Prove di dialogo tra i vertici della Lega e il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge. Nel giorno della presentazione del Piano nazionale antirazzismo la ministra, ancora ieri oggetto di offese da parte di esponenti leghisti, ha rivolto un appello al segretario del Carroccio, Roberto Maroni. «Il segretario nazionale della Lega Nord, Roberto Maroni, faccia subito appello ai suoi militanti, ai dirigenti, affinché cessino immediatamente questi continui attacchi alla mia persona, attacchi che, oltre a ferire la sottoscritta, feriscono la coscienza civile della maggioranza di questo Paese». Attacchi «continui e reiterati» da parte di esponenti della Lega che la ministra considera «ormai intollerabili, atteggiamenti non consoni a quella che per me è la visione del corretto rapporto tra persone, forze politiche che, pur avendo idee diverse, si confrontano sulle idee e non attraverso insulti o pure e semplici sceneggiate come quella avvenuta presso l’aula consiliare del Comune di Cantù. La mia disponibilità al dialogo è sempre stata piena e convinta - ha affermato Kyenge - con questo spirito ho accettato volentieri di confrontarmi con il governatore Zaia alla festa della Lega Nord dell’Emilia Romagna, a Milano Marittima il prossimo 3 agosto». Tuttavia, ha precisato la ministra, se da Maroni non ci sarà nessuna comunicazione ai militanti, o «se da qui a dieci giorni che ci separano all’appuntamento di Milano Marittima continueranno attacchi contro la mia persona di pari virulenza, mi troverò costretta a declinare l’invito». Un vero e proprio ultimatum insomma al quale è seguito l’attacco di Mario Borghezio: «Questo ministro continua a sproloquiare tutti i giorni sui vari argomenti e a minacciare battaglie per imporre lo ius soli o per abrogare la legge Bossi-Fini, invece la Kyenge dovrebbe prendere le distanze dal pessimo esempio rappresentato da suo padre e dalla sua famiglia di poligami. Non può continuare a giustificare il comportamento di suo padre che con 38 figli e le sue varie concubine appare sconcertante per i cittadini italiani». Getta benzina sul fuoco il segretario Maroni: «Mi auguro che venga alla festa, la chiamerò per dirle la vera posizione della Lega e confermare l’invito». No comment invece sull’appello ai militanti richiesto dalla Kyenge, segno evidente che testa e pancia del Carroccio viaggiano su binari diversi che potrebbero esasperare la crisi interna al partito. Ad avanzare il sospetto è Gianluca Pini, vicepresidente della Lega Nord a Montecitorio e promotore del colloquio previsto per sabato a Milano Marittima (Cervia) alla festa della Lega Nord. «Mi sembra che l’esasperazione mediatica abbia passato il segno. Chi sta strumentalizzando, e parecchio, il caso Cantù, sembra quasi avere un obiettivo preciso: far saltare il confronto con la Lega».
Ultimatum della Kyenge a Maroni
Il leader del Carroccio: «La chiamerò per confermare l’invito del partito»
