Non c’è una data. Anzi c’è. Forse no. Non si capisce. La Direzione nazionale del Pd si riunisce per l’ultima volta prima della pausa estiva. E scatena il caos. Al centro del dibattito, inutile dirlo, il congresso e le primarie che dovranno decidere il prossimo leader del partito (e forse dell’intero centrosinistra). Le previsioni della vigilia non erano incoraggianti. Soprattutto per Matteo Renzi e per tutti quelli che, da settimane, chiedono a gran voce che venga indicata una data precisa. «Finirà con un nulla di fatto, un rinvio» ripetevano un po’ tutti. Così è stato almeno nella prima parte della riunione. Quella che ha visto le relazioni del segretario Guglielmo Epifani e del premier Enrico Letta. Il primo, dopo aver spiegato che «questa situazione richiede che il governo possa procedere senza logoramenti e fibrillazioni»; dopo aver indicato il suo «programma» per l’autunno (scuola, investimenti produttivi, ammortizzatori sociali, esodati, riforma del patto di stabilità dei comuni); dopo aver assicurato che su Imu e Iva «cerchiamo soluzioni logiche e compatibili» e aver invitato il centrodestra a scegliere «se concorrere a un obiettivo di cambiamento o far prevalere logiche di parte», ha fatto il tanto atteso annuncio. «Il congresso deve aiutare a definire un progetto per l’Italia e una speranza per un Paese che l’ha persa. Confermo tutto - ha concluso -: tempi e funzione del congresso. La commissione ha fatto uno sforzo molto serio di condivisione che consentirà di consegnare all’assemblea nazionale, convocata per il 20 e 21 settembre, le proposte di modifica delle regole congressuali». Apriti cielo. I «renziani» hanno immediatamente cominciato a polemizzare su Twitter. «#pd Epifani - ha scritto Paolo Gentiloni -: save the date, 20 e 21 settembre. Ma non è il Congresso, solo l’assemblea che dovrebbe fissarne le regole». Più ironico il collega Davide Faraone: «Toccati tutti i punti dello scibile umano le date del #congressoPd sono sempre quelle dell’altra volta #quali? #distratto». Nel frattempo prendeva la parola Enrico Letta. Un relazione con alcuni messaggi chiari: l’alternativa al governo sono le elezioni ma votare con il Porcellum significa riproporre la necessità di nuove larghe intese, bisogna tenere politiche distinte dalla politica, i timidi segnali di ripresa hanno bisogno di essere sostenuti, il semestre di presidenza dell’Ue non è «un espediente per far vivere il governo sei mesi in più». Niente da fare. L’attenzione dei presenti è ormai catalizzata da un unico argomento: la data del congresso. Per questo, appena Letta termina, Magda Negri interviene e chiede se, come detto nell’ultima direzione, la data delle primarie è confermata per il 24 novembre. La «sventurata» Marina Sereni risponde: sì. Tutto finito? Neanche per sogno. Passano pochi minuti e il partito dirama una nota ufficiale: «l’Assemblea Nazionale discuterà di regole e data dei congressi (locali, regionali e nazionale). L’indicazione politica è di fare il tutto, compatibilmente con le modifiche statutarie che si deciderà di adottare, entro novembre». Tradotto: la data del 24 novembre è auspicabile ma non sicura. La polemica riparte. Antonio Funiciello, componente renziano della segreteria, attacca: «Una nota del partito non può smentire quanto successo davanti a 300 persone. Questo vuol dire che le primarie ci saranno il 24 novembre. Non si può scherzare». Anche l’altro vicepresidente dell’Assemblea nazionale, Ivan Scalfarotto, colui che in teoria dovrà ufficialmente convocare il congresso conferma: primarie il 24. Ma il giallo resta. Anche perché due mesi sono veramente pochi per svolgere tutte le formalità previste dal regolamento. Nel 2009, per capirsi, dall’Assemblea (26 giugno) all’elezione del segretario (25 ottobre) passarono 4 mesi. Salvatore Vassallo, uno di quelli che ha contribuito a stilare lo statuto assicura: «Non è impossibile. È vero, ci sono due turni di votazione: uno solo per gli iscritti e uno più ampio. Ma i tempi sono comprimibili, bastano degli accorgimenti regolamentari». Cioè basta volerlo. Ed è proprio questo il problema.
Il Pd fa le primarie a novembre. Forse
In Direzione spunta la data del 24, il partito non conferma: si decide il 21 settembre. Ma due mesi sono troppo pochi per fare tutto
