In Europa, a Bruxelles, in rappresentanza del nostro governo doveva andare un esperto di politica commerciale e invece ci sarà un architetto. Si chiama Gioacchino Catanzaro. Brava persona, funzionario del ministero dello Sviluppo economico, esperto di recupero di siti industriali e inquinamento ambientale. Ma all’oscuro di antidumping, export, materie prime e altre diavolerie commerciali che per due anni dovrà trattare nei vari comitati presso l’Unione europea, posto che prima è stato occupato dell’avvocato Aldo Doria. È un altro caso made in Italy. Cominciato come vicenda assurda, noto solo perché tirato fuori da qualche ministeriale arrabbiato, finito sugli scranni della politica perché due parlamentari (di centrodestra e centrosinistra) hanno interrogato il governo del professor Mario Monti. E segnalato perfino con qualche preoccupazione con due note del ministero degli Esteri: «L’architetto ha manifestato piena disponibilità a documentarsi, tuttavia la sua assunzione a Bruxelles senza una previa specifica esperienza settoriale rischia di tradursi in serie difficoltà potenziali di inserimento e di confronto con i colleghi di altri Stati membri». Com’è finita la storia? Con stile italiano. A settembre l’architetto Catanzaro farà i bagagli e traslocherà a Bruxelles. Sarà il nostro uomo in Europa, e dovrà pure fare gli onori di casa: nel seconda metà del 2014 alla Presidenza comincerà il semestre italiano. Tutto è cominciato il 20 luglio di due anni fa. Un dipendente del ministero dello Sviluppo economico, all’epoca diretto da Corrado Passera, scrive al capo del Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione. Sa che a fine anno sarà vacante «la posizione di esperto in materia di competitività e mercato interno, politica industriale, dei consumatori ed assicurazioni alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea». E ha sentito che «alcuni colleghi, di loro iniziativa, avrebbero trasmesso il curriculum per essere selezionati per l’incarico e di questi uno, estraneo al Dipartimento, sarebbe stato prescelto». A settembre gli risponde il capo dell’ufficio, Giuseppe Tripoli. Fa quasi il vago: «Si comunica che la procedura per l’individuazione della professionalità da destinare in questione non è stata curata da questo Dipartimento». Sembra tranquillizzante. Ma il 2 agosto ci pensa il senatore dell’Idv Stefano Pedica a increspare le acque. Dice che l’architetto Catanzaro è stato designato dal ministero dello Sviluppo. E solleva due obiezioni: «La prima riguarda l’assenza di una procedura trasparente, il secondo elemento la carenza di legittimità», ricordando le raccomandazioni formulate dal ministero dell’aprile 2012, «di eliminare eccessi di discrezionalità» nelle nomine. Ma chi ha firmato quella dell’architetto? Sorpresa: Giuseppe Tripoli, il capo ufficio che al ministeriale arrabbiato aveva risposto che non c’era niente di cui preoccuparsi perché «la procedura non è curata da questo Dipartimento». A luglio rincarano la dose anche due deputati del Pdl, Marco Martinelli e Maurizio Bianconi. Anche loro mettono in dubbio il nome di Catanzaro e dubitano della correttezza dell’intera operazione. Ma è così. Ora manca solo la designazione da parte del ministero degli Esteri che invece, a dicembre, non ha peli sulla lingua. Scrive il direttore generale Luigi Mattiolo: Catanzaro «ha sostenuto un colloquio presso questa direzione generale. La sua assunzione a Bruxelles senza una previa specifica esperienza settoriale rischia di tradursi in serie difficoltà di inserimento con i colleghi di altri Stati membri. Si intederebbe quindi esprimere il previsto nulla osta, solo ove accompagnato dall’indicazione relativa all’opportunità di una previa formazione ad hoc». Insomma l’architetto deve prendere ripetizioni. Un rospo che la Fernesina deve ingoiare. Lo dimostra la lettera del 7 marzo di quest’anno inviata allo Sviluppo economico: «Questa Rappresentanza permanente si rimette alle valutazioni espresse dalla Direzione generale». Ma Catanzaro deve prendere lezioni d’Europa «in grado di sostituire in maniera adeguata il bagaglio di esperienza professionale che dovrebbe caratterizzare la figura di esperto».
All’Ue serve un esperto. Va un architetto
Farnesina preoccupata dalla scelta del ministero dello Sviluppo: «Senza una preparazione specifica può avere difficoltà a inserirsi»
