussione, cercare di chiudere il dibattito. «A me sembra una roba da bambini, infantile - dice all’ Adnkronos -. Ho chiesto di poter fare una domanda e ho detto: "Sono contenta della data di inizio del percorso congressuale con l’Assemblea il 20 e 21 settembre, ma confermiamo il 24 novembre per le primarie? Epifani non ha parlato, ma è stata la Sereni a fare la data del 24, e poi il segretario ha annuito. Possono confermarlo tutti i presenti. Mi pare una vicenda normale, non facciamo come i bambini. E poi questo 24 non è mica la data della nascita di Cristo, se non è il 24 si farà il 30. Non cambia niente». In effetti l’intera discussione appare piuttosto surreale. Anche se è chiaro che il punto non è il calendario ma il nodo politico che si nasconde dietro di esso. Che ha sempre lo stesso nome: Matteo Renzi. Nel partito, non è certo un segreto, esiste un fronte (sempre più minoritario) che prima di lanciarsi nella battaglia congressuale preferirebbe capire che ne sarà del governo. Vorrebbe capirlo anche Giorgio Napolitano che, oltre a lavorare per «contenere» l’esuberanza di Silvio Berlusconi, sta cercando di stringere un accordo con il sindaco di Firenze. Sul primo punto le «colombe» del Pdl sono fiduciose e si aspettano segnali dal Quirinale («bisogna solo vedere cosa chiederà in cambio il Capo dello Stato» sentenzia un parlamentare vicino al Cav). Sul secondo la strada è più in salita. Napolitano vorrebbe infatti garanzie che, una volta conquistata la leadership del Pd, Renzi se ne stesse buono permettendo a Letta di arrivare fino al 2015. Ma al momento non c’è alcun patto siglato. Anche perché le mosse di Berlusconi restano imperscrutabili. Dal governo assicurano che la polemica sull’Imu, nonostante l’ex premier speri di poterla utilizzare per andare alle urne in autunno, si spegnerà nelle prossime settimane. Se nel frattempo arrivassero anche i tanto attesi «segnali» dal Colle, l’unico «ostacolo» alla sopravvivenza dell’esecutivo sarebbe Renzi. Diverso invece lo scenario qualora tutto precipitasse. A quel punto il sindaco di Firenze potrebbe correre candidato premier con Letta nei panni di ministro di peso del governo. Ma è chiaro che la sua sarebbe una candidatura più «debole». Sia perché le elezioni, probabilmente, si celebrerebbero con il Porcellum, sia perché dovrebbe fare i conti con una bella fetta di «nemici interni» (gli stessi che potrebbe «debellare» con due anni da segretario). Tutto quindi si gioca in quel triangolo che unisce Matteo, Re Giorgio e il Cavaliere. Anche se Epifani non sta certo a guardare. Ieri, accompagnato dai capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda, ha incontrato il Capo dello Stato. Con sé ha voluto anche Anna Finocchiaro. L’incontro, è servito per fare il punto sulla situazione politica e parlare di riforme (da qui la presenza della Finocchiaro). Ma la partita, ormai, si gioca altrove.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.