Politica

Serve l’exit strategy Elezioni a stretto giro

I partiti ora non hanno più alibi

«Il berlusconismo non si archivia con una sentenza, passerà tra dieci, venti anni. Poi magari ci sarà Marina a proseguire il mandato...». Giuseppe Civati, Pippo per gli amici, deputato del Partito democratico, non crede che la condanna confermata ieri dalla Cassazione per il Cavaliere faccia evaporare di colpo due decenni di berlusconismo. Fosse per lui, però, eviterebbe pure paragoni con la storia, quella con la «S» maiuscola. Il perché lo spiega in questa intervista al nostro giornale. Beppe Grillo ha paragonato la condanna di Silvio Berlusconi alla caduta del Muro di Berlino. È d'accordo? «Non esageriamo, qui si tratta di una condanna per frode fiscale, di una persona che ha avuto parecchi problemi con la giustizia, per altro». Secondo lei storicamente e politicamente adesso cosa cambia? «Cambia che non ci saranno più alibi, o comunque ce ne saranno molti meno, a destra come a sinistra. Dovrà nascere qualcosa di nuovo, a destra come a sinistra, chissà se in continuità con il recente passato o in rottura...». Il Governo di larghe intese deve andare avanti come se nulla fosse accaduto o serve un pit stop? «Serve una exit strategy, tempi più brevi, meno ambizioni, e un ritorno alle elezioni nei prossimi mesi, non tra due anni». Prima di andare al voto ritiene necessario cambiare l'attuale legge elettorale oppure si può andare ad elezioni politiche anche con il Porcellum? «È doveroso cambiare la legge elettorale. A qualsiasi costo. Con il Popolo della libertà o senza. Ma va cambiata». Ancora una volta sembra che sia la giustizia a determinare i mutamenti politici. Era già successo nel 1992-93 con Tangentopoli? «No, qui era arrivato il voto degli elettori, solo che non lo abbiamo voluto vedere. A febbraio Berlusconi aveva perso quasi la metà dei propri voti...». Lei che reazioni si aspetta dai berlusconiani? E dal Cavaliere? «Non ne ho idea, non li frequento molto. Altri nel Pd sono più esperti». E allora chiudiamo sul Partito democratico: lei è candidato alla segretaria: come sarà la sua campagna? «Sarà qualcosa di inedito, una campagna di come vorrei che fosse il Pd, facendolo». Tre ragioni per scegliere Civati? «Sono a sinistra, rigorosamente: non troppo, come dice qualcuno, ma nemmeno troppo poco, come capita a quel qualcuno. Ricostruirei una coalizione distrutta e recupererei molti consensi perduti, verso l'astensionismo e verso il Movimento 5 stelle. E lavorerei per fare il Partito democratico, per ora incompiuto».

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