Non è bastata l'uccisione di Bin Laden, la decimazione dell'organizzazione centrale, i continui raid dei droni (soprattutto in Pakistan). Al Qaeda è un fantasma che fa ancora paura agli Stati Uniti e all'Occidente, anche se l'Europa sembra aver delegato la lotta al terrorismo al solo alleato transatlantico. Quando, pochi giorni fa, l'Amministrazione ha informato della chiusura di numerose ambasciate in aree "sensibili" (nord Africa, Medio Oriente e Asia) e ha diffuso un 'travel alert' a tutti i cittadini americani in transito per quei Paesi, per turismo o lavoro, si è avuta la sensazione chiara che i dati nelle mani dell'intelligence dovevano segnalare un rischio particolarmente grave anche se solo relativamente circoscritto. «Non abbiamo più dubbi che c'è un complotto e che si stiano preparando gravi attacchi». Lo ha sottolineato Peter King, presidente della sottocommissione Terrorismo e Intelligence del Congresso Usa. «Sono circa 7, 8 anni che partecipo a briefing e vengo informato in modo regolare su questi temi. E posso dire che questa è la minaccia più specifica che abbia mai visto in questi anni. Qui - aggiunge - non si tratta solo di connettere le supposizioni: c'è una informazione molto specifica sul fatto che si stanno pianificando attacchi». Neppure King sa però dove. Qualche sospetto invece c'è sul possibile regista della nuova e imminente minaccia. Il fantasma ha ora il volto di un giovane e tenebroso ragazzo saudita di trent'anni, Al Asiri. È lui, secondo il settimanale Time, "the most dangerous terrorist in the world". È un fabbricatore di bombe ed è, secondo gli analisti, un abilissimo architetto di attentati essendo capace da un lato di produrre esplosivi che riescono a bypassare i controlli e dall'altro di reclutare "insospettabili". Insomma, sarebbe lui la bestia nera da scovare e che, nonostante gli sforzi fatti, ancora riesce a sfuggire al controterrorismo Usa. Il suo rifugio dovrebbe essere in Yemen ed è qui infatti che è concentrata l'attenzione per un eventuale attacco ad obiettivi occidentali. È di ieri la conferma della notizia che a Sana'a, oltre all'ambasciata americana, resteranno chiusi i cancelli delle rappresentanze diplomatiche di Germania e Inghilterra. Da parte sua, il paese islamico ha annunciato di avere "rafforzato le misure di sicurezza, durante gli ultimi giorni di Ramadan, nei pressi di installazioni vitali, nelle sedi istituzionali nazionali e presso interessi occidentali". Se è dallo Yemen che potrebbe partire l'ordine di un nuovo attentato clamoroso, non è detto che sia quello il luogo prescelto per la follia terrorista e di qui la scelta di estendere l'allerta in tutti gli Stati islamici. D'altronde, nelle ultime settimane sono avvenuti tre fatti di cronace che, se messi in fila (come anticipato dal giornalista italiano Molinari e confermato dall'Interpol), fanno una certa impressione. Da Iraq, Libia e Pakistan sono riusciti ad evadere poco meno di duemila detenuti molti dei quali miliziani jihadisti. Un potenziale esercito pronto alla guerra santa. Sta finendo il mese sacro del Ramadan, oggi è il compleanno di Obama, ieri è stato il giorno dell'insediamento del "moderato" Rohani nel cruciale Iran e queste sono le ore in cui si stanno preparando i nuovi negoziati di pace fra Israele e Palestina. Tutto questo nel contesto di un Mediterraneo in profondo subbuglio con spinte e controspinte che vedono paesi come Libia, Siria ed Egitto ancora nel caos. Ed è il Cairo la capitale più rappresentativa e forse non è un caso che sia tornato in un messaggio audio l'attuale leader di Al Qaeda, al Zawahiri. In un forum di jihadisti ha voluto accusare gli Usa di aver complottato con l'esercito egiziano per la destituzione del presidente Morsi, rappresentante dei Fratelli musulmani. Un altro presagio tutt'altro che positivo. Che inquieta gli Stati Uniti ma che non dovrebbe lasciare indifferenti noi europei. L'Italia, in modo particolare, è una frontiera sensibile. Dai confini colabrodo della Libia passano molti qaedisti e l'allarme dei servizi segreti e del Comitato interministeriale per sicurezza della Repubblica (Cisr) a proposito dei rischi connessi agli sbarchi di clandestini sulle nostre coste non è certo campato in aria o basato solo sulle doverose e sentite preoccupazioni umanitarie. La lotta al terrore prosegue e, nonostante la nostra distrazione sui temi di politica interna, riguarda anche l'Italia.
Il fabbricante di bombe
di Paolo Messa - Non è bastata l'uccisione di Bin Laden, la decimazione dell'organizzazione centrale, i continui raid dei droni (soprattutto in Pakistan). Al Qaeda è un fantasma che fa ancora paura...