Politica

Soldi ai partiti, rinvio a settembre

Slitta l’esame del provvedimento che taglia i rimborsi elettorali Tesorieri scettici sul piano del governo. Pronte le modifiche al testo

Ci speravano in parecchi anche se ci credevano soltanto in pochissimi. E infatti il provvedimento, preparato dal governo, che taglia i rimborsi elettorali e prevede (almeno sulla carta) una diminuzione dei costi della politica slitta a settembre. Sarà esaminato dal Parlamento soltanto alla metà del mese, dopo che deputati e senatori saranno tornati dalle ferie. Nonostante le insistenze del MoVimento 5 Stelle la maggioranza ha deciso per il rinvio. Nella riunione dei capigruppo di ieri i pentastellati avevano chiesto di esaminare venerdì la legge sul finanziamento anche con una seduta fiume. La proposta, però, non è stata nemmeno messa ai voti in quanto di minoranza. I partiti si sono presi più tempo per riflettere. Del resto il disegno di legge preparato dall’esecutivo non piace ai tesorieri. Prevede di abolire i rimborsi elettorali nel 2017, con una diminuzione progressiva nei prossimi quattro anni. In realtà il finanziamento pubblico ai partiti è stato cancellato con il referendum del 1993. Votò per l’abolizione il 90,3 per cento degli italiani. Ma dopo pochi mesi il Parlamento ha aggirato la consultazione dando vita ai «rimborsi». Finti rimborsi, visto che per un euro speso, i partiti ne hanno avuti indietro quasi quattro. È stata la Corte dei conti a mettere in fila i numeri. Dal 1994 al 2008 per le elezioni regionali, europee e politiche (quelle che prevedono i rimborsi) i partiti hanno avuto 2,2 miliardi di euro benché abbiano presentato spese documentate per 579 milioni. Una situazione insostenibile. Il provvedimento del governo Letta prevede l’addio ai rimborsi ma, allo stesso tempo, assegna ai partiti immobili gratis. I tesorieri di Pd e Pdl sostengono che la norma non sarà applicabile, semplicemente perché lo Stato non ha beni immobili da «regalare» ai partiti. Il testo stabilisce anche che i cittadini possano finanziare i partiti con il 2 per mille sulle dichiarazioni dei redditi e con donazioni. Qui il Pd e il Pdl si dividono. I primi vorrebbero, infatti, mettere un tetto, i secondi no. Vorrebbero poi che il testo fosse modificato anche in altre parti. Il rinvio della discussione a settembre ha inevitabilmente provocato malumori. Soprattutto dalle parti del MoVimento 5 Stelle (l’unico che ha rifiutato i rimborsi elettorali, pari a 42 milioni di euro, e ha restituito una parte rilevante degli stipendi). Protesta il vicepresidente di Montecitorio, Luigi Di Maio: «A maggio c’era un titolo di giornale in prima pagina che recitava "Letta mette a dieta i partiti". Si riferiva al disegno di legge per l’abolizione dei rimborsi elettorali ai partiti. Bene: non solo quel disegno non è mai stato votato, ma addirittura è stato rinviato ancora una volta, nonostante l’avremmo dovuto votare venerdì. Questa maggioranza è la "scuola politica del rinvio": come fregare i cittadini con annunci e proclami» ha scritto su Facebook. Attacca anche il deputato, sempre del M5S, Riccardo Fraccaro: «La casta colpisce ancora. Pd, Pdl e tutti gli altri partiti si sono messi di traverso all’approdo in aula del ddl sul finanziamento pubblico per tenersi stretto il malloppo. Come è emerso chiaramente in prima Commissione, il rinvio a settembre serve solo per trovare il modo di depenalizzare il finanziamento illecito. Stanno gettando benzina sul fuoco dell’esasperazione sociale». In effetti, l’ultima rata (è la prima delle elezioni politiche e regionali 2013) è arrivata nelle casse dei partiti a fine luglio: 91 milioni di euro in tutto. Anche il sindaco di Firenze Matteo Renzi spiega: «Aver rimandato l’esame sul finanziamento pubblico ai partiti è stato un clamoroso autogol». Prova a tranquillizzare tutti il capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali della Camera, Emanuele Fiano: «La discussione sul disegno di legge del governo sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti sarà in aula il 10 settembre prossimo, come stabilito all’unanimità dalla Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, e questo spostamento non cambia in alcun modo le nostre opinioni su quella proposta né sugli emendamenti presentati. In particolare, il Pd non darà mai il proprio voto favorevole a ipotesi di depenalizzazione di illeciti finanziamenti né consideriamo possibile non prevedere nel testo un tetto alle erogazioni liberali previste nella legge. Si tratta di un provvedimento molto complesso che cambierà la vita dei partiti italiani e che richiede comprensibilmente un tempo lungo di discussione ma manterremo la parola data di approvarlo in Parlamento».

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