Ancora scontro tra la Lega Nord e il ministro dell’integrazione Cècile Kyenge. L’ennesimo affondo del Carroccio arriva dall’ex ministro alle Infrastrutture ed ex Guardasigilli Roberto Castelli, secondo cui la Kyenge è una «nullità politica». «Gli insulti sono sempre un errore, e lo dice un ex ministro che è stato molto insultato» ma riguardo al ministro Cecile Kyenge «sono un errore politico», sostiene Castelli. La Lega «sta dando troppa importanza - aggiunge - a questa persona». Una persona che «per me dal punto di vista politico è una totale nullità e sta diventando un personaggio di primaria grandezza solo per i continui attacchi un po’ scomposti». Castelli è convinto «che Maroni interverrà nella maniera giusta. Anzi, è già intervenuto combattendola sul piano delle idee». «Ricordo che tra l’altro la prima razzista è lei, perché si rifiutò di stringere la mano a un nostro consigliere di Milano. Siamo riusciti a trasformare una che ha fatto un vero atto razzista in una vittima», prosegue Castelli che ribadisce gli insulti «un errore politico. Io giudico - prosegue - il ministro Kyenge impreparato e con delle idee sbagliate. Ed è su questo piano che va combattuta». Quanto alle parole del deputato leghista Gianluca Bonanno rivolte ieri al partito di Sel, Castelli le derubrica a «scaramucce parlamentari». Contro la Kyenge si scaglia anche La Padania, secondo cui il ministro vuol costruirsi un alibi per evitare di partecipare alla Festa della Lega Nord di Milano Marittima (Cervia), cui è stata invitata sabato per un confronto con Luca Zaia. La Kyenge ieri aveva vincolato la sua partecipazione alla festa dei lumbard: andrà, ha fatto sapere, solo se Roberto Maroni chiederà a militanti ed esponenti del suo partito di cessare gli attacchi nei suoi confronti. Il segretario federale del Carroccio ha risposto che intende spiegare e confermare l’invito al ministro. In un editoriale pubblicato oggi, il direttore de La Padania Aurora Lussana esprime perplessità per l’atteggiamento dimostrato dal ministro per l’Integrazione che, lunedì sera a Cantù, non aveva polemizzato con i due consiglieri comunali del Carroccio usciti dall’aula durante il suo intervento («La libertà è sacra e ritengo che ognuno sia libero di poter scegliere di comportarsi», aveva commentato). Per poi attaccare la mattina dopo, a margine di una conferenza stampa a Roma: «Questi episodi da parte della Lega li considero ormai intollerabili: persone che hanno idee diverse si devono confrontare su queste idee e non con sceneggiate come quella di ieri al Consiglio comunale di Cantù». «Ma come ministra? - chiede Lussana - La sera, a Cantù difendi il libero arbitrio dei consiglieri leghisti che si oppongono all’omelia filo-immigrazionista, ma poi la mattina a Roma invochi per loro il bavaglio?». «Non sarà mica un alibi per sottrarsi al confronto con Zaia? Cantù è famosa per il merletto, i mobili e il basket... Ora mi sa anche per l’alibi della Kyenge». Flavio Tosi è invece convinto che Cécile Kyenge «finora abbia dimostrato una grande eleganza nel rispondere agli insulti ricevuti». Ma il vicesegretario federale della Lega Nord non ha gradito l’ultimo aut aut del ministro per l’Integrazione a Maroni. «Adesso il ministro vuole fare la vittima», replica Tosi he annuncia «provvedimenti disciplinari» nei confronti dell’assessore alla Sicurezza del Comune di Montagnana, Andrea Draghi, che ha condiviso sul suo profilo facebook una foto del ministro con la didascalia «Dino, dammi un Crodino» (riferimento al gorilla, protagonista della campagna pubblicitaria della bevanda). «Gli elettori della Lega condannano quegli insulti», sostiene Tosi che difende a spada tratta il suo segretario federale: Maroni «è stato chiarissimo, chiedergli di intervenire sui nostri militanti» come ha fatto il ministro «significa solo rigirare il coltello nella piaga». «La Lega ha migliaia di amministratori e decine di migliaia di iscritti e centinaia di migliaia di elttori - continua - tra questi, ci sono pochissimi che non hanno capito nulla, perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Purtroppo però fanno molto rumore». «E comunque l’altra sera a Cantù nessun leghista ha insultato il ministro: hanno solo protestato perché non li hanno fatti parlare», aggiunge Tosi, che sugli insulti spiega: «Gli stupidi si son fatti male da soli. Hanno portato acqua al mulino della Kyenge, l’han fatta diventare un’eroina. Noi vogliamo solo un confronto serio e civile sui temi dell’immigrazione». Il Pdl intanto si smarca. «Francamente - dice Fabrizio Cicchitto - c’è da vergognarsi di un Paese nel quale una persona di colore diventata ministra viene costantemente insultata. Tutto ciò stravolge i termini di un dibattito politico sul tema delle cittadinanza, che dovrebbe essere civile e corretto. Infatti, a nostro avviso, il dibattito su ius sanguinis e ius soli è tutto da fare e la giusta indignazione per il razzismo becero non può comportare come sanatoria soluzioni che per un verso richiedono un approfondimento in molteplici direzioni e che dall’altro suggeriscono che questa non è la fase più opportuna per inoltrarsi nel breve periodo in definizioni legislative cosi complesse e impegnative».
Castelli: Cécile Kyenge è una nullità politica
L’ex Guardasigilli critica le offese al ministro: «Sono un errore politico, sta diventanto un personaggio solo per i continui attacchi». La Padania: la responsabile dell’Integrazione cerca solo un alibi per non venire alla Festa della Lega sabato a Milano Marittima
