L’attuale situazione di recessione e di così alta disoccupazione non potrà essere più sopportata a lungo dal Paese: siamo al limite del collasso. È necessaria una rapida ripresa del mercato del lavoro, condizione indispensabile per rilanciare la crescita dell'economia. I disoccupati hanno superato i 3 milioni: un dato allarmante. Ancora più inquietante è il tasso di disoccupazione giovanile: quattro volte superiore a quello degli adulti. Il problema giovani è, in effetti, la vera emergenza: sono loro i più penalizzati dalla crisi economica. Abbiamo un'intera generazione dal futuro già ipotecato: i ragazzi entrano tardi nel mondo del lavoro, nonostante gli alti livelli di istruzione, hanno stipendi minori rispetto alla media, difficoltà a formare nuclei familiari autonomi e saranno i più esposti ai rischi di povertà. Il Papa spesso ci richiama ai "rischi di una generazione senza lavoro", lo ha sottolineato anche in questi giorni da Rio. Il pacchetto di misure sul lavoro adottato dal governo Letta si è concluso con una sequela di annunci, sia da parte del premier che del ministro Giovannini, su come cambierà, da subito, il mercato del lavoro italiano. Già nell'accettare l'incarico di governo, Letta aveva messo al centro della sua agenda lavoro e occupazione, quella giovanile in particolare, parlando di "staffetta generazionale e di youth guarantee, di reddito di cittadinanza e salario minimo garantito, di rilancio dell'apprendistato e ripristino quantomeno in via sperimentale, nell'ambito del piano Expo 2015, delle flessibilità negate dalla legge Fornero". Ma le sostanziali semplificazioni normative, annunciate dal ministro del Lavoro nel piano, pur presenti nella bozza di decreto entrato in Consiglio dei ministri, sono poi state stralciate al pari del consistente schema di intervento sul lavoro nelle pubbliche amministrazioni. E i posti di lavoro saranno molto meno di quelli annunciati: poco meno di 30 mila per anno e, in prevalenza, per assunzioni già decise dalle imprese. Insomma, per ora niente di nuovo sul fronte della crisi del mercato del lavoro: l'economia italiana sembra restare ferma dov'è, la tanto auspicata ripresa è tutt'altro che dietro l'angolo. Sono misure che comunque vanno valutate come un segnale positivo in un contesto occupazionale che, per i giovani, sembra essere senza speranza. Ma sarebbe necessaria anche una nuova progettualità (più che nuove norme) e una maggiore semplificazione dei processi decisionali, con sanzioni a quelle amministrazioni incapaci di attuare quanto di loro competenza. Ed un maggiore coinvolgimento delle parti sociali da parte del governo nei processi di decisione. Non si può più pensare che basti approvare una norma di legge per creare posti di lavoro. Occorre invece operare per stimolare la creazione di occasioni d'impiego, accompagnare i giovani nella transizione dalla scuola al mondo del lavoro, agevolare e tutelare chi ha il coraggio di far nascere un'impresa o mettersi in proprio. È necessaria un'assunzione di responsabilità di tutte le istituzioni e le parti sociali, in grado di superare gli interessi particolaristici, con lo sguardo rivolto al futuro. Quattro le linee fondamentali da seguire e che chiediamo al governo di attuare in tempi strettissimi per contrastare la disoccupazione: semplificazione del mercato del lavoro; un vero investimento nei servizi di orientamento e incontro domanda-offerta, integrando servizi pubblici e privati; priorità assoluta al nuovo apprendistato: va recuperata la cultura del "fare bene" fortuna del made in Italy; abbassare la pressione fiscale sul lavoro con una redistribuzione del carico fiscale a favore di famiglie e imprese per riattivare consumi e investimenti. Il lavoro e l'emergenza disoccupazione sono le vere priorità del Governo: per sostenere la crescita economica e rilanciare gli investimenti e i consumi. Priorità emerse anche nel Consiglio Nazionale del MCL di giugno in cui si é deciso, proprio su questi temi, di incalzare il governo: perché non abbiamo più tempo. * Presidente del Movimento Cristiano Lavoratori (Mcl)
Disoccupati, il tempo è scaduto
di Carlo Costalli * - L’attuale situazione di recessione e di così alta disoccupazione non potrà essere più sopportata a lungo dal Paese: siamo al limite del collasso.È necessaria una rapida...