Ormai quella tra la Lega e Cècile Kyenge è una storia infinita. Giovedì era stato il ministro per l’Integrazione ad annunciare che avrebbe declinato l’invito a partecipare alla festa del Carroccio in programma stasera a Milano Marittima. Tutta colpa di Roberto Maroni che, nonostante gli appelli, non è intervenuto per fermare gli attacchi razzisti dei suoi. Ieri è arrivata la risposta del governatore lombardo: «La festa è domani sera (oggi ndr ). Mi ha preceduto, ha detto di no per cui la mia telefonata sarebbe stata inutile. La questione è chiusa, non mi rammarico per questo, inviteremo qualcun altro». Quindi una stoccatina al ministro: «Era stata invitata non da me ma dall’onorevole Pini. Ha detto di no, ne prendiamo atto ma la festa ci sarà comunque. Secondo me sbaglia lei perché il confronto è sempre utile. Immagino si sia accorta che molte delle cose che dice sono sbagliate e infondate e che le nostre opposizioni alle sue proposte, in particolare lo ius solis , sono posizioni rispettabili e utili». Ma non è stata l’unica polemica della giornata. A Bologna per celebrare l’anniversario della strage del 2 agosto 1980, il presidente della Camera Laura Boldrini ha affondato il colpo: «Non possiamo pensare che questo Paese sia pacificato quando ci sono rappresentanti delle Istituzioni che deridono e offendono una donna nera che fa bene il suo lavoro di ministro. L’intolleranza genera mostri e a questi mostri dobbiamo saper opporre il senso alto della nostra civiltà». «È vergognoso che la presidente della Camera riesca a strumentalizzare anche il 2 agosto - replica il leghista Manes Bernardini -. Chieda scusa ha sfruttato i riflettori per innescare l’ennesima polemica di parte, venendo meno al suo ruolo di garante istituzionale».
Maroni punzecchia ancora Kyenge
Ormai quella tra la Lega e Cècile Kyenge è una storia infinita. Giovedì era stato il ministro per l’Integrazione ad annunciare che avrebbe declinato l’invito a partecipare alla festa del Carroccio...