Io sono altro. Io sono altrove. A sentire le bordate che, alla vigilia della direzione del partito, lancia contro Letta, Epifani e Pd, sembra veramente che Matteo Renzi sia altro e altrove. O forse il sindaco di Firenze è uno dei tanti Bruto (come li definisce il nostro Francesco Perfetti nel suo commento) che «le sentenze si rispettano» e le «leggi sono uguali per tutti» e allora il governo delle larghe intese è al capolinea. Per carità, invita Letta ad andare avanti e «fai quello per cui sei stato eletto per farlo, le riforme, se non sei in grado, non cercare alibi fuori dal Parlamento». Dopo essere stato in silenzio per tre settimane, con il suo discorso alla Festa del Pd di Bosco Albergati, Renzi conferma l’idea di andare al voto ma senza troppa fretta perché un’accelerazione dei tempi potrebbe far saltare il congresso e le primarie e quindi facilitare una ricandidatura di Letta a premier (visto anche il gradimento nei sondaggi) ed Epifani alla guida del partito. Un’ipotesi poco gradita, tant’è che Renzi attacca chi del Pd ha una visione vecchia, legata alla tessera: «Dobbiamo inventarci un partito diverso», senza puzza sotto il naso e che prova a conquistare i delusi del Pdl e di Grillo che definisce «il principale sponsor del governo a larghe intese, perché ha paura di far cambiare le cose». L’ex rottamatore non dimentica di citare Berlusconi e sottolinea che il compito del Pd è quello di salvare l’Italia partendo dal rispetto delle leggi. E allora arriva la botta anche per Epifani: «Sono venti anni che stiamo aspettando Berlusconi. Almeno il congresso del Pd possiamo farlo senza di lui. Fissiamo la data e non passiamo tempo a come cambiare le primarie». Anche Massimo D’Alema, ieri, ha sottolineato la necessità di tener fede al patto con lo statuto Pd. Ovvero celebrare il congresso. Cita Ligabue dicendo che dopo vent’anni persi «ora tocca a noi», ma a parte la frase che a sinistra ripetono tutti come un mantra, le sentenze vanno rispettate, Matteo Renzi ignora il tema della riforma della giustizia e quindi la necessità di ristabilire l’equilibrio tra i due poteri, politica e giustizia. Come dire, un altro a sinistra che ignora l’esigenza ribadita con forza dall’inquilino del Quirinale. Lo stesso che ha benedetto il governo delle larghe intese e delle grandi insoddisfazioni.
Il rottamatore diventa Bruto
di Sarina BiraghiIo sono altro. Io sono altrove. A sentire le bordate che, alla vigilia della direzione del partito, lancia contro Letta, Epifani e Pd, sembra veramente che Matteo Renzi sia altro e...