Politica

Il Pd per ora resta alla finestra e si fa dettare la linea dal Cavaliere

Attesa Il partito di Epifani attende di capire le mosse di Berlusconi Ma deve subire il pressing di chi rispolvera l’alleanza con il M5S

Parole sentite e risentite. Di nuovo, nel comizio-sit in di Silvio Berlusconi, c’è giusto la passione del condannato che, alla fine, si traduce in un accenno di pianto. Il resto è già stato verbalizzato nel libro che riassume gli ultimi 20 anni di politica italiana. Inevitabile visto il pressing esercitato sul Cavaliere perché calmasse la propria ira. Così al Pd non resta che prendere atto e rimettersi alla finestra. Un’attesa che, col passare dei giorni, diventa sempre più stressante. Anche perché dà l’immagine di un partito mortalmente abbracciato al «pregiudicato» Berlusconi. È lui a dettare la linea. E i Democratici si accodano. A parziale conferma arriva la dichiarazione del responsabile economico Matteo Colaninno: «Il quadro che si è venuto a determinare post sentenza Mediaset impone prudenza assoluta. Ogni valutazione e scelta vanno ponderate con la massima cautela, affidandoci anche alla grande saggezza e reputazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano». Tradotto: la linea del Pd si decide altrove. Non certo una novità di questi giorni. Già dopo il voto i Democratici erano stati costretti a piegarsi alle pressioni esterne. Che in questo momento di confusione tornano a farsi fortissime. Così torna a crescere il numero di chi vorrebbe i Democratici liberi dall’alleanza con il Pdl per legarsi al MoVimento 5 Stelle. Operazione che produrrebbe sicuramente malumori all’interno e all’esterno. E anche per questo Pier Luigi Bersani l’uomo che più di altri, con l’idea di «governo del cambiamento», ha lavorato per un’alleanza Pd-M5S, resta vago: «Altre maggioranze? Sono questioni molto complicate». Fonti vicine ad Epifani, invece, fanno filtrare commenti piuttosto scontati sul Cavaliere: «Guarda solo ai propri interessi»; «mostra la solita doppiezza, da una parte rassicura e dall’altra usa toni inaccettabili»; «è ambiguo». Ma, soprattutto, si spiega che «adesso sono loro che devono dire cosa vogliono fare. Tentano di passare il cerino a noi, ma sono loro che devono chiarire». Insomma, si resta alla finestra. Col rischio che, in settimana, torni a riaprirsi la faida democratica. Mercoledì Matteo Renzi è atteso in Emilia Romagna per partecipare a due feste del partito. I suoi dicono che non parlerà dell’attualità politica. Per il Pd, forse, è peggio.

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