Politica

«L’accordo entro nove mesi»

Frattini: gli Usa sono riusciti dove l’Europa ha fallito

L'obiettivo dei colloqui di pace ripresi a Washington è di raggiungere un accordo sullo status finale entro 9 mesi. Parole di John Kerry nella conferenza stampa al termine del primo round ufficiale dei colloqui, lodando le parti per il loro impegno e sottolineando che «sia Netanyahu e Abbas hanno mostrato una leadership coraggiosa». Le delegazioni, guidate per lo Stato ebraico dalla ministra alla Giustizia Tzipi Livni e per i palestinesi da Saeb Erekat, si sono incontrate al dipartimento di Stato, senza i mediatori Usa a seguito della cena ospitata dal segretario di Stato americano. Kerry ha detto che «le parti si sono trovate d'accordo sul fatto che tutte le questione sullo status finale, le questioni chiave e le altre, siano sul tavolo dei negoziati». Kerry ha spiegato che le parti «hanno accettato di rimanere impegnate in continui e sostanziali negoziati sulle questioni chiave» dopo questo primo round di colloqui di Washington, annunciando appunto che il prossimo round si terrà tra due settimane nella regione. Tutte le le opzioni «sono sul tavolo con un semplice obiettivo: una visione per mettere fine al conflitto e alle rivendicazioni. Il nostro obiettivo - ha aggiunto il segretario di Stato Usa - è ottenere un accordo sullo status finale entro i prossimi 9 mesi». E ancora: «Non possiamo passare in eredità alla prossima generazione» questo conflitto «che dobbiamo risolvere ora. La prossima generazione non può sopportare il dolore del conflitto continuo, della guerra perpetua. Capisco lo scetticismo, ma non c'è tempo per lo scetticismo. Molte cose stanno accadendo e se qualcuno dice che israeliani e palestinesi non possono trovare terreno di intesa, non credetegli». Il capo negoziatore dell'Anp, Saeb Erejat, ha elogiato gli sforzi di Kerry per far riprendere i colloqui, affermando che «nessuno più dei palestinesi trarrà beneficio dal successo di questa impresa». Erekat, che guida la squadra dei negoziatori palestinesi dagli accordi di Oslo del 1993, si è anche detto soddisfatto che, «tutti i problemi saranno affrontati senza alcuna eccezione. È tempo che il popolo palestinese abbia un proprio Stato indipendente». Da parte sua Livni si è augurata che «una scintilla di speranza» possa emergere dai negoziati: «È nostro compito lavorare insieme affinché questa scintilla si possa mutare in qualcosa di duraturo e concreto. Ritengo che la storia non sia fatta dai cinici, ma dai realisti. E noi dobbiamo essere realisti e sognatori». L'ex ministro degli Esteri e presidente della Sioi (la Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale) Franco Frattini ha manifestato pieno sostegno per la ripresa dei negoziati di pace diretti tra israeliani e palestinesi avviati a Washington grazie all'impegno e alla mediazione degli Stati Uniti. «Sosteniamo in tutti i modi l'impegno americano», ha detto Frattini, non nascondendo «un pizzico di amarezza» per il fatto che lo sblocco dello stallo nei colloqui in corso dal 2010 «è stato possibile solo con l'impegno americano, del presidente (Barack, ndr) Obama e del sottosegretario John Kerry. Sono riusciti dove noi europei non eravamo riusciti».

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