Politica

L’assassinio di Brahmi accende la miccia anche in Tunisia

Anche in Tunisia si accende la miccia della protesta. Più di 30mila persone sono scese ieri in piazza per partecipare ai funerali di Mohamed Brahmi, il deputato dell’opposizione della sinistra...

Anche in Tunisia si accende la miccia della protesta. Più di 30mila persone sono scese ieri in piazza per partecipare ai funerali di Mohamed Brahmi, il deputato dell’opposizione della sinistra tunisina assassinato venerdì a Tunisi. È il secondo omicidio «eccellente», probabilmente di matrice politica che si verifica nello Stato nordafricano. A febbraio, sempre nella Capitale, è stato ucciso Chokri Belaid, leader dell’opposizione laica. Il corpo di Brahmi, non a caso, dopo essere stato fatto sfilare su un carro militare avvolto in una bandiera nazionale, è stato sepolto nel cimitero di El Jellaz, accanto alla tomba di Belaid. Dopo i funerali la folla si è diretta verso la sede dell’Assemblea nazionale costituente (Anc), per chiederne lo scogliemento. Per sedare gli animi e disperdere i manifestanti sempre più inferociti è dovuta intervenire la polizia, che ha lanciato gas lacrimogeni sui dimostranti, tra cui esponenti di vari partiti politici e del principale sindacato tunisino, l’Ugtt (Unione generale dei lavoratori tunisini), uniti in un unico slogan: «Abbasso il partito della Fratellanza». I coro della folla erano rivolti al partito Ennahda, affiliato locale del gruppo islamista. A niente sono servite le parole, dopo la tumulazione di Brahmi, del ministro dell’Interno Lotfi Ben Jeddou, che ha dichiarato che a ucciderlo è stato Boubakr Hakim, 30enne trafficante di armi nato in Francia e noto per le sue simpatie jihadiste, già responsabile dell’uccisione di Chokri Belaid. L’arma usata in entrambi gli attacchi, ha aggiunto il ministro, è una pistola automatica 9mm. E dall’Italia giunge la condanna della cognata di Mohamed Brahmi, Laura Rubagotti, residente a Trento: «Mohamed è morto per il Paese, non è stato un delitto per questioni personali. È stato un omicidio preparato». Laura è moglie di Saadi Brahmi, 52 anni, titolare di una ditta di autotrasporti che vive a Trento da 22 anni. Ed è sempre lei a sottolineare come la situazione in Tunisia sia ad alta tensione. A sostegno della piazza è arrivato anche l’abbraccio dell’Iran. «L’attacco - ha detto il portavoce del ministro degli Esteri, Abbas Araqchi, da Teheran - rappresenta un disperato tentativo di portare in una fase di stallo la rivoluzione». Secondo Araqchi, «l’unico modo per superare l’attuale fase è preservare l’unità nazionale e lottare per sradicare il terrorismo in Tunisia». Ieri sera sei partiti dell’opposizione tunisina hanno annunciato il ritiro dall’Assemblea nazionale.

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