Le larghe intese sono appese a un filo. A Berlusconi conviene restare azionista del governo Letta ma per una parte del Pdl e per il Pd la tentazione del voto anticipato cresce. I falchi del centrodestra si fanno sentire. Sono convinti che il Cavaliere potrebbe ancora una volta sfruttare la situazione a suo favore. Tenteranno di trovare una via d’uscita, di recuperare l’«agibilità politica» per il proprio leader. Comunque vada punteranno alle elezioni, in caso avanzando la leadership di Marina Berlusconi. E cercando di prendere alla sprovvista i Democratici, impegnati in un estenuante e inutile confronto sulle regole del congresso. Nel centrosinistra le cose non vanno molto meglio. Massimo D’Alema non parla a vanvera. Ieri in un colloquio con «l’Unità» ha detto: «Serve una seria verifica, bisogna cioè fare il punto e arrivare a una stretta». Anche lui, ironia della sorte dopo Matteo Renzi, comincia a mettere in dubbio la reale efficacia del governo guidato da Enrico Letta. Ha detto ancora: «Si deve precisare la mission di questo governo, stabilendo tempi e priorità». Parole che lasciano supporre che l’ex premier di centrosinistra abbia già fatto i conti. Certo la cancellazione del Porcellum resta la prima cosa da fare. «Siamo a un passaggio delicato» e «tornare a votare senza aver cambiato la legge elettorale sarebbe un atto folle» spiega D’Alema. Ma le elezioni sono un orizzonte evidente. Inoltre, per evitare che Sel e, soprattutto, il MoVimento 5 Stelle possano rosicchiare consensi ai Democratici, nel Pd cresce il fronte di quelli che vorrebbero discutere subito del conflitto di interessi e dell’incandidabilità di Berlusconi. Il risultato per il governo è letale. Non è un caso che negli ultimi due giorni l’esecutivo sia andato «sotto»: l’altroieri sull’ordine del giorno che proponeva l’abolizione della tassa sui telefonini, ieri, durante l’esame del decreto «Fare», su un emendamento sull’accesso ai concorsi in magistratura. Saranno mesi difficili. C’è soltanto da augurarsi che i partiti non ragionino ancora una volta pensando più al loro interesse particolare che a quello del Paese, che ha bisogno di uscire dall’instabilità. Ma non sarà una passeggiata. Già il fatto che Pd e Pdl abbiano rinviato per l’ennesima volta l’esame del provvedimento che cancella i rimborsi elettorali e che prevede la stretta sui costi della politica non fa ben sperare. Nelle divisioni e nei contrasti che attanagliano sia il Pd sia il Pdl si regge il destino del governo Letta. Finché non prevarranno gli appetiti di quelli che vogliono le urne l’esecutivo è «condannato» a durare. Ma un governo-parcheggio delle forze politiche può andare lontano? Ha ragione Letta a non porsi la questione e a cercare di mettere in sicurezza il Paese, per quanto si può. Oggi si riunirà il Consiglio dei ministri. E guarderà avanti. Ma ha ragione anche Renzi a spronare l’esecutivo, a spingere perché il Paese vada avanti, tentando di raggiungere una normalità che, per ora, resta piuttosto lontana.
Le larghe intese appese a un filo
ElezioniNel Pd e nel Pdl cresce la tentazione di andare al voto D’Alema: «Verifica di governo e va cambiata la legge elettorale»
