Politica

Bondi: rischio guerra civile Letta avverte: basta ricatti

Quirinale Il Colle: «Parole irresponsabili». Il coordinatore Pdl replica: «Non mi farò tappare la bocca neanche da Napolitano»

Se non si trova una soluzione «l’Italia rischia la guerra civile». È bastata una dichiarazione di Sandro Bondi a scatenare l’ennesima polemica dopo la conferma in Cassazione della sentenza Mediaset che ha confermato la condanna di Silvio Berlusconi a 4 anni di reclusione (di cui tre indultati). Il Quirinale parla di «dichiarazioni irresponsabili», il coordinatore nazionale Pdl replica ancora più duramente: «Non mi farò tappare la bocca, neppure dal Colle». Tanto da costringere il premier Enrico Letta a chiedere di lasciare fuori Napolitano dallo scontro politico e avvisare il Pdl: «Basta ricatti». A scatenare la bufera è una nota stampa in cui Bondi dichiara: «O la politica è capace di trovare delle soluzioni capaci di ripristinare un normale equilibrio fra i poteri dello Stato e nello stesso tempo rendere possibile l’agibilità politica del leader del maggior partito italiano oppure l’Italia rischia davvero una forma di guerra civile dagli esiti imprevedibili per tutti». Pronta la replica del Quirinale. Interpellati in proposito, ambienti del Colle definiscono le parole del coordinatore Pdl «dichiarazioni irresponsabili». «Non mi farò chiudere la bocca da nessuno, neppure da un comunicato del Quirinale - esplode Bondi - E non accetto di essere indicato come un irresponsabile. I veri irresponsabili sono quelli che hanno fatto precipitare la situazione fino a questo punto». «So di essere una persona responsabile e ho sempre ricercato e ricerco nel mio impegno politico il confronto, la collaborazione, la conciliazione e il bene del nostro Paese - sottolinea Bondi - Questa mia indole tuttavia non mi impedisce di esprimere liberamente le mie opinioni personali sulla storia d’Italia e sul rischio che, dopo la sentenza della Cassazione, in assenza di una soluzione politica che restituisca la libertà personale e l’agibilità politica al leader del più importante movimento politico italiano, tutto possa precipitare verso una nuova forma di strisciante guerra civile, che come tutti coloro che non sono ipocriti sanno è un tratto caratterizzante della storia d’Italia, dal dopoguerra in poi», conclude Bondi. Parole che rischiano di destabilizzare ancora di più la già precaria situazione politica. E, soprattutto, non solo di indebolire ulteriormente il governo acuendo lo scontro tra Pd e Pdl, ma anche di incrinare l’equilibrio politico-istituzionale faticosamente costruito sull’asse Napolitano-Letta. Per questo, da fonti interne di Palazzo Chigi, si apprende che il presidente del Consiglio Enrico Letta ha chiesto che «si tenga fuori il Quirinale» dalle polemiche e tensioni di questi giorni e che «si smetta di tirare in ballo» il Presidente della Repubblica «in modo improprio e ricattatorio. Questa è una condizione». Il premier è intenzionato ad «ascoltare con grande attenzione i contenuti e i toni della manifestazione di domani del Pdl». Il presidente del Consiglio ieri non ha avuto alcun incontro politico e non è salito al Quirinale, dov’è tornato Napolitano dopo una breve vacanza in Val Pusteria. L’agenda del premier non cambia. Nonostante le fibrillazioni della maggioranza, Letta ha confermato gli impegni per l’inizio della prossima settimana. Domattina riceverà il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e il ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, per un punto sulla situazione economica. Nel pomeriggio, il presidente sarà a Bolzano per un incontro istituzionale con il presidente della provincia autonoma, Luis Durnwalder. Le parole di Letta sulla manifestazione del Pdl «sotto osservazione» scatenano però l’ira dei fedelissimi del Cav. «Noi non ci facciamo commissariare da nessuno. Letta non pensi di commissariarci o di usare toni intimidatori. Usi gli stessi toni nei confronti della Germania che sta commissariando l’Italia. Pensi alla sovranità nazionale. È suo compito», tuona la «pitonessa» Daniela Santanchè. «Non abbiamo bisogno di esaminatori, anzi l’operazione dovrebbe essere reversibile nel senso che Letta forse dovrebbe seguire con maggiore attenzione le espressioni fuori dalle righe spesso usate da esponenti del suo partito», dice Fabrizio Cicchitto.

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