Tutto rinviato. Per cercare di ricomporre almeno in parte la spaccatura – sempre più profonda – tra Guglielmo Epifani e Matteo Renzi. La direzione del Partito Democratico ieri si è conclusa senza il voto sulle proposte del segretario e ha rinviato tutte le decisioni alla prossima settimana, probabilmente dopo il 30 luglio. La divisione vede da una parte il segretario che ha in testa l’idea di separare la carica di segretario da quella di candidato premier – per salvaguardare la possibilità che Enrico Letta si possa ripresentare candidato a Palazzo Chigi alle prossime elezioni – dall’altro gli uomini del sindaco di Firenze, contrari a cambiare le regole del partito che metterebbero di fatto Matteo Renzi sul binario morto di una segreteria del partito fine a se stessa e alla quale neppure aspira. Ma lo scontro è anche sulle primarie, che i renziani chiedono siano il più possibile aperte e che invece Epifani, Bersani e Franceschini vorrebbero limitare agli iscritti o al massimo a chi dichiara di votare per il centrosinistra. Anche se in serata, alla Festa dell’Unità di Roma, Epifani corregge il tiro. Infine il congresso: si farà, ha proposto il leader del Pd, entro la fine di novembre. E se ieri Matteo Renzi, pur partecipando alla direzione, ha mantenuto fede alla promessa di non parlare, sono state le dichiarazioni dei suoi uomini a far capire quanto sia alta la tensione tra i Democratici. Andrea Marcucci, senatore renziano, fotografa meglio di tutti l’umore del suo gruppo: «Con le regole ipotizzate da Epifani, il prossimo segretario del Pd sarà Tafazzi. Riservare le primarie ai soli iscritti significa praticare una eutanasia di gruppo. Tanto per cambiare vogliono cambiare lo statuto per fermare Matteo Renzi, non si rendono conto che questa volta fanno proprio fallire la ditta». E altrettanto amaro è il commento di Goffredo Bettini: «Dalla Direzione emerge una idea di chiusura della partecipazione mentre c’è un impellente bisogno di aprirsi alla società italiana». A chiedere di «dare a tutti la possibilità di votare il leader Pd» anche il sindaco di Roma Ignazio Marino. E sulla stessa linea si è schierato anche Gianni Cuperlo, uno dei candidati proprio alla segreteria del Pd: «Il congresso sia aperto, inclusivo con una platea delle primarie come quella attuale», ovvero aperta a tutti, spiega ricevendo l’applauso anche di Matteo Renzi. Ma è il «blocco» che fa capo a Epifani, Franceschini e Bersani a chiudere a questa proposta: «Il concetto è semplice – commenta l’ex segretario dei Democratici – tutte le primarie sono aperte, ciascuno secondo la propria logica. Le primarie per il premier saranno aperte a chi si dichiara elettore del centrosinistra. Le primarie per il segretario devono essere aperte a chi aderisce al Pd». Poco prima era stato proprio il segretario Guglielmo Epifani a esporre le sue linee guida per il partito. Innanzitutto sul segretario: «Serve una figura che sia rivolta prevalentemente all’impegno sul partito», facendo così capire che deve essere superata la regola che lo fa coincidere con il candidato premier. Mentre sulle primarie la preferenza va a quelle «di coalizione» per scegliere l’uomo da far correre per palazzo Chigi. Infine il congresso: «Il tempo è ora. Nessun rinvio – ha spiegato – il congresso si farà entro novembre e il 14 settembre ci sarà l'assemblea nazionale». D’accordo sulla separazione tra segretario e candidato a palazzo Chigi anche Enrico Letta, pur se con una posizione più sfumata. Il premier ha assistito alla direzione seduto in quarta fila poi, quando ha iniziato il suo intervento, ha subito invitato il partito a spronare l’esecutivo con proposte: «Abbiamo bisogno di un Pd molto esigente nei confronti del governo. C’è bisogno di un’asticella alta e di un partito esigente». Sulla figura del segretario Letta si è schierato sulla linea di Epifani: «È necessario che ci sia un Pd con un segretario che faccia il segretario del partito, che lavori a preparare un Pd che quando ci saranno le nuove condizioni sia pronto a competere e vincere». Il richiamo finale è a non dividersi: «Serve un partito non un gruppo misto – ha scandito – uniti non ci batte nessuno». Ma è proprio quell’unità che oggi manca al Pd.
Pd nel caos, Epifani rinvia il voto su primarie e regole
Direzione Letta fa capire di approvare l’idea di separare segretario e candidato premier. Renziani furiosi. Congresso entro novembre
