Politica

Comizi di dolore

di Massimiliano Lenzi - Per la Presidente della Camera è una questione di genere. Non di uomo & donna si parla stavolta, ma di genere televisivo. Laura Boldrini è intervenuta, ieri, sulle pagine...

Per la Presidente della Camera è una questione di genere. Non di uomo & donna si parla stavolta, ma di genere televisivo. Laura Boldrini è intervenuta, ieri, sulle pagine di Repubblica per dire la sua sopra un programma tv che verrà, The mission, tema il dramma dei rifugiati e la partecipazione di personaggi più o meno famosi. Del programma che andrà in onda su Rai Uno non si conosce quasi nulla, comunque la Presidente scrive: "L'anno scorso quando ero portavoce dell'Unhcr (ndr, l'Agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati) partecipai ai primi contatti con la Rai per un programma che rendesse comprensibile ai telespettatori il dramma dei rifugiati. Ma non pensavamo certo a un reality con i vip come indicherebbero le anticipazioni su The mission di questi giorni". Domanda: a cosa pensava la Boldrini? Alla domanda sul programma dei desideri risponde la stessa Presidente della Camera nella lettera di ieri. "Sull'esempio di analoghe trasmissioni prodotte da tv di altri Paesi si ipotizzò una trasmissione che avesse l'obiettivo di rendere più comprensibile all'opinione pubblica italiana la condizione vera dei rifugiati, troppo spesso e troppo sbrigativamente raffigurati come una minaccia alla nostra sicurezza. In particolare venne da me suggerito un format australiano molto apprezzato, in cui ad essere coinvolte erano persone comuni, con idee molto diverse tra loro in tema di asilo, e comunque non certo vip. Si pensava dunque ad un'operazione di sensibilizzazione e non ad un reality". Ora qui dobbiamo intenderci. Il reality è un genere della televisione, in sé quindi né buono né cattivo e la cui caratteristica principale non è la presenza dei vip. Le prime edizioni del Grande Fratello, che è un reality, erano infatti piene di sconosciuti/e. Perciò quello che dovrebbe comprendere la Boldrini è che se si sceglie un format per raccontare il dramma dei rifugiati e sensibilizzare la gente al problema, si esce comunque dal genere del giornalismo di realtà, del reportage - che sono in tv altra cosa - per entrare in altro genere. Con o senza vip. Nel gennaio 2009 l'Unicef, a Roma, tenne la sua Assemblea nazionale - quella dell'allarme "serve un miliardo di dollari contro la fame nel mondo". L'Ansa, nel raccontare come era andata, riportò pure un passaggio in cui parlava della "proposta di Unicef di realizzare un reality tv 'umanitario' siglato Unicef. Sono, infatti, in corso contatti per il progetto che consisterà in un bando rivolto a tutti i ragazzi italiani per un reality inedito in una missione dell'Unicef nel sud del mondo. I ragazzi potranno vedere con i loro occhi cosa succede a milioni di loro coetanei nei Paesi poveri, e al loro ritorno racconteranno a casa, a scuola e agli amici la loro esperienza". La misura della serietà di un programma televisivo che si vorrebbe sociale e civile nei fini non si ha quindi da vip sì o vip no. E neppure dal tipo di genere scelto. Si ha dalla costruzione del prodotto, dalla sua qualità, dal rigore e dall'oggettività del racconto. Meglio sarebbe stato, anziché mettersi a citare format australiani, che la Boldrini avesse proposto un racconto giornalistico a puntate. Il modello la Rai ce l'ha già, basterebbe adattarlo al diverso tema: sono i Comizi d'amore di Pier Paolo Pasolini, narrazione mirabile dell'Italia che cambiava attraverso il costume, l'amore e le abitudini sessuali. Perché non realizzare un Comizi di dolore, facendosi raccontare dai rifugiati i loro drammi, facendoli vedere e andando noi - con personaggi di rilievo, grandi scrittori (ma ne abbiamo ancora?) o persone comuni (come piacerebbe alla Boldrini) - a raccontare i Paesi da dove provengono. Lasciamo l'Australia - terra smisurata rispetto all'Italia per dimensione e con bassa densità di abitanti - alle sue specificità. E facciamo, per una volta, un nostro format. La Rai tra l'altro potrebbe beccarsi due mission in una: quella di servizio pubblico, che la Presidente Anna Maria Tarantola e il Direttore generale Luigi Gubitosi vogliono sempre più stringente e di riferimento. E la novità nella tradizione di quella che - nonostante tutti gli acciacchi - è ancora la più grande industria culturale italiana. Cade a fagiolo, quest'anno, la ricorrenza dei cinquant'anni dall'inizio delle riprese di Comizi d'amore (che andò poi in onda nel 1965). La mission non è impossibile.

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