Politica

Il Pd ostaggio di se stesso

di Sarina BiraghiIl senso di responsabilità. Ora che la Guerra dei vent’anni è finita per mano giudiziaria, si chiede responsabilità a un Pdl che si ritrova un leader senza libertà e un elettorato...

Il senso di responsabilità. Ora che la Guerra dei vent’anni è finita per mano giudiziaria, si chiede responsabilità a un Pdl che si ritrova un leader senza libertà e un elettorato senza leader. E poiché la sentenza della Cassazione che ha condannato Silvio Berlusconi per frode fiscale ha inevitabilmente cambiato la situazione politica, ecco ricomparire Pierluigi Bersani con la sua morale da «smacchiatore» di giaguari. «La destra si tolga dalla testa la pia illusione che davanti ad una grande questione democratica possano esserci divisioni o tentennamenti nel Pd. Se il Pdl in un passaggio crucialissimo sceglie la strada dell’avventura, si carica di una enorme responsabilità politica e storica davanti al Paese». Ma a chi lo racconta Bersani che il Pd è unito? Forse a chi, cominciando da Epifani, si sente già pronto per andare al voto pur sapendo che le elezioni sarebbero un errore? Forse a chi ha accettato finora la finta pace delle larghe intese «imposte» dal presidente Napolitano per tentare di far uscire il Paese dal pantano soprattutto economico da cui comincia a uscire? O al Movimento 5 Stelle che ha già avvertito: non ci sarà alcuna intesa con il Pd-Pdl, che sono poi la stessa cosa a detta di Grillo? Diciamo chiaramente che il Pd non soltanto non è unito ma continua ad essere dilaniato dalle solite lotte intestine che lo rendono un partito ostaggio di se stesso. Le colombe del Pdl lavorano per evitare non una guerra civile ma una crisi di governo anche se questo non impedisce ai falchi di provocare affinché saltino i nervi al Pd e si apra la crisi. Questo il dilemma della sinistra: resistere e non cadere nella trappola di Berlusconi o staccare la spina al governo un attimo prima che lo faccia il Pdl, per dignità e perché non si governa con un condannato e perché così Letta può essere ancora il candidato premier? Come dire, tanto per tenere fuori, per un altro giro di giostra, il sindaco di Firenze non soltanto dalla premiership ma anche dalla guida del partito perché la fretta delle elezioni farebbe rimandare il congresso e non ci sarebbe tempo per le primarie per il segretario. Però sarebbe meglio ricordare che questo governo è l’unico possibile in questa fase storica e non può cadere prima della presidenza italiana del Consiglio Europeo del 2015. Converrebbe provarci.

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