Politica

Il Pd teme la «trappola» del Cav

Epifani e i suoi sanno che Berlusconi sta cercando di creare l’incidente perfetto dando a loro la colpa della caduta di Letta

Il tono delle dichiarazioni è perentorio. La situazione, dopotutto, non ammette incertezze. Il Pdl deve smetterla immediatamente di mettere a rischio il governo. Di violare la «sacralità» del Colle con proposte irricevibili e attacchi «eversivi», spiegano i Democratici. Un avvertimento cui, immediatamente, si aggiunge un moto di orgoglio: noi comunque siamo pronti a tutto, anche alle elezioni. Ma la verità è che Guglielmo Epifani e i suoi sanno perfettamente che l’obiettivo finale del Cavaliere è quello di creare l’incidente perfetto che spinga il Pd alla scelta estrema. La tecnica è già stata messa in mostra in questi giorni. La reazione contenuta subito dopo la sentenza. L’affondo a 24 ore di distanza con richiesta di grazia, discesa in piazza e minaccia di manifestazione davanti al Quirinale. Passo indietro e ridimensionamento in un sit-in a via del Plebiscito. Con toni che si preannunciato tutto sommato «moderati». Certo, c’è stato un pressing complessivo (governo, Colle, «colombe» del Pdl), per far rientrare la protesta nei ranghi. L’impressione, però, è che ben presto la scena si ripeterà. Uno stillicidio che, già ora, sta portando il Pd sull’orlo di una crisi di nervi. Producendo una condizione che i Democratici conoscono fin troppo bene: quella del «vorrei ma non posso». È chiaro che una fetta significativa del partito vorrebbe chiuderla qui. «Non auspico la caduta del governo spiega intervistata da La Stampa Rosy Bindi - ma è necessario che l’esecutivo cambi passo e faccia le cose necessarie al rilancio dell’economia del Paese, altrimenti non si capirebbe che governo "di servizio" sia. Inoltre è importante mettere fine a un atteggiamento fin troppo acquiescente nei confronti delle richieste, a volte veri e propri diktat, del Pdl. Il Pd deve alzare il tiro ed essere più esigente». Già, ma come? Dario Ginefra propone di mettere subito la fiducia sul decreto carceri per verificare «il comportamento dei deputati del Pdl». Ma è chiaro che non basterebbe. Al momento non sembrano esserci provvedimenti in grado di far saltare i nervi al centrodestra. Il viceministro dell’Economia Stefano Fassina, parlando a SkyTg24 , provoca: «O il Pdl torna nell’alveo della normalità democratica o i suoi ministri che hanno annunciato le loro dimissioni si dimettono. Il Pd non accetta ricatti. Se i ministri del Pdl si dimettono il governo Letta cade. A quel punto però il Pdl dovrebbe spiegare agli italiani che antepone gli interessi personali del suo capo a quelli del Paese». Così si torna al punto di partenza: se non si dimettono? Se la manifestazione di oggi, nonostante le attese, si rivelerà poco più che una «celebrazione» del berlusconismo? La verità è che i Democratici sperano di lasciare il cerino nella mani del Pdl, ma al momento sono loro ad averlo. E anche se Sandro Bondi aiuta, non è sufficiente. Certo, bisogna prendere atto che la corrente «pro-elezioni anticipate», fino a qualche giorno fa assolutamente minoritaria, si sta ingrandendo (ieri pure Gianni Cuperlo ha spiegato che «nella massima solidarietà a Letta, noi siamo pronti a tutto»). Ma serve una giustificazione. Che può arrivare solo dagli «alleati» di governo. Come spiega l’ex segretario Pier Luigi Bersani: «Il punto è chiaro. Se il Pdl in un passaggio crucialissimo sceglie, come appare fin qui, la strada dell’avventura, si carica di una enorme responsabilità politica e storica davanti al Paese». Ma c’è anche una seconda ipotesi. Che lo stesso Letta, davanti al rischio di vivacchiare, decida di far crollare tutto. A quel punto, però, la partita si sposterebbe all’interno del Pd. Con il premier pronto a correre alle primarie contro Matteo Renzi per guidare il centrosinistra alle prossime elezioni. Forse per questo i renziani insistono affinché Epifani convochi prima possibile una direzione per discutere della situazione politica e chiudere la partita delle regole. Su cui, peraltro, non c’è ancora un accordo. Ma, forse, non servirà.

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