Politica

Il Pg conferma la condanna con sconto sull’interdizione

Processo Mediaset: oggi gli interventi degli avvocati difensori. La sentenza su Berlusconi potrebbe slittare a domani

Una conferma della condanna a cinque anni di reclusione ma una riduzione degli anni di interdizione dai pubblici uffici: da cinque a tre. Antonio Mura, procuratore generale della Cassazione ha chiuso così il suo intervento durato quasi cinque ore. E conclude non lasciando molti spiragli positivi per Berlusconi e i suoi avvocati: la sentenza contro il Cavaliere va confermata «perché è opinione di questa Procura che nessuno dei motivi di ricorso abbia fondamento». Ma il suo intervento fiume ha fatto probabilmente slittare molto in avanti la conclusione del processo. Stamani alle nove e mezza si riprenderà e dovranno parlare gli avvocati difensori del Cavaliere e degli altri tre imputati e poi i cinque giudici si chiuderanno in camera di consiglio. E, a questo punto, la sentenza potrebbe anche non arrivare oggi ma addirittura giovedì. Certo le parole del procuratore generale non autorizzano eccessive speranze. Antonio Mura ha spiegato che è «inverosimile l'ipotesi di una colossale truffa ai suoi danni», ha ribadito che «ci si è avvalsi di fatturazioni inesistenti, l'imposta evasa resta consistente» e ha sottolineato come «risulta coerente la conclusione della Corte d'Appello per cui solo coinvolgendo Berlusconi nella decisione si sarebbe potuto arrestare il sistema messo in atto». Il Pg ha bocciato anche i rilievi contenuti nel ricorso del leader del Pdl riguardanti il legittimo impedimento suo e dei suoi difensori a comparire in alcune udienze di merito del processo Mediaset e infine ha spiegato di non ritenere «possibile immaginare una posizione di nitidezza dei singoli protagonisti. Non è possibile che non soffrano di commistioni o di contaminazioni». E alla fine l’avvocato Franco Coppi ha risposto ironicamente alla domanda se fosse soddisfatto della richiesta di diminuire l’interdizione dai pubblici uffici da cinque a tre anni. «Mi sta prendendo in giro? Era un errore palese della sentenza. Il procuratore lo ha rilevato ed è stato rideterminato il conteggio». Oggi toccherà al collegio difensivo dimostrare che la sentenza di appello si basa su presupposti palesemente sbagliati. E infatti Coppi, Ghedini e Longo hanno ripetuto di puntare a un annullamento totale della sentenza. Intanto Berlusconi ieri è rimasto per tutta la giornata ad Arcore, in contatto con i suoi legali e sentendo al telefono solo qualche deputato, quelli della cerchia più ristretta. La linea resta sempre la stessa, quella di assoluto sostegno a Enrico Letta. Ho dato la mia parola, mi sono speso in prima persona, il Paese non può permettersi una crisi, ha ripetuto l'ex premier, convinto che se mai dovesse esserci un terremoto questo sarà da attribuire al Pd, che non reggerà la sentenza di eventuale condanna. Ma nel Pdl si vivono con tensione crescente queste ore. In ballo c’è la vita stessa del partito. Tutti pronti a schierarsi in blocco al fianco del leader, pronti a eseguire qualsiasi «ordine» venga impartito, compresi quelli che potrebbero portare alle estreme conseguenze, con una crisi al buio e un ritorno alle urne in extremis in autunno, forti dei sondaggi che danno il Pdl in crescita. In verità, nel partito, pur se solo a livello di ragionamento, non tutti considerano praticabile la strada della crisi di governo. Troppo alte e numerose le incognite in campo e c’è chi considera il trend positivo del Pdl strettamente legato al sostegno all'esecutivo: se lo facciamo cadere i nostri elettori ci seguiranno? è l'interrogativo di alcuni esponenti del Pdl. Per di più, viene spiegato, il Popolo della Libertà andrebbe al voto orfano del traino di Berlusconi che, tuttavia, non ha nessuna intenzione di farsi da parte, anche in caso di conferma della condanna. Lo dimostra l'accelerazione impressa sulla rinascita di Forza Italia, un progetto che potrebbe servire al Cavaliere per tenersi «le mani libere», separando i destini del governo dalla battaglia politica, anche personale, dell'ex premier. Ma per il momento, viene spiegato, dal Cavaliere non è arrivato alcun input, nessuna delle ipotesi di «reazione» sarebbe stata avallata, né la manifestazione davanti alla Camera, né il sit in davanti al Quirinale.

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