Enrico Letta è oggi il migliore dei presidenti del Consiglio possibili e magari potrà esserlo anche in futuro. Ha moltissimi pregi ma, essendo già numerosi i suoi estimatori, non vale qui la pena elencare l'elenco delle apprezzate virtù. Meglio piuttosto segnalare quello può essere considerato un difetto, o un limite: la sua tendenza al politicamente corretto, all'euroretorica degli anni '90 che pure resta ancora in voga. Ieri il presidente del Consiglio, è tornato - da Atene (sic!) - a parlare di un grande e non meglio precisato piano di privatizzazioni. È stata solo una battuta ma, sia detto con franchezza pari alla stima, non è sembrata una uscita felicissima. E non perchè il tema vada affrontato e discusso prima nelle sede istituzionali italiane e solo poi nei contesti internazionali (Ue e G20). La questione attiene alle scelte politiche strategiche di medio e lungo termine e deve fare riferimento alle esperienze, sia positive che negative, maturate dal '92 sin qui. Negli ultimi anni la necessità di portare fuori dal perimetro dello Stato alcune attività economiche pubbliche ha consentito la trasformazione e l'irrobustimento di quello che oggi è uno dei principali pilastri per la crescita italiana: Cassa Depositi e Prestiti. È stata forse l'intuizione migliore dell'ex ministro colbertista Tremonti, fino ad un paio di anni fa acclamato da destra e sinistra. Grazie ad un presidente dalla solida cultura di uno statalismo efficiente ma forte come quello francese, la Cdp è divenuta un soggetto molto diverso ma anche molto più rilevante dell'Iri. Franco Bassanini, con l'ad Gorno Tempini, è oggi alla guida di un polo molto articolato di partecipazioni che rappresenta un pezzo decisivo dell'economia italiana, una sorta di fondo sovrano con la bandiera tricolore. Oggi nelle mani dello Stato, oltre a Poste, Ferrovie e Rai, sono rimasti gli ultimi pezzi pregiati: Eni, Enel e Finmeccanica. Queste tre realtà sono non solo strategiche ma persino essenziali per il nostro sviluppo economico. Autentici gioielli come Ansaldo Sts e, soprattutto, Saipem fanno gola a tanti competitor stranieri. Ha senso cederli ora? La valutazione, com'è giusto, spetta al governo e anche ai manager delle imprese (che hanno pure azionisti privati e sono quotate). Non si può però non rilevare che, al netto delle singole specificità, i campioni nazionali italiani oggi avrebbero necessità di un più forte e convinto sostegno dello Stato, sia in termini finanziari che di prospettiva industriale e alleanza internazionale. Una loro liquidazione - oltre a non facilmente superabili ostacoli rispetto ai principi, fissati dalla legge, di sicurezza nazionale - farebbe entrare nelle casse dell'erario pochi denari rispetto quelli che servirebbero per un robusto taglio del debito pubblico ma pregiudicherebbe non poco il nostro Pil. Certo, c’è una miriade di utilities degli enti locali o piccole/grandi società di ministeri ed enti pubblici. Qui avrebbe senso intervenire senza illudersi però di trarre miracolosi benefici nel breve periodo. Insomma, non ci sono grandi e salvifici piani da proporre ai mercati o ai cittadini (entrambi scettici e poco fiduciosi): c'è invece tanto lavoro da fare. Enrico Letta e la sua squadra (dal sottosegretario Patroni Griffi al ministro Zanonato, da D'Alia alla Bonino, dalla Lorenzin a Calenda) hanno tutte le qualità per riuscire. L'obiettivo non può essere la vendita degli asset ma l'attrazione di investimenti. Il premier ha costituito una task force ("Destinazione Italia") formata da tre giovani di valore. Aspettiamo i loro consigli. Sappiamo di certo che l'Italia deve poter essere molto più business friendly e capace di dare valore alle sue risorse. Si tratta di una strategia che trova peraltro un conforto autorevole nella linea espressa dal ministro dell'Economia Saccomanni. In Europa tutti i Paesi gareggiano con i propri "campioni nazionali" includendo anche quelli di capitale privato. Noi non possiamo permetterci il lusso di auto-menomarci nella competizione. Il patriottismo in economia non deve essere considerato come un concetto alternativo all'idea di Unione Europea. Eurorealisti è meglio di euroretorici: mettiamo da parte le privatizzazioni e concentriamoci sulla politica industriale e sugli strumenti finanziari (vedi Cdp ma non solo) che l'Italia ha dimostrato di saper ben utilizzare. I risultati non saranno immediati ma di sicuro saranno a somma positiva. D'altra parte, nonostante gli spasmi del Pd e le preoccupazioni del Pdl per le sorti giudiziarie di Berlusconi, la sfida del governo è tutta sull'economia. Se Enrico Letta saprà scommettere sull'Italia, il Paese potrebbe premiare lui e la sua strana maggioranza. Si accettano scommesse. * www.formiche.net
La trappola delle privatizzazioni
di Paolo Messa - Enrico Letta è oggi il migliore dei presidenti del Consiglio possibili e magari potrà esserlo anche in futuro. Ha moltissimi pregi ma, essendo già numerosi i suoi estimatori, non...