Politica

«Cancellieri si dimetta, offende chi tutela i cittadini»

di Massimiliano LenziGli avvocati? «Li vado ad incontrare, così ce li togliamo dai piedi». Questa frase pronunciata off the record dal Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, all'inizio di...

Gli avvocati? «Li vado ad incontrare, così ce li togliamo dai piedi». Questa frase pronunciata off the record dal Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, all'inizio di luglio, ha fatto sì che per «la prima volta i cittadini italiani si siano posti una domanda: ma allora gli avvocati non sono ben visti dalla politica. Io ringrazio il ministro personalmente perché abbiamo l'occasione di rispondere». A dirlo è Fabrizio Bruni, avvocato, presidente dell'Associazione degli Avvocati Romani e Consigliere dell'Ordine degli Avvocati di Roma che in questa intervista spiega perché la Cancellieri dovrebbe dimettersi e perché i legislatori, da tempo, mirano ad indebolire e precarizzare una professione. A scapito - dice - dei cittadini. «Tengo convegni dal 2011 dove spiego quale ritengo sia la manovra, e da chi provenga, per deprimere le professioni ed in particolare la nostra. Sono interessi economici: Confindustria, "poteri forti" - tra virgolette - hanno interesse a modificare la professione dell'avvocato. Gli strumenti sono diversi, prima di tutto l'aumento dei costi della giustizia. La tariffe professionali sono state eliminate e siamo alla mercé dei nostri clienti potenti perché dobbiamo contrattare anche con loro e subire le loro imposizioni. Prima c'era un riferimento preciso: faccio questo, mi devi tot. Un tariffario minimo. Non c'è più. E non si dica che questa eliminazione delle tariffe va a vantaggio del cittadino perché non ottiene alcun vantaggio dalla libera determinazione delle tariffe». Quindi? «I grandi clienti (banche, assicurazioni) impongono convenzioni agli Avvocati, un tanto "al chilo", con riduzioni che rendono impossibile lavorare dignitosamente mantenendo uno studio. Prendere o lasciare». Disincentivare il ricorso alle cause non è un modo per decongestionare il sistema? «Sì, ma le misure che hanno intrapreso non servono a deflazionare il contenzioso ma a fare cassa per lo Stato. Chi accede alla giustizia adesso paga 4-5 volte di più di due anni fa. Alzare i costi della giustizia in modo esponenziale, ha due obiettivi. Il principale è fare cassa, non deflazionare il processo. Se guardiamo ad esempio il processo del lavoro, il rito Fornero spezzetta il processo in due parti, per incassare due contributi unificati». Perché il doppio contributo penalizzerebbe i cittadini? «Con la legge precedente si faceva un solo processo, licenziamento illegittimo, differenze retributive, etc. Adesso bisogna fare due processi, uno per impugnare il licenziamento e l'altro per il resto. Altro esempio. Di rapporto tra cittadino e Stato. Le opposizioni alle sanzioni amministrative furono pensate dal legislatore per consentire ai cittadini di ricorrere contro una presunta ingiustizia subita dall'Amministrazione. Se fare l'opposizione costa più di quanto devi pagare per la multa è chiaro che paghi e non ricorri. La Confindustria ha scritto una elegia di questa cosa». Ritorna Confindustria? «Il grande potere industriale sembrerebbe l'ispiratore di queste riforme (si veda la relazione del Centro Studi di Confindustria del luglio 2011)». Che interessi avrebbe? «Si abbattono i costi per le imprese. Confindustria si appoggia ai grandi studi legali. E i grandi studi legali diventano collaboratori delle grandi imprese; quasi tutti gli altri avvocati subiscono gravi perdite di attività e i cittadini non fanno più causa rinunciando ai loro diritti per il costo eccessivo della giustizia dello Stato». Settore tributario. Se un cittadino subisce un accertamento fiscale deve solo pregare? «Nel tributario si cerca di imporre il principio che se ha più cartelle il contribuente deve pagare un contributo unificato moltiplicato per il numero di atti impugnati. È vietato anche a norma della convenzione sui diritti dell'uomo (CEDU), articolo 6, imporre un onere eccessivo ai cittadini per accedere alla giustizia. Poi c'è un problema tecnico: se è una tassa, il contributo unificato deve dare, in cambio, un servizio. Che servizio dà lo Stato rispetto a due anni fa? È migliorato per l'abnorme aumento delle entrate. No, anzi lo Stato offre un servizio peggiore perché non solo non si destinano i soldi presi con il contributo alla giustizia ma non si assume personale volutamente. Le statistiche parlano da sole: 20% in meno dei dipendenti dal 1993 con aumento notevole dei giudizi da allora». Perché la professione legale sarebbe penalizzata se in Parlamento è pieno di avvocati? «Gli avvocati non sono mai stati una lobby. La lobby ha i suoi canali parlamentari, è informata dei lavori in merito alla propria attività. Il numero di avvocati e i rami di attività rendono difficile parlare con voce unanime. Gli avvocati che entrano in Parlamento, ci vanno per amicizia, per vicinanza politica. Quindi, generalmente, non si occupano della loro categoria». Decreto del fare: cosa non va? «Abbiamo chiesto modifiche sostanziali a vari punti. Tra questi la mediazione obbligatoria che riteniamo sia uno strumento coercitivo che tende a privatizzare l'esercizio della giustizia. Se analizzassimo la legge, ci sono una impreparazione e un'approssimazione da far paura. In Usa la mediazione la fa una persona laureata. In Italia con la legge anche riformata dal decreto, lo potrebbe fare un'estetista. Un esempio: la può fare un geometra su una vicenda di responsabilità professionale di un medico». I requisiti per diventare mediatore? «Corso di laurea breve in tre anni o iscrizione ad un albo. Quello che noi combattiamo con forza, insisto, è la obbligatorietà della mediazione. È un percorso obbligatorio: non puoi fare la causa davanti al giudice naturale se non fai causa prima davanti a questi, violando l'articolo 24 della Costituzione». Come agisce un mediatore? «Con la legge attuale di solito fa così: Tizio vs Caio: gli devi 100? Vabbé facciamo 50 e via. Non funziona. In un paese civile il mediatore analizza i diritti e poi crea una ipotesi di merito per chiudere la mediazione. In Italia non lo fa nessuno». Torniamo al Ministro Cancellieri: dovrebbe dimettersi? «Sì. Non può fare il Ministro della Giustizia se offende i cittadini che amministra, operatori di giustizia posti dalla Costituzione come professionisti che attuano la tutela concreta dei diritti dei cittadini». Per chiudere, le «riforme Costituzionali» sono necessarie? «Penso che non ci sia alcun bisogno di riforme del testo costituzionale. La Costituzione dovrebbe essere attuata in maniera migliore senza fare modifiche di cui nessuno preannuncia neppure il senso. Ritengo invece necessaria l'immediata riforma del sistema elettorale perché con l'attuale si rischia di avere sempre la stessa maggioranza, che sembra degli opposti (e a termine) e che rischia di rimanere bloccata per fronteggiare una emergenza che mai finisce».

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