«Le parole di Esposito dimostrano che i processi a Berlusconi presentano costanti anomalie, le più varie e, spesso, inusuali. Ora aspettiamo le motivazioni. Se ci fossero riferimenti a testimoni mai sentiti nel processo si potrebbe aprire la strada per un altro ricorso». Francesco Paolo Sisto, deputato del Pdl e presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, non usa giri di parole per commentare l’intervista del Presidente della sezione feriale della Cassazione. «È la prova - spiega - che la serenità spesso si distrae quando dai processi passa Silvio Berlusconi...». Onorevole Sisto, cosa pensa delle parole del presidente Esposito? «Sono state inopportune, per usare un eufemismo, su tre versanti. Innanzitutto su quello del ruolo del giudice che parla dopo la sentenza e prima della pubblicazione delle motivazioni. In secondo luogo sul piano tecnico: c’è l’imbarazzante inopportunità di aver anticipato alcuni aspetti che potrebbero essere presenti nelle motivazioni, non ancora depositate e forse nemmeno scritte. Infine le parole di Esposito sono inopportune dal punto di vista politico: dimostrano che nei processi a Berlusconi c’è un sistematico abbassamento dei livelli delle garanzie difensive e una febbre mediatica insopportabile». Dal punto di vista giuridico queste dichiarazioni possono avere qualche effetto sull’esito del processo? L’onorevole Saverio Romano ipotizza la revisione del processo... «Non credo che l’intervista da sola sia un elemento idoneo per una simile possibilità. È presto per ipotizzare scenari simili, andrebbe fatta una riflessione più approfondita». Ma è davvero plausibile che la Cassazione abbia utilizzato tre testimonianze che gli avvocati del Cavaliere non conoscevano? «Nel processo penale questa domanda, usando un termine tecnico, verrebbe definita "nociva", perché tende a ottenere una risposta condizionata dalle modalità di formulazione del quesito. L’ipotesi delle tre testimonianze dovrebbe trovare riscontro nelle motivazioni della sentenza, altrimenti si parla del nulla. Aggiungo che l’art. 625 bis del Codice di procedura penale prevede che l’imputato possa fare ricorso anche in caso di errore materiale o di fatto contenuto nel corpo della motivazione. Il controllo della stessa, quindi, non è assolutamente un fatto secondario». Che provvedimenti potrebbe prendere il ministro Cancellieri contro il presidente Esposito? «Non mi interessano i profili disciplinari. Prendo semplicemente atto che, quando si tratta dei processi di Berlusconi, c’è poco aplomb, per dirla elegantemente, da parte dei giudici. Prima avveniva soprattutto a Milano, ora anche Roma risulta "contagiata". Mi dispiace, perché il 95% dei magistrati fa il proprio dovere in silenzio. Mentre altri del silenzio non sanno fare buon uso». La legge Severino prevede decadenza e incandidabilità per i condannati ad almeno due anni. Perché il Pdl sostiene che non si debba applicare a Berlusconi? «Dipende da come si considera l’incandidabilità. Se rappresenta un effetto penale della condanna non può entrare in gioco la retroattività. Se invece si esclude la matrice penalistica, bisogna allora considerare l’indulto, che può essere applicato relativamente agli effetti non penali. In tal caso la pena per Silvio Berlusconi scende a un solo anno di reclusione (quattro meno tre) e come tale non rientra più nei casi previsti dalla legge. Ecco perché la decisione della Giunta per le Elezioni del Senato non può essere una semplice bollinatura, ma un giudizio serio e delicato. Inoltre bisogna, a mio avviso, come detto, aspettare le motivazioni. Sia chiaro: non sono distillari di verità giuridica, ma temi che obbligatoriamente vanno approfonditi. La Giunta si riunisce stasera. Cosa accadrà? «Mi risulta si dovrebbe occupare solo del tema dell’ineleggibilità legato al Molise; della decadenza credo si parlerà dopo la pausa estiva». Se la legge-Severino presentava tutti questi problemi perché il Pdl l’ha votata? «Se si è approvata una norma non vuol dire che poi non si possano fare obiezioni alla stessa. Certi nodi emergono solo con l’applicazione delle leggi». Di grazia si parla sempre meno. A Berlusconi «restano» le opzioni amnistia, indulto, commutazione della pena. Quali reputa le più probabili? «Un’altra domanda "nociva". Non parliamo di quello che è ancora lontano ed ipotetico, il primo snodo è la Giunta del Senato. Sarebbe molto grave, in quella sede, lasciar decidere alla "pancia", sono sicuro che prevarrà la razionalità ed il senso di responsabilità. Su tutto quello che verrà dopo, si vedrà quando sarà il momento». C’è davvero la possibilità che il Cavaliere finisca in carcere? «Berlusconi è un uomo straordinario e nelle sue scelte, anche se apparentemente imprevedibili, riesce sempre a trovare le ragioni più profonde e razionali». Anche Sallusti «voleva» andare in carcere, ma non ci è riuscito... «Intanto le istanze le dovrà formulare la difesa. Se non lo farà, se non sceglierà né domiciliari né servizi sociali, il provvedimento dovrà necessariamente essere eseguito. Alla fine, come giusto,in politica e non, la "linea" la traccerà Silvio Berlusconi. E noi gli saremo al fianco».
«Frasi gravemente inopportune Sono la prova dell’accanimento»
IntervistaSisto (Pdl): «Se nelle motivazioni si facesse riferimento a nuovi testimoni si potrebbe fare ricorso contro la sentenza»
