Appropinquante fine mundi. Dopo dodici anni di scontri giudiziari e politici, dopo giorni vissuti come dentro una bolla in un’attesa liquida, dopo sette ore di camera di consiglio, è arrivata la sentenza al processo sui diritti Mediaset. Un po’ vile ma dura. La peggiore. Confermata la condanna d’appello a quattro anni di Silvio Berlusconi. In sostanza la Cassazione ha confermato la sentenza dei giudici di Milano ovvero, la vicenda penale, il fatto, la qualificazione e la misura della pena. L’unica diversità è il rinvio dell’interdizione dai pubblici uffici alla Corte d’Appello di Milano per rideterminare la pena (cinque secondo la precedente sentenza, tre chiesti dal pg Mura). Respinta con perdita la ricostruzione fatta dall’avvocato Coppi che aveva sottolineato la mancanza di una catena truffaldina con il Cav dominus.Se fino a ieri tutti ripetevano come un mantra, quasi ad esorcizzare, che le vicende giudiziarie di Berlusconi non si sarebbero sovrapposte a quelle del governo, è bastato spegnere i riflettori sugli ermellini di piazza Cavour per capire immediatamente che niente è più come prima. Le facce impietrite degli esponenti di spicco del Pdl arrivati compatti a Palazzo Grazioli per un vertice con Berlusconi erano più che eloquenti. La dichiarazione immediata e pesante del segretario Pd, Epifani, «ci adopereremo per applicare la sentenza», non lascia ben sperare. Lapidario Grillo: «Berlusconi è morto». Ma forse non bastano neanche le parole del presidente Napolitano a rasserenare il clima: «Rispetto dei giudici. Il Paese ha bisogno di coesione. Ora auspico una riforma della giustizia». Vedremo le strategie che metteranno in campo il Pd e il Pdl, anche se a rischiare non sono i partiti ma il Paese. Il governo è in bilico e il voto non sarà la soluzione. Aspettiamo la reazione e l'implosione del Pd. Di certo non basta la condanna a farlo fuori dalla politica. Come ha dimostrato Grillo, si può stare in politica anche senza stare in Parlamento. Quindi potrà farlo anche Silvio, dai domiciliari. Perché un fatto è certo, Berlusconi resta Berlusconi. Per la gente, per chi ha creduto in lui, per chi lo ha votato e per chi non si rassegnerà a questo verdetto. Perché i paragoni sono sempre odiosi: Berlusconi non è Craxi.
Silvio non è Craxi
di Sarina Biraghi Appropinquante fine mundi. Dopo dodici anni di scontri giudiziari e politici, dopo giorni vissuti come dentro una bolla in un’attesa liquida, dopo sette ore di camera di consiglio,...