Politica

E Pd e Pdl sono già ai ferri corti

Scontro sulle presidenze di commissioni bicamerali e delegazioni internazionali Blitz di Democratici e Scelta civica. Gli uomini del Cav insorgono: «Scorretti»

La tensione di una lunga giornata di attesa esplode subito. Fin dal mattino. La sentenza della Cassazione è ancora lontana, arriverà dopo ore, ma Pd e Pdl sono già ai ferri corti. E lo scontro esplode in tutta la sua violenza. Tutto ruota attorno alle presidenze delle commissioni Bicamerali e delle delegazioni presso le assemblee internazionali. Dopo una lunga serie di rinvii Democratici e Scelta Civica decidono di dar vita ad un «mini-blitz» ed eleggono tre presidenti: Federica Mogherini (Pd), al vertice della delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare Nato; Sandro Gozi (Pd) responsabile della delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa; Renato Balduzzi (Sc), presidente della Commissione Bicamerale per le Questioni Regionali. La «colpa» dell’accelerazione, spiegano, è del Pdl che ha sempre disertato le convocazioni di questi organismi. E lo ha fatto principalmente perché voleva per sé la presidenza della commissione Antimafia. Una «pretesa» che il Pd non ha mai condiviso visto che il partito di Silvio Berlusconi ha già ottenuto il ministero dell’Interno e la guida della commissione Giustizia di Palazzo Madama. Tradotto: l’Antimafia spetta ai Democratici. La contrapposizione si è tradotta in una totale paralisi. Anche degli altri organismi parlamentari. Così ieri gli uomini di Guglielmo Epifani, spalleggiati da Scelta Civica, hanno deciso di passare all’azione e di fare da soli. Una decisione che ha mandato su tutte le furie il Pdl. Il presidente dei senatori Renato Schifani ha immediatamente convocato una riunione del gruppo e dopo un’ora di discussione ha lasciato l’incontro senza parlare con i giornalisti. La posizione del Pdl viene affidata ad una nota nella quale si parla di «scorrettezza» degli altri partiti di maggioranza, ma viene anche avanzata la richiesta delle «ripresa di un percorso comune». Nella riunione, in verità, c’è chi pretende le dimissioni immediate dei nuovi presidenti, ma alla fine prevale la linea più morbida. «Riconfermiamo, per evitare facili equivoci, il senso di responsabilità, da parte nostra mai mancato - si legge nel comunicato - in convinto appoggio al governo Letta-Alfano, impegnato a fronteggiare le varie problematiche sul tappeto, a cominciare da quelle economiche che continuano ad attanagliare le famiglie e le imprese italiane». L’attesa per la sentenza della Cassazione consiglia di evitare ulteriori tensioni e strappi. Tocca quindi alla Lega attaccare a testa bassa. «La squallida vicenda delle nomine nelle commissioni e delegazioni fa emergere senza equivoci che Pd, Sc e M5S pensano solo a come sistemare i loro su comode poltrone - commenta il presidente dei senatori leghisti Massimo Bitonci -. L’interruzione dei lavori al Senato come conseguenza dei fatti accaduti stamattina è solo l’ultima dimostrazione che a certi politici non interessa nulla delle reali esigenze del Paese». «L’unico obiettivo di questa maggioranza alternativa che si è formata questa mattina - insiste - è accontentare i malpancisti del Pd e regalare qualcosa anche ai montiani che stanno per sparire. Prendiamo anche atto che i grillini non sono più all’opposizione dove è rimasta solo la Lega Nord. Forse il M5S si sta preparando a fare la stampella a un nuovo governo Letta insieme con il Pd e quel che resta della moribonda Scelta Civica». Lo scontro, per ora, resta congelato. Ma nel frattempo è arrivata la sentenza della Cassazione.

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