Politica

Il senso dello Stato sfugge al Pd

dii Francesco Perfetti - Il presidente del Consiglio ha dichiarato di non avere intenzione di "farsi logorare". Non è una minaccia, come potrebbe sembrare a prima vista, di possibili o annunciate...

Il presidente del Consiglio ha dichiarato di non avere intenzione di "farsi logorare". Non è una minaccia, come potrebbe sembrare a prima vista, di possibili o annunciate dimissioni. È al contrario la malinconica ammissione che la fase di logoramento del suo governo è già iniziata. Del resto, il fatto stesso che l'esecutivo sia finito in minoranza su un emendamento e su un ordine del giorno sui quali aveva dato parere sfavorevole e, come se non bastasse, il rinvio a settembre, dopo la pausa estiva, dell'esame dei provvedimenti sul finanziamento pubblico dei partiti e contro l'omofobia sono fatti indicativi dello stato di "cattiva salute" del governo. Più che dalle temute conseguenze della sentenza di condanna di Berlusconi nel processo Mediaset, il presidente del Consiglio è costretto a guardarsi le spalle dai tanti Bruto che sono cresciuti nella foresta del centro-sinistra e che non vedono l'ora di archiviare la stagione delle cosiddette "larghe intese". Per costoro - per coloro che inseguono una ipotesi alternativa di governo con i grillini ovvero per coloro che puntano alla conquista della leadership del Pd - il caso Berlusconi è soltanto il pretesto occasionale per drammatizzare la situazione, far cadere il governo e, alla fin fine, impedire una legittimazione reciproca di centro-destra e centro-sinistra. Le dure e più volte ribadite dichiarazioni di Guglielmo Epifani sulla necessità di far uscire dalla scena politica il leader del Pdl sono emblematiche. Gettano benzina sul fuoco. E, a ben vedere, suonano come l'esatto contrario delle pure più volte ribadite affermazioni di Letta sulla inesistenza di una maggioranza alternativa all'attuale. Sembrano voci dal sen fuggite per vellicare la pancia dei pasdaran del centro-sinistra e della sinistra. O, ancora, per provocare una reazione da parte del centro-destra alla ricerca di una soluzione che garantisca l'agibilità politica del suo leader. In ogni caso sono dichiarazioni, dal punto di vista della stabilità politica, irresponsabili. È probabile, ma non è detto, che, in questa situazione, il governo, ormai appeso a un filo tenuissimo, possa superare l'estate. È probabile, si diceva, ma non scontato perché, da che mondo è mondo, se, per un verso, il miraggio dei bagni marini o delle ristoratrici passeggiate in montagna funge da calmante per i bollenti spiriti, per un altro verso è proprio nella stagione del solleone che, anche a livello internazionale, sono maturate ed esplose le più grandi e talora devastanti crisi politiche, economiche e finanziarie. Chi vivrà vedrà, comunque. Per ora quello che si registra è un pericoloso innalzamento della temperatura. E un progressivo scivolamento, portato avanti soprattutto da alcuni settori del Pd oltre che naturalmente dai partiti di opposizione, verso una "drammatizzazione" della lotta politica fondata sulla "demonizzazione" dell'avversario e della sua esclusione dal gioco stesso della dialettica parlamentare. Sotto un certo profilo, si sta cercando di riprodurre, sotto mentite spoglie, la situazione che, a partire grosso modo dagli anni Sessanta, imbalsamò il sistema politico attorno all'idea di un "arco costituzionale" che, fondato sull'antifascismo eretto a ideologia, doveva garantire la "legittimazione" politica. In sostanza è un tentativo, forse anche inconsapevole, di vera e propria "restaurazione politica" che all'antifascismo sostituisce l'antiberlusconismo per mettere fuori gioco forze non gradite e assicurare una continuità di potere al centro-sinistra e alla sinistra. I rinnovati appelli al cosiddetto "patriottismo costituzionale" e i veti opposti agli auspici del presidente della Repubblica sulla riforma della giustizia rientrano in questo quadro. È un gioco pericoloso che si sta consumando sulla pelle degli italiani. E sul loro futuro. La messa in crisi del governo Letta non sarebbe soltanto, in questa prospettiva, l'esito di una "congiura politica" ordita dal Pd per celare la resa dei conti delle sue varie e inconciliabili anime, ma sarebbe qualche cosa di più. Significherebbe la fine, sì, delle "larghe intese" ma anche una smentita delegittimante del Quirinale che questo governo ha voluto con determinazione. A riprova, come volevasi dimostrare, della mancanza di senso dello Stato della sinistra.

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