Politica

Difesa, un interesse nazionale

di Paolo Messa * - C’è un'Italia che lavora senza farsi troppo condizionare dagli spasmi della crisi della politica interna. È l'Italia dei lavoratori, dei volontari, degli imprenditori e anche l'It...

C’è un'Italia che lavora senza farsi troppo condizionare dagli spasmi della crisi della politica interna. È l'Italia dei lavoratori, dei volontari, degli imprenditori e anche l'Italia delle istituzioni. Mentre già era impazzita la maionese della sentenza di condanna nei confronti di Silvio Berlusconi, si teneva venerdì scorso una riunione del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR), presieduto dal Presidente del Consiglio, Enrico Letta, con la partecipazione del Sottosegretario con delega ai Servizi, Marco Minniti, del direttore generale del Dis, l'ambasciatore Gianpiero Massolo, e dei ministri di Interno, Esteri, Difesa, Giustizia, Economia e Sviluppo economico. Come scritto nel comunicato stampa finale, «ampio spazio è stato dedicato al tema della protezione degli interessi economici italiani, anzitutto dei fattori di competitività e di crescita, intesi come componente fondamentale della sicurezza nazionale». Servizi segreti e governo hanno convenuto che oltre «a sostenere l’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo e ad attrarre investimenti esteri diretti, vengano, al contempo, affiancate adeguate misure di valutazione e di monitoraggio a difesa delle filiere produttive nazionali e del loro patrimonio industriale, tecnologico e scientifico». Apertura massima a chi vuole investire ma anche attenzione a chi vuole depredare. Uno dei settori strategici per definizione è quello della difesa. L'amministratore delegato di Finmeccanica, Alessandro Pansa, lo aveva spiegato ai senatori della commissione Difesa presieduta da Nicola Latorre: dopo la mancata fusione di Eads (il gruppo franco-tedesco-spagnolo) con l'inglese Bae, il mercato europeo dell'industria della difesa è alla ricerca di un nuovo equilibrio ed è attorno al colosso appena ribattezzato 'Airbus' che si giocano le partite più importanti. La settimana scorsa è stato proprio il Ceo della ex Eads, Tom Enders a presentare il nuovo piano strategico con la riorganizzazione e il nuovo brand. Ieri il britannico Financial Times ha svelato una lettera dell'azionista TCI, un fondo d'investimenti basato a Londra, che chiede di vendere la quota di Dassault (che produce fra l'altro il jet Rafale). Questo documento rischia di mettere in difficoltà il gruppo guidato da Tom Enders ma anche il governo francese. Sul tavolo di Hollande c'è un grande piano di privatizzazioni che esclude però il comparto "strategico" delle industrie della difesa dove i cugini di Oltralpe sono presenti, oltre che con Eads, anche con la citata Dassault, Thales e Safran. L'Italia, per parte sua, non può dirsi del tutto estranea ad un eventuale rimescolamento di carte nel campo francese. Con Thales esiste già una joint venture (con Alenia) mentre Safran, recentemente entrata in Italia grazie ad una commessa di Alitalia, appare molto interessata ad acquisire il ramo Spazio di Avio non entrata nel perimetro dell'acquisizione da parte dell'americana General Electric e nel quale Finmeccanica ha una partecipazione. Fino a che punto il nostro sistema industriale può dirsi alleato o concorrente con quello francese? Come tenere insieme i molteplici interessi che già ci legano o potrebbero legarci ad altri alleati europei o transatlantici? Nel settore della difesa non ci sono scelte di esclusiva assoluta nei confronti di singoli partner però ci sono le scelte e queste debbono avere una loro coerenza e corrispondere ad una visione che è tipicamente politica. Si tratta di scelte che infatti spettano a governo e Parlamento. Se è vero che i partiti vivono una fase difficilissima, non possiamo non riconoscere che esistono istituzioni e loro rappresentanti (citiamo come esempio in positivo per il tema in esame il ministro Mario Mauro o presidenti di Commissione come Casini, Latorre, Mucchetti, Cicchitto ed Elio Vito) che dispongono di strumenti, anche culturali, utili ad affrontare discussioni come queste. Con la consapevolezza che, come accade per gli altri Paesi, è giusto lasciarsi guidare dal principio dell'interesse nazionale, quello italiano. * www.formiche.net

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