Politica

Fiom incontra Fiat. È subito scontro

Landini vede i vertici del Lingotto: non applicano la sentenza della Consulta Torino: come al solito strumentalizza le parole. Marchionne resta a Detroit

L’incontro chiarificatore tra i duri della Fiom e i vertici della Fiat si è rivelato un ennnesimo dialogo tra sordi. In una Roma calda e quasi deserta, il meeting che doveva servire a riavvicinare le parti, ha riacceso la conflittualità tra azienda e tute blu della Cgil. Il leader della Fiom, Maurizio Landini, è uscito infuriato a fine incontro: «È andata male. La Fiat non intende applicare la sentenza della Consulta perché ha posto come condizione che la Fiom riconosca un accordo che non ha mai firmato. Una richiesta paradossale: dovrebbe riconoscere un accordo che l’ha esclusa per veder riconosciuti i suoi diritti». Una stilettata alla quale il Lingotto risponde con altrettanta durezza. «La Fiat ha chiaramente detto che rispetterà la sentenza della Corte Costituzionale la cui applicazione non può che essere di competenza dei giudici di merito, non certamente di Landini». E, ancora: «come spesso gli succede», il segretario della Fiom «strumentalizza a suo piacimento quanto è stato detto». Il botta e risposta è arrivato al termine di un confronto lungo, che ha seguito quello più rapido con i sindacati che hanno firmato il contratto con Fiat, Fim, Uilm, Ugl e Fismic. Un giro di tavolo che è servito a rivendicare la correttezza delle relazioni sindacali nel Gruppo e a ribadire il concetto che la Fiom può essere riammessa solo se accetta di firmare gli accordi già sottoscritti dagli altri. La sintesi l’ha fatta il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. «Abbiamo ribadito, pur nella condizione di oggettiva difficoltà del mercato dell’auto, la validità del sistema di relazioni industriali, attraverso il quale abbiamo rinnovato il contratto specifico dell'auto. Chiunque voglia partecipare al suddetto sistema deve aderire al modello in questione. Non esistono scorciatoie». Un fossato profondo scavato nell’ambito dell’area sindacale. Ed è proprio sui rapporti fra le sigle sindacali metalmeccaniche che ha insistito la replica del portavoce Fiat a Landini. Le dichiarazioni del segretario della Fiom ha spiegato sono «la testimonianza che è impossibile tenere rapporti normali con la sua organizzazione che peraltro non tiene alcun conto della posizione degli altri sindacati che rappresentano la maggioranza dei lavoratori della Fiat». Uno scenario che Landini, ovviamente, ha contestato radicalmente rivolgendosi agli altri sindacati: «la Consulta dice cose precise. Forse loro sono rimasti a prima della sentenza. Allora gliela faremo avere e gliela faremo leggere», ha detto sarcastico. Poi, il leader della Fiom ha chiamato in causa il governo. «È urgente che la Presidenza del Consiglio convochi un tavolo perché non sono solo a rischio i diritti e la libertà ma c'è anche una totale incertezza sul futuro di Fiat e l’occupazione in Italia» evidenziando come sia «negativo che Fiat non abbia detto nulla sugli investimenti e non abbia voluto fissare un altro incontro». All’esecutivo Landini ha chiesto un intervento preciso a tutela della sentenza della Consulta. «Faccia applicare la sentenza», ha detto, rifiutando invece l’idea di una legge, visto che «le leggi a favore di Fiat l'esecutivo ne ha già fatte abbastanza, a cominciare dall'articolo 8 della manovra finanziaria del governo Berlusconi». Le rassicurazioni alla Fiom sono arrivate dal vice ministro all'Economia, Stefano Fassina, che ha ritienuto «inaccettabile il rifiuto di applicare la sentenza della Corte Costituzionale sulla rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro». A quanto pare, ha ironizzato, «Silvio Berlusconi non è l’unico a far fatica in Italia a adeguarsi alle sentenze delle magistrature più alte. Anche la Fiat si mostra determinata a collocarsi in un territorio extra-legem in ragione della sua forza economica». Poi Fassina ha assicurato: Fiat «rispetti la sentenza della Corte Costituzionale e ripristini la democrazia nelle sue aziende. Una maggioranza con dentro il Pd, come non farà mai una legge ad personam, così non farà mai neanche una legge ad aziendam». E durissimo è anche il leader di Sel, Nichi Vendola, che si è spinto a chiedere l’intervento del commissario: «Delirio di arrogante onnipotenza di Marchionne senza più limiti. Se l’azienda insiste a non riconoscere le sentenze e la Costituzione della Repubblica, il governo provveda al commissario». Sullo sfondo della contesa tra Fiat e Fiom resta il tema degli investimenti e dell’impegno del Lingotto in Italia. È arrivata, hanno spiegato i sindacati firmatari, una conferma degli investimenti a Mirafiori e Cassino. Intanto, a settembre è in programma un nuovo incontro tra i sindacati e l’ad Fiat, Sergio Marchionne. Mentre con la Fiom, ha indicato Landini, «Fiat non è stata disponibile a fissare nessun nuovo incontro». Dal leader delle tute blu Cgil anche una battuta sull'assenza di Marchionne ieri a Roma: «L’assenteismo è un problema molto serio in Fiat».

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