La Cassazione chiamata a decidere sul processo Mediaset non ha avuto il coraggio di mettere da parte la "ragion di casta" per guardare alla "ragion di Stato". La decisione ha ricalcato in toto le decisioni dei precedenti gradi di giudizio, dando l’impressione - giusta o sbagliata che sia, poco importa - di non aver voluto smentire i colleghi milanesi. La "ragion di casta", appunto. E non la "ragion di Stato", che avrebbe suggerito una sentenza che, tenendo presente la delicatezza del quadro politico, prevedesse il rinvio ad altro collegio giudicante, quanto meno per depotenziare l’idea del fumus persecutionis invocato dal leader del Pdl. È stata, invece, quella della Cassazione, una scelta di totale rigetto di tutte le eccezioni del collegio difensivo di Berlusconi e di condanna. Dura, irrevocabile, definitiva. Una sentenza che, indipendentemente dalle motivazioni giuridiche, assume valenza "politica" e "castale" rafforzando nell’immaginario collettivo l’idea di una inossidabile solidarietà fra i magistrati. Il primo risultato sarà un tracollo di fiducia dei cittadini, non solo elettori di Berlusconi, nei confronti della giustizia. Vent’anni fa la prima Repubblica finì per una offensiva giudiziaria. Oggi, lo scenario si ripete con l’eliminazione del protagonista indiscusso della seconda repubblica. Il Quirinale, auspicando il rispetto della magistratura ma accennando pure alla necessità di una riforma della giustizia, sembra preoccupato per la crescente diffidenza dei cittadini nei confronti del sistema giudiziario. La sentenza della Cassazione potrebbe avere, poi, effetti sulla politica, nell’immediato, e, a medio termine, sul sistema politico. Il governo Letta è appeso a un filo. Berlusconi non staccherà la spina, convinto che alla crisi porteranno le convulsioni del Pd. Ha interesse a "capitalizzare" politicamente la condanna e rilanciare Forza Italia. Un partito del quale continuerà a essere il riferimento anche fuori dalle aule parlamentari. Si potrebbe arrivare a una situazione paradossale: un Parlamento composto, per almeno due terzi, da deputati e senatori (berlusconiani e grillini) i cui leader impartiscono direttive dall’esterno dei palazzi del potere. Una situazione che getta ombre sulla tenuta della democrazia. Tutto per una sentenza che obbedisce alla "ragion di casta".
Ragion di casta più che ragion di Stato
di Francesco PerfettiLa Cassazione chiamata a decidere sul processo Mediaset non ha avuto il coraggio di mettere da parte la "ragion di casta" per guardare alla "ragion di Stato". La decisione ha...