Politica

Pensare un altro centrodestra

di Gennaro Malgieri - Se, come dice un esponente del Pdl, «può saltare tutto, siamo appesi ad un filo», si pone un problema non da poco accanto ai molti altri aperti dalla drammatica vicenda della...

Se, come dice un esponente del Pdl, «può saltare tutto, siamo appesi ad un filo», si pone un problema non da poco accanto ai molti altri aperti dalla drammatica vicenda della decapitazione giudiziaria di Berlusconi. È un problema tutto interno al centrodestra, ma che ha indiscutibili riflessi sulla complessiva vita politica. Semmai dovesse uscire di scena il Cavaliere o, in ipotesi, ridursi a un simbolo non più attivo, a riferimento ideale per come al momento le ristrettezze cui sarà costretto inducono a ritenere, che cosa sarà di quel "mondo moderato", ben più vasto dei confini partitici in cui si è riconosciuto per vent'anni? Inutile tentare di esorcizzare la questione aggrappandosi alle ipotesi più fantasiose che vorrebbero far credere che tutto possa tornare come prima: niente sarà eguale al minuto precedente la pronuncia della Cassazione. Comunque vadano le cose e perfino se dovesse migliorare la condizione personale di Berlusconi (non credo in provvedimenti di clemenza auspicati dai dirigenti del Pdl) per esempio scampando alla decadenza di senatore poiché l'interpretazione della legge risulta controversa, la situazione complessiva di un movimento che in lui si è riconosciuto non può che stravolgersi mutando le dinamiche interne al partito e la composizione stessa della sua struttura identificatasi in un capo indiscusso, essenza ed identità di una linea politica intorno alla quale ha costruito un fenomeno plebiscitario banalmente definito "berlusconismo". In realtà il Cavaliere ha avuto l'intelligenza di interpretare le istanze italiane di modernizzazione che precedevano la sua "discesa in campo". Il fatto che non sia riuscito a trasformare il Paese, nulla toglie al successo che ha riscosso presso masse convinte dalla sua persona a suffragarlo copiosamente. Senza di lui, come organizzazione politica il centrodestra semplicemente non esiste. Continua ad esistere, beninteso, quale potenziale elettorale, ma chi lo rappresenterà, con quali strumenti seduttivi lo convincerà a riconoscersi nella nuova Forza Italia e nei partitini satelliti che con essa dovrebbero federarsi, com'era fino a qualche giorno fa nel progetto dello stesso Berlusconi? In vista di una possibile competizione elettorale in tempi ravvicinati, se il leader non potrà candidarsi, non vediamo chi possa guidare un "esercito" per quanto orgoglioso, comunque privo di un capo (come ha dimostrato di essere Berlusconi nelle ultime elezioni, capovolgendo un risultato ampiamente negativo in una quasi vittoria) e, dunque, dalle ridotte capacità di attrarre consenso. Non aver creato una vera classe dirigente coinvolgendo il territorio e selezionando meritevoli aspiranti attraverso le modalità tipiche della politica tradizionale; aver evitato di articolare per tempo il centrodestra in entità autonome e riconoscibili come era inizialmente il Polo delle libertà federandole e facendo valere le loro diversità nell'armonia di un progetto comune; aver trascurato il necessario impulso a formare giovani lungo le strade di una indispensabile cultura politica; non aver attivato meccanismi di elaborazione di idee tese alla comprensione della modernità e alla ricomposizione di una identità complessa derivante dalla scomposizione di quelle che si erano riconosciute nel Pdl, sono stati alcuni degli errori più gravi che hanno portato alla crisi del centrodestra celata spesso dalla dirompente personalità berlusconiana. Adesso che il contesto è ingarbugliato non è facile affrontare la ristrutturazione di un mondo che guarda con apprensione al suo stesso destino e non trova risposte nelle pur motivate e comprensibili manifestazioni indignate che a difesa del leader in difficoltà si stanno approntando. È tuttavia indispensabile cominciare a pensare ad un altro centrodestra, a ricomporre le fratture che si sono verificate negli ultimi mesi, alle "espulsioni" di fatto dal Pdl di chi non lo meritava, alla salvaguardia di una tradizione storica e culturale che era scritta nelle origini di Forza Italia e grazie ad essa avvenne l'incontro con Alleanza nazionale sulla base di un rinnovamento tutt'altro che velleitario, a cominciare dalla riscrittura di un nuovo patto costituzionale. Impresa ardua, si dirà. Ma se non si supera - e ci vorrà del tempo - il senso di devastazione e di vuoto che si creato nel Pdl, non meno che in altri settori politici tutt'altro che indifferenti a quanto è accaduto, un altro centrodestra, che pure è possibile, non si costruirà e chi vorrà scorrazzerà in praterie senza trovare opposizione e neppure una lacera bandiera.

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