Messi a dieta dai tempi della Cassazione, che ha condannato definitivamente Silvio Berlusconi per frode fiscale ma ne ha praticamente ritardato gli effetti con un supplemento processuale per il calcolo della pena accessoria dell’interdizione, gli avvoltoi della crisi hanno perso letteralmente la testa. E pretendono addirittura che la perda anche il presidente della Repubblica, visto che mostrano segni di crescente insofferenza verso le sue sacrosante preoccupazioni per la stabilità politica e istituzionale. A tutela della quale i capigruppo parlamentari del Pdl gli hanno chiesto di garantire l’agibilità politica del loro leader. Che rimane tale, cioè un leader, per quanto possa rischiare di finire persino in carcere, dove lo vorrebbero in una strana sintonia gli avvoltoi di sinistra e la "pitonessa" Daniela Santanchè. I primi per la voglia spasmodica di vederlo in catene davvero, incitando i giudici competenti a negargli le misure "alternative" degli arresti domiciliari o dell’affidamento ai servizi sociali, cui avrebbe diritto per i dodici mesi della pena detentiva non coperti dal condono. L’altra per sfidarli lucidamente sul terreno più odioso e per essi funesto. Oltre e prima di Berlusconi, finirebbe infatti dietro le sbarre l’immagine di un Paese in cui sono ormai saltati tutti gli equilibri immaginati dai padri costituenti. Che la sinistra giustizialista ha tradito lasciando commissariare la politica da un potere giudiziario onnipotente e autoreferenziale. E mobilitandosi in questi giorni contro la prospettiva di una riforma della giustizia significativamente indicata dal capo dello Stato proprio dopo il verdetto della Cassazione sull’ex presidente del Consiglio. Questo Paese purtroppo ha cessato da tempo di essere normale. E non lo salveranno di certo le panzane, ormai, che lorsignori continuano a dire e a scrivere sull’indipendenza e autonomia della magistratura, sulla obbligatorietà dell’azione penale e sulla sovranità affidata dalla Costituzione "al popolo". Ma in realtà finita nelle mani di magistrati non a caso refrattari, fra l’altro, alla loro "responsabilità civile", dopo essere riusciti a raggirare quella sancita nel 1987 con un referendum.
L’anormalità di questo Paese
di Francesco DamatoMessi a dieta dai tempi della Cassazione, che ha condannato definitivamente Silvio Berlusconi per frode fiscale ma ne ha praticamente ritardato gli effetti con un supplemento...